Photography Lonely Are All the Bridges: l’Ucraina di Robin Hinsch
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Lonely Are All the Bridges: l’Ucraina di Robin Hinsch

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Anna Frattini

Il nuovo libro fotografico del fotografo Robin Hinsch non racconta la guerra in maniera diretta. Lonely Are All the Bridges è piuttosto un ritratto stratificato dell’Ucraina, costruito nell’arco di oltre un decennio, dove paesaggi, persone e simboli convivono in un tempo sospeso tra passato e presente. Come afferma lo stesso fotografo, il progetto non nasce per documentare un conflitto, ma per osservare un territorio in cui i sistemi collassano, i confini si ridefiniscono e la vita quotidiana continua a esistere tra instabilità e trasformazione.

Bear, Mykolaiv Zoo, Ukraine 2022 © Robin Hinsch | Dopo l’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022, il terzo giorno dell’attacco una bomba colpì lo zoo di Mykolaiv, tra i recinti dell’orso polare e delle tigri. Persone e animali rimasero illesi. Dopo il primo bombardamento, altre bombe a grappolo caddero vicino all’edificio amministrativo e in una voliera.

Hinsch visita l’Ucraina per la prima volta nel 2010, attratto dalle tensioni politiche del paese e dalla figura dell’allora presidente Viktor Yanukovych, descritto come «il nuovo dittatore tra Est e Ovest». Da quel momento torna più volte, costruendo nel tempo una narrazione visiva lontana dalle immagini di cronaca. Le sue fotografie restituiscono una visione malinconica e silenziosa, dove la dimensione umana si intreccia con un paesaggio segnato dalla storia, dalla memoria e dall’incertezza.

Malanka II, Krasnoilsk, Ukraine, 2018 © Robin Hinsch | Malanka è una festività popolare ucraina celebrata il 13 gennaio, che corrisponde al 31 dicembre del calendario giuliano (la vigilia del Capodanno secondo il calendario antico). Mette in evidenza l’identità culturale e segna un nuovo inizio nel vecchio calendario giuliano. La celebrazione simboleggia anche la continua ricerca di indipendenza in mezzo ai cambiamenti politici, unendo le persone nel segno dell’orgoglio culturale e di nuovi inizi.

Le immagini mostrano rovine sovietiche, monumenti storici, campagne immerse nella neve o nella pioggia, scenari industriali abbandonati. Le figure umane — spesso isolate — vengono collocate in questi ambienti con una composizione attenta e quasi cinematografica. Il risultato è una sequenza visiva che sfugge alla linearità temporale: fotografie a colori e in bianco e nero si alternano, mentre l’assenza di didascalie contribuisce a creare una sensazione di tempo indefinito.

Bus stop, Odesa, Oblast, Ukraine, 2012 © Robin Hinsch | La Cortina di Ferro era una barriera sia metaforica che fisica che divise l’Europa durante la Guerra Fredda, separando i paesi occidentali membri della NATO dalle nazioni orientali del Patto di Varsavia dominate dall’Unione Sovietica. Il termine fu coniato da Winston Churchill nel 1946 e divenne il simbolo della divisione tra Est e Ovest. Rimase in vigore fino ai cambiamenti politici della fine degli anni Ottanta e alla caduta del Muro di Berlino nel 1989, rappresentando la divisione della Guerra Fredda e la successiva riunificazione europea.

Nel libro ricorrono anche alcuni elementi simbolici. Gli animali attraversano l’intero progetto: cavalli, cani randagi, gatti selvatici e perfino un orso, simbolo associato alla Russia, che appare sia in uno zoo sia come costume indossato da un bambino. Allo stesso modo, il ponte — evocato dal titolo tratto da una poesia di Ingeborg Bachmann — diventa metafora centrale: un collegamento tra due lati che, paradossalmente, resta isolato e fragile.

Retroville Kyiv, Ukraine, 2022 © Robin Hinsch | Il Retroville, un centro commerciale situato a Kyiv, è stato colpito da un bombardamento aereo russo. Parte del centro commerciale, insieme al suo business center di 12 piani, è stata distrutta. Almeno otto persone sono state uccise.

Nelle note finali del volume, Hinsch cita Mirror di Andrej Tarkovskij, film costruito attraverso una narrazione frammentata in cui memorie, sogni e tempi diversi convivono. Questo approccio influenza la struttura del libro, che procede per associazioni visive più che per racconto lineare, lasciando emergere una dimensione emotiva più che documentaria.

Serhii Chernyshov, Irpin, Ukraine, 2022 © Robin Hinsch | Quando Serhii Chernyshov è tornato a Irpin dopo l’invasione russa, è rimasto sorpreso nel trovare i suoi amati piccioni ancora nella colombaia. Nonostante fosse fuggito durante il conflitto, le sue colombe erano rimaste, e alcune nuove si erano persino unite al gruppo. Chernyshov, allevatore di piccioni da tutta la vita, oggi si prende cura sia dei suoi vecchi che dei nuovi amici piumati, simbolo di resilienza di fronte alle avversità.

Il risultato è un progetto che riflette sulle trasformazioni lente e spesso invisibili che attraversano una società. Lonely Are All the Bridges non cerca eroi né antagonisti, ma osserva le forze sottili che dividono e allo stesso tempo tengono insieme le persone, trasformando il paesaggio ucraino in una narrazione sospesa tra memoria, presente e futuro incerto.

in cover: Bridge II, Gorochowatka, Oskil River, Ukraine, 2023 © Robin Hinsch

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Scritto da Anna Frattini

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