Rethink The Future annuncia i vincitori del GADA

Rethink The Future annuncia i vincitori del GADA

Collater.al Contributors · 9 mesi fa · Design

Rethinking The Future nasce dall’esigenza di avere una piattaforma che incoraggia e promuove l’eccellenza dell’architettura su scala globale. Si tratta di qualcosa di unico che permette agli architetti di cercare ispirazione, critica e sviluppo.

Da oltre mezzo decennio RTF è un’organizzazione leader impegnata a fornire su scala internazionale la possibilità di conoscere e riconoscere i talenti del design di tutto il mondo, ma anche di celebrare e condividere le conoscenze create attraverso una molteplice offerta di premi, eventi e dialoghi accademici nel campo dell’architettura e del design.

Il 27 agosto RTF ha annunciato i risultati dei Global Architecture and Design Awards 2019 di New Delhi. Il loro scopo è quello di celebrare la diversità nell’architettura mondiale. Quest’anno, il concorso ha ricevuto oltre 2000 iscrizioni da più di 40 paesi. Vediamo una selezione dei progetti arrivati al primo posto e le loro categorie, per la sezione edifici.

Lincoln Theater by Kobi Karp Architecture And Interior Design Inc (Commercial)

Originariamente progettato da Thomas W. Lamb nel 1936, Kobi Karp Architects ha restaurato e rimesso a nuovo questa vecchia struttura teatrale a quattro piani, riadattandola a spazio commerciale con negozi e uffici. La grande struttura a doppio volume ospita il rivenditore internazionale H&M.

Church Nianing by IN SITU architecture (Cultural)

Il progetto di questa insolita chiesa si trova a Nianing, a sud di Dakar, sulla cosiddetta “costa delle conchiglie”. Il progetto prende la forma di una conchiglia a spirale. È schermato a nord, per proteggere dai venti caldi e secchi dell’Harmattan, e si apre verso ovest per far entrare il vento fresco proveniente dal mare. Il campanile funziona come una vera e propria “torre del vento” che utilizza la struttura per portare gli alisei all’interno dell’edificio e per creare una ventilazione naturale.

Continuos Extention by Plasma Studio (Hospitality)

Il Resort risorge da una piccola pensione degli anni ‘60, successivamente ampliata negli anni ‘70 dall’architetto austriaco Peter Thurner che lo ha fatto diventare un hotel per famiglie. Nel corso degli anni sono stati aggiunti degli appartamenti e nel 2007 è stato completato lo Strata Hotel dallo studio Plasma: un’elegante e leggera costruzione di bastoni orizzontali in legno di larice che si stacca dall’edificio, lo attraversa e sembra crescere fuori dalla topografia circostante.

Edificio di appartamenti di 15 unità by Metaform Architects (Housing – più di 5 piani)

Quando si tratta di abitazioni nelle aree urbane, uno dei principali problemi che le persone si trovano ad affrontare è la necessità di scegliere una tipologia di appartamento rispetto alle case unifamiliari. I motivi sono semplici, quali la mancanza di privacy, sia visiva che acustica dovuta alla prossimità dei vicini; lo spazio fisico insufficiente in varie forme per una vita di comfort. La costruzione di questi appartamenti è stata affrontata.

Palau Sunset Harbour by Kobi Karp Architecture and Interior Design Inc (Housing – più di 5 piani)

È un blocco urbano di unità residenziali soprelevato, che è stato pianificato in modo molto tradizionale per i rivenditori e i servizi del quartiere. Il progetto è intorno ad un ‘giardino segreto’ al centro della città di Miami Beach.

The New Campus of Tianjin No.4 Middle School by RSAA/ Büro Ziyu Zhuang (Institutional)

Il progetto prevede la progettazione di un nuovo campus per una scuola media di Tianji. Il campus è diviso in due zone principali (A e B) che s’incrociano. La zona A è dedicata agli edifici accademici, la zona B agli spazi vivibili, abitabili e allo sport.

Greentown Collection Xiaofengyinyue by Harmony World Consultant & Design (Commercial Interior)

I progettisti hanno combinato materiali raffinati ed eleganti come vestiti poco vistosi ma di forte impatto. Una perfetta visione di un’atmosfera di lusso ma low-key composta da un mix di legno chiaro e marmo bianco. Davvero magico.

