Photography La Pocket Beach tutta italiana di Salvatore Matarazzo
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La Pocket Beach tutta italiana di Salvatore Matarazzo

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Anna Frattini

C’è una spiaggia, sulla costa toscana, che non troverete nelle guide patinate e nemmeno tra gli spot più instagrammati d’Italia. È una spiaggia quotidiana, vissuta, fatta di personaggi locali e architetture spettrali, dove l’estate si consuma tra cocomeri tagliati sotto l’ombrellone, giochi d’acqua e vecchi chioschi dal fascino decadente. È qui che Salvatore Matarazzo ha puntato il suo flash, restituendoci Pocket Beach, un racconto fotografico potente e viscerale, capace di rivelare l’anima più autentica del nostro rapporto col mare.

Matarazzo, nato a Viareggio nel 1980 e membro del collettivo internazionale Full Frontal Flash, non è nuovo a progetti che intrecciano intimità e ironia. Con il suo uso sapiente e audace del flash, scolpisce volti e corpi sotto il sole cocente dell’estate italiana, restituendo un’immagine che è tanto grottesca quanto affettuosa. In Pocket Beach, l’obiettivo si concentra su Marina di Massa, ma potrebbe essere qualunque lido della provincia italiana. Quello che conta sono le storie: micro-narrazioni di libertà, spontaneità, piccole epifanie balneari.

C’è l’uomo che canta con una radiolina nascosta sotto il costume, i bambini che si rincorrono con i fucili ad acqua sopra una scogliera, la signora che rifiuta di farsi fotografare ma offre una fetta di cocomero. Ogni incontro è uno scatto, ogni scatto un ritratto sociale. E poi ci sono loro: gli ecomostri coloniali, ex colonie fasciste ora fatiscenti, che si ergono come scenografie assurde e necessarie, glitch architettonici che bloccano il tempo e amplificano il surreale.

Il tono del racconto è diaristico e cinematografico. Matarazzo non si limita a osservare: si infila in acqua con un materassino per cogliere di sorpresa tre ragazzi sugli scogli, si brucia la pelle sotto il sole, si lascia coinvolgere nella micro-comunità che anima la spiaggia. Pocket Beach è un lavoro che ha il sapore della nostalgia e della scoperta continua. È un’estate vissuta a pelle nuda, dove ognuno, in costume, si libera delle maschere sociali e si mostra per quello che è.

Pubblicato originariamente nel 2017, il progetto resta ancora oggi un manifesto visivo dell’approccio di Matarazzo alla fotografia: viscerale, teatrale, sempre a un passo dall’invadenza ma capace di creare connessioni sincere. In un’epoca in cui la fotografia si fa sempre più filtrata e costruita, Pocket Beach ci riporta alla verità brutale e tenera della pellicola e della luce sparata in faccia. Un progetto che non può non ricordarci le stesse suggestioni di Martin Parr e che ci proietta in uno scenario tutto italiano.

«Quando la gente va al mare, non si preoccupa di rimanere coperta solo da un costume. Si libera dai freni inibitori», scrive Matarazzo. E in quelle libertà temporanee, effimere ma vere, si riflette qualcosa di più profondo sull’essere umani.

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Scritto da Anna Frattini

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