Fa specie che uno dei brand che da anni lotta per l’ecosostenibilità, l’ecologia, la tracciabilità, il rispetto dei diritti umani, l’equità sociale e che cerca di essere un’azienda responsabile in ogni aspetto della sua produzione, dichiari apertamente attraverso un post sul proprio profilo Instagram pubblicato poche ore fa di “non essere un brand ecosostenibile” e “di non esserci nemmeno vicino”.
È di un mese fa la notizia che Noah, il brand americano fondato da Brendon Babenzien nel 2015, ha prodotto una serie di long sleeve in sostegno dell’Australia devastata da una serie di incendi che hanno messo in ginocchio gran parte del continente e distrutto 8 milioni di ettari del territorio oltre ad aver messo in pericolo la vita di migliaia e migliaia di donne, uomini e animali.
Quello della sostenibilità è un tema centrale nel mondo del fashion, il problema è che per adesso è non più di una chimera; un concetto nobile, serio e vitale ma che comporta un ripensamento generale dell’economia e del suo funzionamento. Siamo lontani dal raggiungimento di un ideale goal della questione a dircelo è un brand che ogni giorno da 5 anni lavora senza sosta e sotto tutti punti di vista concentrando le proprie energie nel creare una cultura fatta di rispetto nei confronti del pianeta e di tutti gli esseri viventi che lo abitano.
Testo di Andrea Tuzio
