Fino al 17 gennaio 2026, Plan X Milano ospita The Sacred Enter Where It Is Allowed, il duo show di Filippo Cegani e Riccardo Di Caro. Due artisti che, come scrive Alberto Villa nel testo curatoriale affrontano il tema del sacro lasciandolo emergere «nell’interstizio» tra ciò che è visibile e ciò che rimane oltre la nostra portata. In mostra, la pittura appare così come un organismo vivo, in metamorfosi continua, sempre pronto a reinventarsi.

Cegani e Di Caro provengono da immaginari apparentemente distanti: il primo attinge all’iconografia occidentale, mentre il secondo rilegge quella orientale attraverso l’estetica superflat. Eppure è proprio in questa distanza che prende forma, come sottolinea Villa, «il tavolo di sovrapposizione» in cui pittura e spiritualità si intrecciano, trasformando la superficie in un luogo in cui il sacro diventa percepibile senza essere dichiarato.

Nelle nuove tele di Filippo Cegani, l’antico tema del memento mori sostituisce santi e madonne. Un elmo riflette un corteo funebre, Artemis lascia affiorare l’ombra di un teschio, una maschera antica guarda attraverso un pannello scolpito, un girasole reciso sembra condannato a piegarsi ancora. Il macabro non è mai decorazione: è, per riprendere Villa, «la prima e ultima ragione della necessità del sacro», la consapevolezza che tutto ciò che proteggiamo è destinato a consumarsi.


Riccardo Di Caro, invece, si muove in una spiritualità immanente, costruita su attimi sospesi che non approdano mai a una risoluzione. I personaggi anime non sono citazioni, ma frammenti che aprono narrazioni incomplete: una goccia di sangue resta eternamente in bilico, la memoria di un gattino pesa più dei fiori che lo circondano, sette versioni dello stesso sé vivono e muoiono insieme. La sua è, come la definisce Villa, «una pittura delle opposizioni», un’ellisse che segue molteplici centri invece di un unico percorso.


Il vero punto d’incontro tra i due artisti non è la vita né la morte, ma ciò che scorre tra loro. Ed è proprio lì che, come conclude Villa, «il sacro deve essere cercato», in quello spazio intermedio dove le opere dei due artisti diventano narrazioni senza inizio né fine, appartenenti a un tempo che non ha misura. Una mostra che non offre risposte, ma indica con precisione dove potrebbe abitare il mistero.


