A inaugurare “PhotoDesk”, la rubrica di Collater.al che vi porta alla scoperta dei Festival di fotografia, raccontandone le origini, le caratteristiche e gli obiettivi, è il Fotografia Calabria Festival, il primo festival diffuso in Calabria e ha fatto il suo debutto nel 2022. Da allora, il bellissimo borgo di San Lucido, affacciato sul mare, è diventato un vero e proprio palcoscenico all’aperto per la fotografia. Da quattro anni, il festival porta con sé mostre, eventi, incontri stimolanti e workshop tenuti da autori della fotografia, sia italiani che internazionali.
L’idea dietro il Fotografia Calabria Festival è precisa: arricchire il panorama culturale sia a livello nazionale che regionale con una proposta artistica che, grazie alla forza comunicativa della fotografia, possa non solo informare ed emozionare, ma anche educare e portare alla riflessione su temi attuali e universali. Il Festival è anche un’ottima occasione per dare spazio ai giovani fotografi, creando collaborazioni significative con enti culturali e residenze artistiche per supportarli nel loro percorso creativo.
Ed è proprio di queste opportunità che abbiamo chiacchierato con Anna Catalano, direttrice artistica del Fotografia Calabria Festival.
Il Fotografia Calabria Festival nasce in un territorio spesso raccontato dall’esterno anche in maniera stereotipata. Voi, invece, lo considerate come un luogo da cui far partire nuove narrazioni, quasi una materia viva di confronto, una voce con cui gli autori devono misurarsi. La Calabria diventa così punto di partenza per una riflessione che diventa universale e in cui tutti possono riconoscersi. Qual è l’idea di Calabria che guida il vostro lavoro curatoriale e che continua a orientare il festival anno dopo anno?
Fotografia Calabria Festival non rincorre un’immagine artificiosa della Calabria, patinata, troppo perfetta per essere vera. Al contrario vuole veicolare l’idea di una Calabria che non ha paura di mettersi a nudo, di mostrarsi e accettarsi per quella che è ora: selvaggia, fragile, troppo poco consapevole della propria bellezza, della propria forza, ancora piena di contraddizioni, di storture, un po’ ruvida per paura di essere tradita di nuovo, ma sempre ospitale, generosa. Ecco, se dovessi scegliere una sola parola, sarebbe “autenticità”, questa è l’idea che guida, forse in modo del tutto inconsapevole, l’intera linea curatoriale del festival.
L’open call e la residenza sono il vostro principale punto di accesso per autori che vogliono sottoporre al Festival i propri lavori. Non chiedete riflessioni “sulla Calabria”, e in questo modo attirate autori semplicemente disposti a confrontarsi con un contesto complesso e fertile. Quali qualità rendono un progetto realmente adatto al Fotografia Calabria Festival? Che tipo di sguardo cercate negli autori che partecipano?
I progetti devono sapersi inserire nel settore della fotografia contemporanea, ma avere un’ossatura progettuale forte. Questo è un aspetto per me fondamentale.
Un lavoro che punta solo sull’estetica fine a se stessa, autoreferenziale, senza un pensiero critico, senza una ricerca, che non genera valore in chi lo osserva, non mi interessa. Quando io visito un festival o una mostra, voglio tornarmene a casa con le farfalle nello stomaco, con un po’ di turbamento o con un sorriso. Lo stesso voglio che accada ai nostri visitatori.
Quanto allo sguardo autoriale prediligo quello analitico, ma da cui emerge un profondo rispetto del soggetto e del tema trattato.
In un panorama ricco di festival, gli artisti scelgono con sempre più attenzione i festival su cui investire per il proprio lavoro. Perché un autore dovrebbe desiderare di essere selezionato al Fotografia Calabria Festival? Quali opportunità concrete trovano qui che altrove non avrebbero?
Fotografia Calabria Festival offre agli autori uno spazio fisico e virtuale di visibilità internazionale. I partecipanti sono italiani e stranieri, condividono la loro presenza sui social e generano un forte effetto di amplificazione nel settore della fotografia. Gli autori sono direttamente coinvolti nel weekend inaugurale, che diventa occasione di scambio e di crescita professionale. Poniamo grande attenzione alla comunicazione del festival, garantendo a ogni progetto un’ottima visibilità mediatica.
Inoltre i fotografi ricevono una fee per la partecipazione e hanno la copertura per le spese di viaggio e ospitalità. Gli allestimenti sono curati da un exhibition manager di grande esperienza e ogni edizione è accompagnata da un catalogo dedicato.
Molti parlano di “territorio”, pochi riescono a farlo diventare parte viva del processo creativo. Cosa rende il vostro festival irreplicabile altrove? Il rapporto con le comunità? La produzione sul posto? L’approccio curatoriale?
Il dialogo che mano mano si sta instaurando tra l’evento, il suo linguaggio, la sua voglia di seminare bellezza e il luogo che lo ospita, San Lucido. È un binomio fondamentale. Non posso dire se sia o meno irreplicabile altrove, ma posso affermare quanto sia bello e emozionante vedere una fotografa come Marie Tomanova arrivare da New York, raccontare il suo progetto nella chiesa della Pietà, dove era esposto, e poi ringraziare la signora Mena, 86 anni, per aprire e chiudere ogni giorno la chiesa. Ecco, queste contaminazioni creano scintille.
Ogni festival ha momenti che diventano fondativi e rappresentano delle pietre miliari per lo sviluppo dell’identità del Festival. Qual è il progetto a cui sei più legata e perché ha rappresentato un passaggio importante?
