Danila Tkachenko è un visual artist russo autore di photo-documentary che indagano il rapporto tra l’uomo e l’ambiente circostante, attraverso gli effetti postumi che da questi ne derivano.
Come in ‘Restricted Areas’, progetto che raccoglie creazioni, luoghi e strutture avveniristiche ormai in disuso o abbandonate, testimonianze decadenti di quell’idea di progresso fondato sulla “forza” che sembra stare tanto a cuore alla maggior parte dei governi del mondo.
“Any progress comes to its end earlier or later, it can happen due to different reasons – nuclear war, economic crisis or natural disaster… For me it’s interesting to witness what is left after.”
Danila Tkachenko.
Visioni perfette di un futuro talmente distante da risultare passato ancora prima di essere raggiunto.

Il più grande sottomarino al mondo alimentato a diesel.

Antenna di collegamento interplanetario ormai abbandonata, realizzata dall’Unione Sovietica in seguito al suo progetto di costruire basi militari su altri pianeti.

Copertura di quello che, con i suoi 4 km di profondità, è ancora il pozzo scientifico più esteso al mondo.

Una delle tante antenne troposferiche costruite nel Nord della Russia, abbandonate a causa dell’obsolescenza della connessione che supportavano.

Aereo anfibio a decollo verticale schiantato, costruito dalla Russia nel 1976.

Banco di prova per missili.

Osservatorio abbandonato.

Monumento del partito comunista bulgaro.

Antenna per intercettazioni.

Osservatorio spaziale.

Resti del sistema laser sperimentale “ZET”.

Componente di una porta spaziale mai terminata.

Monumento realizzato in onore dei conquistatori dello spazio, il cui razzo all’estremità riprende il design del missile tedesco ‘V-2’.

Escavatore situato sopra una cava ormai chiusa.

Trivelle abbandonate dopo aver esaurito l’intero giacimento di petrolio presente sul territorio.

Nel 1964, nei pressi della città scientifica di Chelyabinsk-40, avvenne la prima e più grande catastrofe nucleare di tutti i tempi che a differenza di Chernobyl riuscì a rimanere occultata agli occhi e alle orecchie di stampa e opinione pubblica. Questo è uno dei pozzetti nei quali venivano eseguiti test sulla contaminazione dell’acqua (tuttora infetta) presente nei laghi attorno alla città.

Combustibile per razzi.

Schermo per la difesa biologica dalle radiazioni radar.

Riferimento visivo situato nel settore delle esplosioni di prova sotterranee.

Centro culturale di un ex città mineraria, chiusa e convertita in un campo di esercitazione per bombardamenti.

Città chiusa al pubblico fino al 1992, in cui venivano prodotti motori a reazione in epoca sovietica.

Ex edifici residenziali di una cittadina delle scienze specializzata in ricerche biologiche, costruiti nel deserto polare.

Ex base militare con bunker sotterraneo costruita su un atollo.

La città segreta di Chelyabinsk-40 (non presente sulle mappe fino al 1994) fu il “laboratorio” in cui venne costruita la prima bomba nucleare sovietica. In seguito alla prima catastrofe nucleare avvenuta lì nel 1964 e mai scoperta grazie ai venti che soffiavano da est, la città venne chiusa e ancora oggi è impossibile accedervi a meno di possedere un permesso speciale o parenti che risiedono lì.

Componenti di razzi spaziali.

Caldaia principale di un ex aeroporto.

Hangar realizzato nei pressi di un ex poligono di tiro per armi biologiche.

Impianto di lavorazione del carbone.

Impianto per l’approvvigionamento d’acqua.

Base di controllo dei veicoli spaziali.

Struttura di stoccaggio.

“Bulgaria”: nave affondata in cui annegarono 122 persone.

Scultura commemorativa situata su una centrale nucleare abbandonata.