È difficile persino immaginarlo come sia vivere in uno dei territori più inospitali della terra, ricoperto tutto l’anno da neve con temperature che nei mesi più freddi scendono sotto i -50°. In queste condizioni vivono i Nenets, in quella lingua di terra siberiana chiamata penisola di Yamal, abitata da greggi di animali che determinano le migrazioni di interi villaggi.
I Nenets sono una popolazione nomade devota al proprio bestiame, unica forte di ricchezza e sopravvivenza per intere famiglie. Il loro legame con la natura è spirituale e gli sciamani svolgono un ruolo importante nei villaggi, collegando gli umani con le forze più oscure e misteriose.

La serie Shades of White di Nicola Ducati è un racconto di una convivenza di dieci giorni con i Nenets, immergendosi nella loro cultura e provando a decifrare i gesti e un linguaggio minimale che descrive la natura in base alle sensazioni che suscita. Ci sono dieci parole differenti solo per descrivere il bianco in tutte le sue sfumature, e viene facile pensare che sia normale, visto che il bianco nello Yamal circonda tutto l’orizzonte visivo, con significati e consistenze infinite.
Nelle tende le pelle animali scaldano dal freddo, mentre cani samoiedo in un angolo rosicchiano le ultime lische di un pesce.
Uno dei pochi segni dell’intervento umano meccanico è la ferrovia lenta e silenziosa che porta rifornimenti e soccorsi, vista dai Nenets come mezzo attraverso il quale scambiare prodotti. Il transito del treno non lascia tracce nella neve, le rotaie scompaiono e rimane nel paesaggio solo la nuvola di vapore.
Le fotografie mostrano una minoranza che sta conservando un modo di vivere primordiale, adattando il loro stile di vita, mandando i più giovani a frequentare università per aumentare le possibilità di sopravvivere a un sistema economico insostenibile che sta sfidando anche le più fredde tempeste artiche.