“Anni interessanti”, dell’Archivio Luce Cinecittà.
Scrissi all’Archivio Luce a ottobre 2022, stavo abbozzando la scelta delle mostre per il 2023. Il tema di quell’anno era “Il cambiamento”. Mi chiamarono e mi chiesero “a quale edizione siete? settima, ottava?” “Ho appena iniziato a lavorare alla seconda, se vi fidate rimarrete soddisfatti”. Mi concessero l’utilizzo della mostra e tutto l’ufficio “Archivio” del Luce partecipò all’inaugurazione. Era la prima volta che portavano un loro progetto espositivo in Calabria. Per il Festival è stato un passaggio di crescita fondamentale, perché ci ha dato molta autorevolezza.
Oggi si parla sempre più spesso del “dopo”: di come garantire continuità alle opere prodotte nei festival, invece di lasciarle esaurire nella singola edizione. Che futuro immaginate per i lavori nati dalla open call? Entrano in un percorso più ampio o restano progetti autonomi?
Il fotografo vincitore di Fotografia Calabria Festival Award, oltre al premio in denaro, ottiene la produzione e l’esposizione del proprio lavoro nel circuito espositivo dell’edizione in corso. Poi, in generale, mi è capitato di scegliere direttamente per edizioni diverse da quelle per cui hanno concorso, alcuni lavori arrivati tramite l’open call passate. Ecco il senso di un concorso: magari non vinci, ma il tuo progetto potrà poi essere scelto per l’anno successivo e notato dai membri della giuria. Molti sono photoeditor e curatori, e anche per loro il concorso è un’opportunità per scoprire lavori interessanti.
In una regione dove la fotografia contemporanea non è ancora un linguaggio diffuso, il ruolo educativo è fondamental. Quali attività avete sviluppato per coinvolgere il pubblico — laboratori, visite, incontri — e come stanno trasformando la relazione delle persone con la fotografia?
Già dalla prima edizione abbiamo sviluppato laboratori didattici per bambini e ragazzi, incontri per autistici, visite guidate e nel 2025 ha preso il via Fotografia Calabria Festival Educational, un innovativo progetto dedicato alle scuole, con il sostegno della Fondazione Deloitte. Il percorso formativo si è rivolto agli studenti delle scuole secondarie, interessati a scoprire la fotografia come linguaggio contemporaneo, strumento di racconto del nostro tempo, mezzo di esplorazione dei territori e delle comunità, e stimolo per riflettere sulle identità collettive e individuali.
Un festival può essere una risorsa anche per chi non viene scelto dalla call: un luogo di osservazione, confronto, formazione informale. Molti fotografi considerano il viaggio, le mostre e le conversazioni in loco una parte essenziale del proprio percorso di crescita. Quali opportunità offre il FCF ai fotografi non selezionati che decidono comunque di visitare il festival? Che tipo di confronto, ispirazione o apprendimento possono trovare da semplici spettatori attivi?
Anzitutto per ora il nostro festival non prevede un biglietto d’ingresso, ma un contributo volontario da un minimo di 5 euro, proprio per incentivare le visite, e invogliare gli indecisi. Abbiamo letture portfolio, incontri con gli autori, presentazioni di libri fotografici, dj set. Si creano momenti di confronto molto partecipati, a cui intervengono addetti ai lavori e non. Voglio che, nonostante il suo essere ancora una nicchia, la fotografia possa arrivare a chiunque, ed evitare di cadere nell’esclusività.
Il festival è giovane ma già riconoscibile. Ora inizia la fase più interessante: capire come evolverà. Quali direzioni immaginate per il futuro del Fotografia Calabria Festival? Quali elementi volete consolidare o trasformare?
Come Direttrice artistica mi interessa molto rafforzare la parte di educazione nelle scuole e di residenze per giovani under 35. Del progetto scuole ho già parlato in un’altra domanda. Dal 2024 è attiva “Residenza Radicale, esplorazioni fotografiche del territorio” un progetto sostenuto da Amarelli, storica azienda calabrese. Ecco, questo sì è e rimarrà un focus sul racconto fotografico della Calabria. Stiamo scoprendo giovani autori molto bravi.
Infine cercherò di consolidare le relazioni con gli Istituti di cultura stranieri in Italia, partner strategici per stabilire scambi culturali e istituzionali autorevoli tra l’Italia e l’estero.
Il vostro festival non è solo esposizioni: include anche workshop, laboratori e momenti formativi destinati al pubblico. Quali strategie mettete in atto per coinvolgere i visitatori oltre l’osservazione delle mostre — ad esempio workshop, laboratori didattici, incontri con gli autori — e come valutate il successo di questi interventi nel promuovere una vera “alfabetizzazione visiva”?
Se dicessi che i primi anni in cui abbiamo organizzato questi appuntamenti non abbiamo faticato, restituirei un’immagine falsa. Abbiamo capito che nel processo di alfabetizzazione visiva, che possiamo realizzare con laboratori, workshop e incontri con gli autori, giocano un ruolo fondamentale le scuole e la rete di associazioni del territorio.
Punteremo molto su queste attività, ma nei mesi che precedono il festival, che diventerà poi la meta finale del percorso. Nello staff di Fotografia Calabria Festival ci sono professionisti specializzati nella formazione laboratoriale con le scuole, e sono loro che fanno la differenza in queste attività. Processi come quello dell’alfabetizzazione visiva richiedono tempo e responsabilità. Noi abbiamo entrambi.
