Abbiamo scelto di parlare di Red Humana, l’ultimo progetto di Naguel Rivero, per l’impatto e la delicatezza con cui esplora le dinamiche sociali dell’Argentina. Questo lavoro nasce da una riflessione profonda su come la collettività possa intraprendere un percorso di unione e comunione, soprattutto in un momento storico in cui la società argentina si trova in una fase di estrema sensibilità, tra post-pandemia e instabilità politica ed economica. Attraverso le sue fotografie, Rivero racconta un’esperienza che si può definire di docu-fiction nata a Cordoba, la sua città d’origine, in cui ha vissuto fino ai diciotto anni, esplorando le sfumature di una rete umana che abbraccia le persone comuni e le invita a una connessione autentica.

Red Humana è composta da un gruppo eterogeneo di undici persone, dai 20 ai 70 anni, che si legano in una rete sperimentale e spontanea senza alcun legame preesistente. Il gruppo include quattro performer del panorama artistico di Cordoba, noti per il loro uso espressivo del corpo e per la loro esplorazione del movimento e del contatto. Gli altri sette membri, invece, sono individui comuni, persone incontrate per strada, senza alcuna esperienza artistica o performativa, provenienti da diverse classi sociali e professioni. È proprio l’unione di queste diversità che crea un’armonia sorprendente, sfidando le barriere sociali e dando vita a una coreografia fluida basata sull’ascolto e sull’empatia.

Il lavoro di Rivero si distingue quindi per un approccio documentaristico puro: utilizza la fotografia analogica e una tecnica di slow cinema per riprendere in tempo reale come i corpi interagiscono, senza imposizioni né direttive. Il suo sguardo, più che da regista, è quello di un osservatore, catturando la spontaneità e la sincerità del momento. Queste immagini non sono semplicemente estetiche; rappresentano un’esperienza di connessione sincera tra persone diverse e, in un certo senso, tra l’artista e il paese in cui è cresciuto.

Red Humana di Naguel Rivero non è solo un progetto fotografico ma una dichiarazione di solidarietà, di costruzione di fiducia e di riscoperta del tessuto sociale attraverso un’esperienza intima e partecipativa.

