QB1 è il tipo di oggetto che sembra arrivare da un passato industriale che conosciamo bene, ma filtrato attraverso uno sguardo capace di rimettere in discussione ogni dettaglio. Disegnata da Philippe Tabet per Galleria Luisa delle Piane, la lampada riprende la classica bulkhead lamp – quella che immaginiamo nelle fabbriche, nei cantieri, negli esterni tecnici – per trasformarla in un esercizio di forma, luce e identità.

Tabet mantiene gli elementi chiave dell’archetipo: la griglia metallica protettiva, la compattezza, l’idea di oggetto funzionale e resistente. Ma li ricompone con un linguaggio contemporaneo, quasi scultoreo. QB1 è fatta di una gabbia in alluminio che definisce la sua presenza fisica e di un diffusore in vetro satinato che addolcisce la luce fino a renderla parte della materia stessa. Dietro al vetro, una piastra LED progettata su misura garantisce un’illuminazione omogenea, controllata, quasi chirurgica.


Come in molti progetti di Tabet, torna l’interesse per il rapporto tra oggetto e espressione, tra forma e carattere. Non è un caso che nelle sue ricerche ricorrano maschere e tipologie facciali: QB1 sembra avere un volto, o almeno un atteggiamento, un modo di stare nello spazio che non è mai neutro. È un dispositivo tecnico che diventa presenza, un oggetto funzionale che si concede un livello inatteso di personalità.

Il risultato è una lampada che racconta l’incontro tra memoria industriale e design contemporaneo, tra rigore costruttivo e un’espressività quasi antropologica. Un equilibrio che Tabet maneggia con naturalezza, trasformando un’icona utilitaria in una piccola architettura luminosa.

