I rifiuti in marmo di Nazareno Biondo

I rifiuti in marmo di Nazareno Biondo

Chiara Sabella · 4 giorni fa · Art

Viviamo in un tempo in cui è difficile immaginare il “per sempre”. Cresciamo cambiando continuamente telefoni, macchine, persino città. Siamo abituati a contratti e rapporti temporanei, in una sorta di cultura dell’abbandono che ci porta a scartare o buttare oggetti senza pensare alle conseguenze o al futuro che questi rifiuti avranno. È una lezione che stiamo imparando a nostre spese quando riguarda l’ambiente, e artisti come Nazareno Biondo stanno provando a rendere tangibile questa idea di immobilità dei rifiuti, rispetto al ciclo continuo e vorticoso della natura.

I suoi progetti partono dai simboli della filosofia usa e getta: una sigaretta spenta, tappi di bottiglie e packaging che possiamo trovare sul marciapiede di qualsiasi area urbana. Nel suo laboratorio i rifiuti di una società frettolosa diventano opere eterne. Come sculture antiche, i soggetti scelti sono testimonianze senza tempo di un pensiero e di un vivere contemporaneo. Rappresentati con un iperrealismo critico, pacchetti di cartine, condom e linguette di lattine vengono nobilitati e si impongono allo spettatore in tutta la loro ironia. 

Abbiamo a che fare tutti i giorni con rifiuti del genere, ma è come se vedessimo questi oggetti per la prima volta. Ogni minuzioso dettaglio emerge dai blocchi di Marmo di Carrara che l’artista riutilizza: Nulla nel mio lavoro, come nel mondo in cui viviamo, dovrebbe esser sprecato”. Guardandoli sentiamo una strana vicinanza e connessione, capita anche a noi di sentirci usati per precisi scopi, per poi essere abbandonati senza motivo. Le opere di Nazareno Biondo scendono a un livello più profondo, gli scarti del quotidiano diventano metafore di un sentimento collettivo. Si tratta di una decisa presa di posizione contro il costume della cultura di massa, una protesta silenziosa e densa di significato. 

I rifiuti in marmo di Nazareno Biondo
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16 nuovi murales per Taranto grazie a T.R.U.St.

16 nuovi murales per Taranto grazie a T.R.U.St.

Giulia Guido · 3 giorni fa · Art

Belin, Slim Safont, Jorit, Helen Bur, 3ttman, Marta Lapeña, Elisa Capdevila, Lidia Cao, Tony Gallo, Attorrep, Mr. Blob, Stereal, Psiko, Nico Skolp, Carlitops e Kraser, sono loro gli autori delle nuove opere che nelle ultime settimane sono state realizzate in diversi quartieri e zone di Taranto
Questi artisti nazionali e internazionali hanno risposto alla chiamata di T.R.U.St., il progetto che, arrivato alla sua seconda edizione, quest’anno ha regalato ben 16 nuove opere di urban art non solo alla città, ma all’intera comunità. 

Attraverso i nuovi muri i quartieri di Salinella, Tramontone, Paolo VI, il Sottopassaggio Via Ancona e Isola Madre e il centro della città hanno preso nuova vita, trasformando le strade in un museo a cielo aperto. 

T.R.U.St.

Da oggi, grazie a T.R.U.St., Taranto non solo ha da offrire un tour di murales invidiabile da qualsiasi altra città, ma può essere considerata tra le capitali europee della street-art. 

A curare la direziona artistica dell’intero progetto Giacomo Marinaro del collettivo Rublanum, figura di riferimento in questo ambito, avendo già organizzato la rassegna itinerante Gulìa Urbana che quest’estate ha portato la street art in diversi borghi calabresi. 

Scoprite qui sotto tutte le opere della seconda edizione di T.R.U.St.

3ttman
T.R.U.St.
Belin e 3ttman
T.R.U.St.
Belin
T.R.U.St.
Belin
T.R.U.St.
Attorrep
T.R.U.St.
Elisa Capdevila
T.R.U.St.
Lidia Cao
T.R.U.St.
Helen Bur
T.R.U.St.
Helen Bur
T.R.U.St.
Jorit
Marta Lapeña
Mr. Blob
Nico Skolp
Psiko
Slim Safont
Slim Safont
Stereal
Tony Gallo
16 nuovi murales per Taranto grazie a T.R.U.St.
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16 nuovi murales per Taranto grazie a T.R.U.St.
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Phil Hansen e l’arte come processo

Phil Hansen e l’arte come processo

Chiara Sabella · 6 minuti fa · Art

Quando ci troviamo davanti a un’opera fuori dal comune, spesso immaginiamo un mondo in cui l’artista crea fuori da ogni schema. Ironicamente, nell’universo creativo accade spesso che le idee più geniali nascano invece da limitazioni. Ce lo dimostra la carriera artistica di Phil Hansen che, ancora prima di iniziare, subisce una battuta d’arresto a causa di un tremore alle mani che gli impedisce il tratto fermo. La tecnica puntinista diventa sempre più faticosa e per Phil Hansen ha inizio un circolo vizioso che lo porta ad aggravare la situazione e abbandonare per anni il suo sogno. 
“Embrace the shake”. Cambia con queste parole la vita dell’artista, che smette di guardare oltre per iniziare a vedere attraverso le sue capacità. Ha inizio per l’artista una nuova stagione di ricerca, senza imposizioni, la mano viene lasciata libera sul foglio e l’espressività che ne deriva si fa più intima e originale. La tecnica diventa pura frammentazione dell’immagine, una scala e dei materiali più grandi aggirano il tremore e Phil Hansen sviluppa quello che oggi è il suo stile, per un approccio creativo a 360°.

