Photography Natalie Christensen e la calma inquietante delle piscine
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Natalie Christensen e la calma inquietante delle piscine

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Giulia Guido

C’è qualcosa nelle piscine che ci attira irrimediabilmente. È complicato capire cosa in particolare, forse è l’azzurro intenso delle piastrelle, forse è la calma piatta della superficie, forse è l’acqua sempre più fredda di quello che pensiamo. Ma dietro a questa patina di perfezione si nascondono anche lati meno magici e che fanno quasi paura. La fotografa Natalie Christensen racconta proprio questa doppia personalità delle piscine nella sua serie “Last night I dreamt I knew how to swim”. 

La passione per la fotografia ha trovato Natalie Christensen quasi per caso, quando faceva la psicoterapeuta e si è dovuta trasferire dal Kentucky al New Mexico. Qui è stata immediatamente colpita dalla luce diversa, calda e avvolgente, che giocava con i colori e le forme degli edifici, creando affascinanti contrasti tra luci e ombre. Così ha iniziato a fotografare, lasciandosi catturare dalle strutture, dalle architetture e dalle piscine.  

Queste ultime, in particolare, sono legate a esperienze personali di Natalie Christensen che, presentando le foto, racconta il suo primo incontro con una piscina, cadendoci dentro senza saper nuotare, ma anche di come con il tempo, seguendo gli spostamenti del padre, le piscine hanno iniziato a rappresentare gli andamenti degli affari del padre. 

Le immagini di “Last night I dreamt I knew how to swim” ci mostrano esattamente quello che Natalie racconta, ovvero che questi luoghi sono certamente affascinanti, seducenti ed esteticamente bellissimi, ma che a volte la loro perfetta superficie piatta nasconde i cambiamenti pronti a stravolgere la vita. 

C’era un conforto nella quiete delle loro acque, anche se era una calma di cui non ci si poteva fidare.

Per scoprire tutti i lavori di Natalie Christensen visita il suo sito e il suo profilo Instagram

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Scritto da Giulia Guido

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