Style Lo stile di Picasso è la storia di un’amicizia
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Lo stile di Picasso è la storia di un’amicizia

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Andrea Tuzio

Quando si parla o si scrive di Pablo Picasso oggi è necessario fare una breve ma dovuta premessa. 
Il pittore, scultore e litografo spagnolo è stato senza nessun dubbio un genio senza eguali, unico, straordinario e allo stesso tempo anche turbato, irrequieto, oscuro, problematico e, a quanto pare, anche feroce e crudele.

Qui non affronterò il tema personale legato alla vita di Picasso né quello prettamente artistico, qui proverò ad analizzare il suo stile personale, quello legato all’effimero per eccellenza, alla moda.

Nel 2023 si commemorano i 50 anni dalla scomparsa di Pablo Picasso e, vista la sua enorme influenza anche sull’estetica degli artisti nell’immaginario collettivo – da Picasso in poi se si voleva raffigurare un artista ci si basava proprio sul look del pittore originario di Malaga – ho deciso di fare un piccolo viaggio “nell’armadio” di Pablo Picasso.

Un archetipo di stile con pochi eguali, Pablo Picasso ha segnato un marker estetico che ancora oggi viene propinato in moltissimi contesti.

Quello che dalle innumerevoli foto che ritraggono l’artista viene fuori a un primo sguardo distratto, è un look apparentemente sciatto, improvvisato, disattento ma la verità ci dice esattamente il contrario!

Per 16 anni Picasso si è affidato alle sapienti mani del suo stilista personale nonché uno dei suoi amici più intimi, il sarto Michele Sapone. Originario di Bellona, provincia di Caserta, Michele nacque nel 1912 e si dimostrò subito molto volenteroso da un punto di vista lavorativo. 

Prima muratore, poi maniscalco e infine sarto già a 20 anni nella sartoria di mastro Carluccio, Carlo della Cioppa, nella sua città natale. La voglia di lasciare il sud Italia era forte e, dopo essere stato a Torino dove grazie all’intensa vita sociale, politica e culturale, ebbe l’opportunità di far conoscere le sue abilità da sarto. Per via della guerra si spostò a Spalato, dove conobbe la partigiana Slavka, che diventerà la sua compagna per tutta la vita e con la quale avrà due figlie.

Una volta trasferitosi a Nizza nel dopoguerra, dove lavorava come maitre coupeur da Seelio Tailleur-Chemisier, conobbe per puro caso Pablo Picasso – grazie al comune amico e poeta André Verdet – che viveva a Cannes, nella sua famosa villa chiamata “La Californie”. 

Quell’incontro divenne l’inizio di una collaborazione e di un’intima amicizia lunga 16 anni, durante la quale Michele Sapone diventò a tutti gli effetti “il sarto di Picasso”. 

Quell’artigiano dei tessuti originario della provincia di Caserta non si limitava a “vestire” Picasso, bensì creava e cuciva gli abiti a lui destinati cercando di catturarne tutte le complesse e indefinite sfaccettature del difficilissimo carattere. 

Siamo all’inizio degli anni ’50 ed entrambi i protagonisti di questa storia sono pervasi da una fortissima energia creativa. Sapone era ossessionato dall’idea di “pensare a cosa inventare per l’uomo che aveva inventato tutto”.

Il primo lavoro che Michele realizzò per Picasso fu un pantalone “alla Courbet” che l’artista amò sin dal primo momento e che diventò il primo tassello di un connubio che portò Sapone a creare almeno 200 pantaloni, un centinaio di giacche e decine di cappotti di ogni forma e tessuto, ma sempre di una qualità altissima. 

Pablo Picasso amava le righe, indelebili dalla memoria di ognuno di noi le magliette mariniére che indossava spessissimo, così come i pantaloncini corti e le espadrillas, il suo orologio con cinturino marrone in pelle, le sue maglie larghe, con bottoni o senza , i pantaloni larghi, i maglioni a V, i cappelli a tesa larga e le giacche più corte del rispetto ai canoni dell’epoca – con questo espediente provava a “nascondere” la sua altezza, Picasso era alto 1 metro e 63 centimetri.

Chiudo con una chicca: il 25 ottobre del 1956, il giorno del 75esimo compleanno di Picasso, Sapone regalò all’artista una giacca nuova che Picasso indosserà subito dicendo che la terrà su tutto il giorno, quella giacca la adorò immediatamente: in velluto marrone e nero a coste orizzontali con un colletto senza risvolto, con un’apertura sul petto ma senza bottoni. Sapone la chiamò “giacca alla Mao” ma in realtà il sarto si rifece a una giacca da lavoro che i contadini di Bellona indossavano durante il lavoro. 

Una storia, quella dello stile di Pablo Picasso, che parla di creatività, di arte e di artigianato e allo stesso tempo di un’amicizia che segnerà per sempre le vite dei protagonisti. 

Credits: Il sarto di Picasso di Luca Masia (SilvanaEditoriale)

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Scritto da Andrea Tuzio
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