Private Office in Chicago by Alvisi Kirimoto (Corporate Interior)

Con un’area di 2600 mq il progetto di Alvisi Kirimoto occupa il 32esimo piano di 224. È sospeso tra le nuvole di Chicago West Loop. Delimitato da ampie vetrate che si affacciano sui grattaceli circostanti, gli interni sono composti da spazi ampi, pareti in legno naturale che si materializzano come dei divisori a fessure, che permettono di dividere completamente una stanza o unirla all’altra. C’è anche una stanza per divertirsi e un ping pong.

Grand Joy Ruifu by Harmony World Consultant & Design (Residential Interior)

Sono state mescolate le moderne tecniche artistiche della civiltà locale alla visione spirituale ereditata da Chengdu per migliaia di anni. La profondità dell’umanità e il confine sconfinato dell’arte sono state fuse perfettamente ed è stata evocata una nuova era estetica.

Four Seasons at The Surfclub by Kobi Karp Architecture and Interior Design Inc (Mixed Use)

L’obiettivo primario era quello di incorporare l’edificio esistente del club di surf, risalente agli anni ‘30, in un insieme completo, generando una nuova struttura che soddisfacesse il cliente. Sono stati aggiunti tre abbassamenti a sbalzo sulla struttura esistente. Il progetto comprende un hotel di lusso e residenze private, tra cui 80 camere d’albergo e 100 unità residenziali, cinque servizi alberghieri, quattro piscine e tre ristoranti.

Interface Headquarters by Perkins and Will (Office Building)

L’edificio si è impiegato per risultare il più ecosostenibile possibile. Rinato da uno esistente degli anni ‘60, situato nel quartiere artistico di Atlanta, Georgia Midtown Arts, è stato parzialmente decostruito, smembrato per il 90% e riciclato. Ne è risultata una costruzione sana, performante e dedicata all’utente.

PPS Camp at Kumbh Mela 2019 by Studio Saransh (Pop-Ups and Temporary Structure)

Kumbh Mela è il più grande punto di pellegrinaggio del mondo. L’insediamento che ne risulta è una mega città virtuale. Come riflesso della visione del capo spirituale dell’organizzazione, il campo di Kumbh 2019 è stato concepito come una tradizionale fortezza indiana con un palazzo al suo interno, con un afflusso previsto di 10.000 persone al giorno e molto altro.

Tongling Recluse by RSAA/ Büro Ziyu Zhuang (Private Residence)

Nella pratica architettonica di oggi in Cina, tradizione e modernità si intrecciano e convivono insieme, proprio come al Tongling Recluse. Protetta sulla cima della montagna, questa casa è stata in pessime condizioni e abbandonata per oltre dieci anni. La planimetria è stata quindi pensata e allargata per accedere ad un lato della montagna, per creare un nuovo spazio per il soggiorno e molto altro.

Parish Church “El Señor de la Misericordia” by Moneo Brock (Public Building)

La chiesa si trova al centro di un nuovo centro urbano circondato da un suggestivo paesaggio di montagna. L’ingresso principale si affaccia su una piazza. Sopra il baldacchino d’ingresso, la facciata è un grande muro piatto. Il complesso è una grande chiesa moderna che risulta uno schizzo astratto delle chiese tradizionali.

Nauen City Baths by Tchoban Voss Architekten GmbH (Sport and Recreations)

Il progetto è stato vincitore del concorso pubblico dei bagni pubblici di Nauen, una città vicino Berlino, è stato completato dopo un anno di costruzione. È un luogo di svago e d’incontro vicino al centro storico e per gli utenti significa molto perché fornisce alla comunità un bar, un centro benessere e una gestione del quartiere.

Restyling of Valle Aurelia Railway Station Rome Italy by AMAART (Transportation)

Il dialogo tra la stazione di Valle Aurelia e la città avviene attraverso la progettazione di uno spazio urbano che parla con il disegno della pelle visibile che piega e avvolge la struttura dell’edificio esistente. La struttura esterna vuole risultare leggera e immateriale, gli interni invece sono un dialogo continuo con gli utenti e la città.

Renovation of the historical centre of Praia a Mare by Studio Bradaschia Srl (Urban Design)

Il progetto nasce su un lungomare di matrice storica collocato in uno spot completamente urbanizzato. L’intervento è stato fortemente voluto come rinnovatore della percezione turistica di Praia a Mare e prevede la sostituzione della pavimentazione e degli arredi, nonché della rete di illuminazione esistente senza rompere gli equilibri preesistenti.

Testo di Elisa Scotti

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The Guestbook: la nostra intervista a João Marques

The Guestbook: la nostra intervista a João Marques

Giulia Guido · 2 mesi fa · Photography

Ci sono bastati pochi secondi sul suo profilo Instagram, per innamorarci degli scatti di João Marques, fotografo di Lisbona.

