Il nuovo libro fotografico del fotografo Robin Hinsch non racconta la guerra in maniera diretta. Lonely Are All the Bridges è piuttosto un ritratto stratificato dell’Ucraina, costruito nell’arco di oltre un decennio, dove paesaggi, persone e simboli convivono in un tempo sospeso tra passato e presente. Come afferma lo stesso fotografo, il progetto non nasce per documentare un conflitto, ma per osservare un territorio in cui i sistemi collassano, i confini si ridefiniscono e la vita quotidiana continua a esistere tra instabilità e trasformazione.

Hinsch visita l’Ucraina per la prima volta nel 2010, attratto dalle tensioni politiche del paese e dalla figura dell’allora presidente Viktor Yanukovych, descritto come «il nuovo dittatore tra Est e Ovest». Da quel momento torna più volte, costruendo nel tempo una narrazione visiva lontana dalle immagini di cronaca. Le sue fotografie restituiscono una visione malinconica e silenziosa, dove la dimensione umana si intreccia con un paesaggio segnato dalla storia, dalla memoria e dall’incertezza.

Le immagini mostrano rovine sovietiche, monumenti storici, campagne immerse nella neve o nella pioggia, scenari industriali abbandonati. Le figure umane — spesso isolate — vengono collocate in questi ambienti con una composizione attenta e quasi cinematografica. Il risultato è una sequenza visiva che sfugge alla linearità temporale: fotografie a colori e in bianco e nero si alternano, mentre l’assenza di didascalie contribuisce a creare una sensazione di tempo indefinito.

Nel libro ricorrono anche alcuni elementi simbolici. Gli animali attraversano l’intero progetto: cavalli, cani randagi, gatti selvatici e perfino un orso, simbolo associato alla Russia, che appare sia in uno zoo sia come costume indossato da un bambino. Allo stesso modo, il ponte — evocato dal titolo tratto da una poesia di Ingeborg Bachmann — diventa metafora centrale: un collegamento tra due lati che, paradossalmente, resta isolato e fragile.

Nelle note finali del volume, Hinsch cita Mirror di Andrej Tarkovskij, film costruito attraverso una narrazione frammentata in cui memorie, sogni e tempi diversi convivono. Questo approccio influenza la struttura del libro, che procede per associazioni visive più che per racconto lineare, lasciando emergere una dimensione emotiva più che documentaria.

Il risultato è un progetto che riflette sulle trasformazioni lente e spesso invisibili che attraversano una società. Lonely Are All the Bridges non cerca eroi né antagonisti, ma osserva le forze sottili che dividono e allo stesso tempo tengono insieme le persone, trasformando il paesaggio ucraino in una narrazione sospesa tra memoria, presente e futuro incerto.
in cover: Bridge II, Gorochowatka, Oskil River, Ukraine, 2023 © Robin Hinsch