Nelle opere viene impiegato tutto il corpo, i piedi sulla tela sostituiscono il pennello e Bruce Lee viene ritratto a colpi di karate. Svincolando l’arte da qualsiasi supporto, le opere diventano libere, come le strutture in 3D in cui una fiamma ossidrica ci svela il soggetto, o i quadri che l’artista disegna sul suo petto. Sperimentazione ed emotività sono le parole chiave di un lavoro che oltrepassa il concetto di artista, coinvolgendo il pubblico nell’opera, e poi quello di arte stessa, come nel progetto Good bye Art. Per un anno Phil Hansen si impegna a pensare, creare e distruggere 23 opere per raggiungere la pura libertà espressiva. “Mentre distruggevo ogni progetto imparavo a lasciar perdere i risultati, i fallimenti, le imperfezioni”, con questo approccio l’artista impiega materiali temporanei come vino congelato, hamburger, gessetti, fiammiferi e candele da bruciare, per produrre un’arte che trova nella sua esistenza limitata la sua ragione d’essere.
Record e performance uniche, come il ritratto da brivido di Edgar Allan Poe, vengono oggi seguite da follower affezionati, a dimostrazione che “dobbiamo avere delle limitazioni per poterle superare”. È questa la nuova filosofia del creativo che vede l’arte come un processo in corso, svincolato da aspettative e risultati.  

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I pattern di Noodles di John Blond

I pattern di Noodles di John Blond

Giulia Guido · 4 giorni fa · Art

Ogni artista, consciamente o inconsciamente, vorrebbe che le sue opere fossero riconoscibili senza bisogno di una firma o una targhetta di accompagnamento. Per riuscire a raggiungere questo livello, o questo obiettivo, bisogna avere un’idea chiara e vincente. È quella che ha avuto John Blond, visual artist e designer catanese conosciuto per i suoi pattern chiamati “Noodles”

John Blond ha cominciato facendo graffiti all’età di dodici anni, utilizzando le bombolette spray vendute dalla tabaccheria della madre. Con gli anni ha messo a punto questi pattern formati da linee nere e bold su sfondi monocolore dai toni brillanti e accesi.

SI tratta di pattern semplici, con una forte identità visiva, facilmente riconoscibili, ma soprattutto che si adattano a diverse superfici e mezzi. Proprio per questo motivo possiamo trovare i suoi “Noodles” declinati in murale interni ed esterni, in tele, come motivo decorativo per bottiglie, vasi, teiere, tessuti e tanto altro. Alcuni dei suoi prodotti fanno parte della linea “Noodles by John Blond” in vendita sul suo sito

Oltre allo sviluppo dei suoi progetti personali, attualmente lavora come designer per lo studio di design e sviluppo web The Wave e ha anche co-fondato la rivista indipendente che parla di street art e street culture Graffgo Magazine. Il prossimo weekend, sabato 16 ottobre, Graffgo presenterà ufficialmente al pubblico il nuovo numero intitolato “A new chapter of our life” con un incontro dal vivo ospitato all’interno dello streetwear shop catanese Mewa Store di via Mariosangiorgi 59. 

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AppARTEngo Festival annuncia novità per il 2022

AppARTEngo Festival annuncia novità per il 2022

Tommaso Berra · 5 giorni fa · Art

Si è chiusa la quinta edizione di AppARTEngo Festival, appuntamento di arte pubblica a Stigliano, in provincia di Matera.
Durante questi tre mesi (iniziato il 20 giugno), il festival ha ospitato artisti contemporanei e internazionali. Le iniziative pensate dal direttore artistico Alessandro Suzzi non hanno avuto un ruolo passivo e autocelebrativo, piuttosto si è creata una sinergia con i creativi e con il territorio che dal 2017 ospita AppARTEngo Festival.

“Con i piedi qui, con la testa nel mondo” questo il claim del festival, e uno sguardo al mondo significa uno sguardo a un futuro condiviso. Per questo le succursali del festival 2021 in al di fuori di Stigliano(nei comuni di Gorgoglione, Rotondella, Montalbano Jonico e a Sicignano degli Alburni) sono un’anticipazione dell’edizione 2022. L’obiettivo è infatti quello di creare un’esibizione itinerante di progetti artistici pubblici, che coinvolgano piccole comunità e borghi in Italia.
Visto il successo dell’edizione 2021, la chiamata a partecipare al nuovo Appartengo R-Evolution partirà già il 14 ottobre 2021, momento in cui inizierà la selezione di un solo comune per regione. L’obiettivo rimane quello di proteggere le piccole comunità dallo spopolamento, coinvolgendo artisti che si leghino intimamente e fisicamente a territori sinceri e generosi.

Visita il sito di AppARTEngo festival per scoprire tutte le opere realizzate nell’edizione 2021.

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