Se dovessimo trovare una parola con cui descrivere le sue fotografie è contemplazione, legata sia ai soggetti che scatta sia agli spettatori. Infatti, molte delle sue immagini ritraggono figure di profilo o viste di schiena con gli occhi puntati verso il cielo, di notte, di giorno, al tramonto, pieno di stelle o illuminato dalle luci della città. Come loro, anche noi rimaniamo completamente incantati dai suoi lavori.

Incuriositi abbiamo fatto qualche domanda a João Marques che ci ha raccontato come è nata la sua passione per la fotografia.

Raccontaci come ti sei avvicinata alla fotografia. C’è un momento in particolare che ti ricordi?

È iniziato tutto quando avevo circa 13 anni, a quel tempo ho chiesto a mio padre di provare la sua macchina fotografica digitale, era una Olympus e per me è stata una figata. Ho iniziato a fare per lo più ritratti dei miei amici ed è stata una cosa che mi è sempre rimasta impressa negli anni della scuola. Vivevo in una città molto piccola e la fotografia è diventata il mio hobby, filmavo e fotografavo sempre i miei amici. A 17 anni mi sono trasferito a Lisbona per finire il liceo e l’anno successivo ho frequentato la scuola di cinema. In quei tre anni mi sono concentrato soprattutto sul cinema, ho guardato molti film e ho coltivato di più la mia passione per il cinema. Solo nel 2018, dopo aver finito la laurea e aver diretto il mio primo cortometraggio “Incomum”, mi sono fermato un attimo e ho pensato che poteva essere una buona idea approfondire le mie conoscenze sulla fotografia, che ha fatto parte della mia vita per tanto tempo ma mai consapevolmente. Sono andato alla Ar.Co e ho fatto un corso di un anno e in quel momento ho ricominciato a farlo, e ho continuato ad andare avanti.

Cosa è per te la fotografia e cosa cerchi di raccontare attraverso i tuoi scatti?

La maggior parte delle volte lavoro d’istinto, quindi non c’è molta riflessione dietro il mio lavoro. A questo punto una cosa che ho capito di me stesso è che ho il bisogno di creare e di esprimermi artisticamente in qualche forma. Amo il fatto che la fotografia mi abbia dato questa opportunità di produrre istantaneamente, di creare un’idea o di esprimere la mia percezione di un sentimento su un’immagine. Per qualcuno come me che ha già un background anche sul mondo del cinema, dove tutto è molto più complesso e coinvolge molte persone, la fotografia mi dà la possibilità di fare quasi da moodboard a come voglio che siano i miei film. 

Quali attrezzature utilizzi per scattare? Quali strumenti porti con te quando scatti e perché?

Ho girato sia in analogico che in digitale. La mia fotocamera digitale è una Sony A7 III e la mia fotocamera a pellicola è una Pentax K1000. È divertente perché in realtà non ho mai avuto altre fotocamere a pellicola. Stavo pensando di passare a una macchina fotografica da 120 mm, ma per ora continuo a usare questa. Non mi piace fare molta pianificazione, quindi credo che la maggior parte delle volte non prendo nient’altro oltre alla macchina fotografica. Se prendo qualcosa sarebbe una piccola luce o qualche oggetto di scena che vorrei usare per lo scatto.

C’è uno scatto a cui sei più legato? Puoi raccontarcelo?

Se dovessi scegliere una sola immagine, forse questa. Questa immagine è stata scattata intorno alle 2 del mattino del 1° gennaio 2019. Questo è stato il giorno in cui ho iniziato questa serie che ho intitolato ‘the sky is a painting’ di scatti notturni. Questa rappresenta tutte le altre immagini notturne simili che ho fatto. Mi sono sempre sentito legato alla notte e al cielo. Ero abituato a fissare molto il cielo e ad avere uno di quei momenti in cui mi rendo conto di quanto siamo piccoli. Mi piace giocare con questa idea dell’umano contro l’universo. In futuro vorrei fare un libro fotografico con tutti i miei scatti atmosferici notturni.

Ci sono artisti che segui o ai quali ti ispiri?

Certo, ci sono altri fotografi che seguo attraverso i social media che trovo stimolanti, per lo più penso che ciò che mi attrae sia un punto di vista personale del mondo e della vita. Alcuni artisti che consiglio vivamente di vedere sono Mia Novakova, Maya Beano, Tristan Hollingsworth e Edie Sunday, per esempio. Tuttavia penso che ciò a cui mi ispiro di più siano i film. Alcuni registi che mi hanno ispirato sono David Lynch, Jonas Mekas, Teresa Villaverde, Wong Kar-Wai e Robert Bresson.

