Robin Schimko, reduce da un viaggio in Thailandia, torna con una serie scatti riguardanti uno dei rituali più estremi e affascinanti al mondo. Il fotografo tedesco, che da anni gira il globo inseguendo l’energia spontanea della street photography, ha appena concluso una nuova tappa del suo progetto dedicato al Phuket Vegetarian Festival, una celebrazione taoista che sfugge a qualsiasi definizione semplice.

Nonostante il nome, non si tratta affatto di un festival gastronomico: è un vortice di spiritualità, trance collettiva e caos rituale. Per giorni interi le strade di Phuket vengono invase da processioni, petardi, fumo denso e un’energia quasi primordiale. I partecipanti, in stati di trance profonda, praticano atti di autosacrificio come forma di purificazione e protezione della comunità, trasformando ogni vicolo in una scena che oscilla tra il sacro e il surreale.

Per Robin Schimko fotografare tutto questo significa muoversi dentro un organismo vivo, seguire il ritmo incessante dei medium, schivare esplosioni, pioggia tropicale e il frastuono continuo. Quest’anno il festival lo ha costretto a svegliarsi alle cinque del mattino, attraversare la città sotto acquazzoni interminabili e lasciarsi guidare dall’intensità del momento. Ma è proprio questo attrito – tra devozione, caos e resistenza fisica – a rendere il progetto così potente.