The Guestbook: la nostra intervista a João Marques
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

Giulia Guido · 2 mesi fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle. 
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @carla_sutera_sardo, @odetteombra, @lmashtalerova, @siria.d.angelis, @moulayahmed2.0, @paolatala_10, @francescaersilia1, @adriano.losacco, @valeriaroscini, @martinanorii_.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

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EST. TRAMONTO – #ontheroof

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#viteinlockdown #selfportrait

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Erotic Photography, l’ultimo libro di Leonardo Glauso

Erotic Photography, l’ultimo libro di Leonardo Glauso

Giulia Guido · 2 mesi fa · Photography

Sensuali e passionali, belli come le ragazze che ritraggono e in bianco e nero, sono gli scatti di Leonardo Glauso racchiusi nel suo ultimo libro “Erotic Photography”. 

Classe 1989, Leonardo è nato e cresciuto a Firenze, città che dopo tutti i suoi viaggi e i suoi trasferimenti lo ha visto tornare. Infatti dopo aver lavorato a Milano e nelle più importanti città europee oggi vive e lavora nella sua città natale. Dopo essersi laureato Graphic Design ha deciso di dedicarsi interamente alla fotografia, proseguendo gli studi presso la Scuola internazionale di Fotografia di Firenze. 

Con il tempo si è specializzato in fotografia di nudo artistico e di moda e oggi conta svariate collaborazioni con nomi nazionali e internazionali come GQ, Icon EL PAÍS, Schön! Magazine e tanti altri. 

È proprio sul nudo artistico che si focalizza Erotic Photography il suo ultimo libro che arriva dopo altre cinque pubblicazioni degne di nota Naked Girls, Private Nudes, Model Casting, Women in Film e Nude Book

Erotic Photography è una collezione di scatti tutti rigorosamente in bianco e nero che svelano i corpi delle ragazze protagoniste come se fossero delle sculture in marmo. Il gioco di luci e ombre, che a volte rivela e altre nasconde, sottolinea le linee e le forme delle modelle, unico vero elemento delle fotografie. Niente elementi di disturbo, niente fronzoli, nulla ci distrae dalla bellezza sensuale, pura e intima dei corpi. 

È possibile acquistare Erotic Photography a questo link, se invece siete curiosi di scoprire di più su Leonardo Glauso andate a visitare il suo sito

Erotic Photography, l’ultimo libro di Leonardo Glauso
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“The great empty” visto dal New York Times

“The great empty” visto dal New York Times

Emanuele D'Angelo · 2 mesi fa · Photography

Da Parigi a New York, passando per Monaco, Los Angeles, Hong Kong, Pechino, Milano e Nuova Delhi, il nuovo progetto del New York Times, racconta il lockdown causato dal covid-19 nel progetto “The great empty”.
Sempre più paesi sono costretti ad adottare restrizioni di uscita più o meno severe per combattere la pandemia. Mentre paesi come l’Italia hanno adottato regole di contenimento totale, altre nazioni hanno finora “semplicemente” chiuso alcune aree. Tutto il mondo vive un’atmosfera irreale, i luoghi pubblici vengono abbandonati dalla gente e i supermercati presi d’assalto.

Il New York Times presenta al meglio il suo progetto: “Questo vuoto attuale è una necessità sanitaria. Può far pensare alla distopia, non al progresso. Ma alla fine conferma anche che, ascoltando gli esperti e restando a casa, non abbiamo perso la nostra capacità di unirci per il bene collettivo. Queste immagini ti perseguitano e ti perseguiteranno, sembrano film apocalittici, ma in un certo senso trasmettono anche un messaggio di speranza”.

Il progetto del New York Times contempla il vuoto creato dall’isolamento in luoghi solitamente affollati, caotici, pieni di gente. Un modo per illustrare e ricordare il cambiamento radicale delle nostre abitudini in questi tempi di crisi sanitaria globale. 
Dai luoghi turistici ai piccoli ristoranti tipici, è l’assenza di vita a sconvolgere questi posti comuni, ognuno più suggestivo dell’altro.

Scatti che racontano il silenzio di tante città, con l’auspicio che si possa tornare più in fretta possibile alla vita di tutti i giorni.

“The great empty” visto dal New York Times
Photography
“The great empty” visto dal New York Times
“The great empty” visto dal New York Times
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