Tutti i colori di Martin Parr a Milano

Tutti i colori di Martin Parr a Milano

Giorgia Massari · 3 settimane fa · Photography

Crudele, compassionevole, ma anche onesta. La fotografia di Martin Parr guarda con sarcasmo agli aspetti più autentici della società consumistica in cui viviamo, scegliendo con cura i soggetti che incarnano i nostri tratti più ridicoli e imbarazzanti. Il suo linguaggio, che negli anni Settanta passa dal bianco e nero ai colori saturi e più tardi dalla scena al dettaglio, è provocatorio e irriverente, talvolta spietato. Tutto gira intorno alla cultura di massa, dal nostro rapporto con il cibo fino al turismo. Di fronte alle foto di Parr non possiamo far altro che ridere di noi stessi, una risata che porta con sé una leggera vergogna. «Quello che penso dell’uomo contemporaneo è abbastanza deprimente», ha detto Martin Parr durante la conferenza stampa al Mudec Photo di Milano, che da oggi 9 febbraio ospita la sua mostra personale, «vogliamo mostrare la parte migliore di noi ma la realtà è diversa, la mia è solo una traduzione di ciò che leggo nel mondo».

Martin Parr, Mudec di Milano, Ph. Carlotta Coppo

«Martin Parr non si può definire reporter ma più correttamente fotografo documentarista», ha spiegato oggi durante una conversazione con Parr la storica e critica della fotografia Roberta Valtorta, continuando: «Parr non è qualcuno che racconta dei fatti che si svolgono, ma è un osservatore accanito di certe cose che lui ha scelto come soggetto». La mostra Short&Sweet – aperta fino al 30 giugno 2024 e curata dallo stesso Parr con Magnum Photos -, dà particolare risalto a Common Sense, la serie che lo ha reso famoso e che meglio esplicita la sua ricerca sulla società “vetrinizzata”, schiava dell’apparenza e condizionata dai mass media. In un certo senso, come ha sottolineato Valtorta, il suo è un approccio antropologico volto all’osservazione meticolosa del tempo libero delle persone, sempre alla ricerca dell’elemento kitsch. I luoghi di svago, le spiagge e le mete turistiche sono i contesti entro cui Parr immortala i suoi soggetti. Il suo successo è da ricercare nell’aspetto divertente, estremamente colorato e irriverente, oltre che nella potenza delle immagini che guardano ai codici del linguaggio pubblicitario e commerciale «che con i colori vende un prodotto, mentre io» dice Parr, «uso i colori accesi per vendere una visione».

Martin Parr
USA, Florida, Miami, 1998
Da “Life’s a Beach”
© Martin Parr/Magnum Photos
Martin Parr USA, Florida, Miami, 1998 Da “Life’s a Beach” © Martin Parr/Magnum Photos
Martin Parr Sigaretta Common Sense, 1995-1999 © Martin Parr/Magnum Photos
Mudec, Conferenza stampa della mostra Short&Sweet di Martin Parr, 9 febbraio 2024, Ph Credits Andrés Juan Suarez
Martin Parr, Mudec di Milano, Ph. Carlotta Coppo
Martin Parr, Mudec di Milano, Ph. Carlotta Coppo
Mudec, Conferenza stampa della mostra Short&Sweet di Martin Parr, 9 febbraio 2024, Ph Credits Andrés Juan Suarez
Mudec, Conferenza stampa della mostra Short&Sweet di Martin Parr, 9 febbraio 2024, Ph Credits Andrés Juan Suarez

In Cover: Martin Parr, Common Sense, 1995-1999 © Martin Parr/Magnum Photos

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L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale

L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale

Anna Frattini · 4 giorni fa · Art

Fino al 24 marzo 2024 sarà possibile visitare Mariella Bettineschi. All in One, la mostra che ripercorre quattro gruppi di lavori realizzati dall’artista bresciana fra il 1980 e il 2023. Un vero e proprio viaggio che attraversa alcune stagioni della carriera dell’artista che non può essere racchiusa in una definizione lineare. La mostra, sponsorizzata da Dior e da partner istituzionali quali Lavazza Group e Salone del Mobile.

Mariella Bettineschi, Morbido

La poetica di Mariella Bettineschi si rifà alla capacità di sperimentazione e sul linguaggio piuttosto che sul proprio corpo o di altre donne. L’osservatore viene condotto verso riflessioni sulla storia dell’arte e sul ruolo della donna attraverso scultura, pittura e fotografia. Morbidi e Piumari sono alcune delle serie esposte al secondo piano della Triennale, organze imbottite di bambagia o di piume, decorate con parole di oro colato o trapunta in ciniglia, filo di nylon o metallo e perline. I Tesori, invece, sono carte da lucido che diventano materiche attraverso un percorso specifico di catramina, acquaragia e strati di colature di pigmenti dorati a caldo. C’è anche L’era successiva, una serie che Bettineschi inizia nel 2008 contestualmente alla sperimentazione con lo sdoppiamento fotografico di nature, biblioteche e ritratti femminili. È questo il momento in cui l’artista sposta l’attenzione dal presente per dedicarsi al futuro. Il tema di questa serie rimane la sovversione del tempo passando per lo scivolamento di una dimensione atemporale in cui «non ci sono relazioni tra i viventi perché tutto è fenomenologico ed eterno» come si legge nel testo curatoriale scritto da Paola Ugolini.

Le immagini di Mariella Bettineschi sono in bilico fra realtà e mondi immaginati, lontane dalla corporalità, del tutto bandita dalla sua ricerca formale. Si rivolge tutto verso l’interiorità e questo slittamento di percezione non è altro che quello che contraddistingue l’artista. Lo sguardo di Bia de’ Medici del Bronzino – attraverso l’intervento di Bettineschi – viene riattualizzato e decontestualizzato, per esempio. Il tutto catturando la nostra attenzione e facendoci interrogare sull’idea che abbiamo della donna oggi, a distanza di secoli rispetto a Raffaello, Leonardo, Tiziano, Veronese e lo stesso Bronzino.

L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale
Art
L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale
L’interiorità di Mariella Bettineschi in Triennale
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Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile

Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile

Giorgia Massari · 4 giorni fa · Art

Ridere dell’assurdità della vita, questo è l’invito che l’artista cinese Rong Bao fa ai visitatori della sua mostra di debutto da Saatchi Gallery. La prima artista cinese che la rinomata galleria londinese ospita, nonché vincitrice del premio COLAB della Royal College of Art / Yorkshire Sculpture Park 2023. Con il titolo Rong Bao Is Me, l’ironia è già anticipata. Dando un’occhiata al suo account Instagram, in particolare ai video delle sue opere, è evidente l’aspetto giocoso che Bao ricerca. Le sue opere gonfiabili, come quelle in mostra alla Saatchi fino al 31 marzo, sono l’esempio perfetto. Pensiamo a “Floating” o “The Enigma”, con una forte estetica colorata e in costante movimento, le due sculture su larga scala vogliono riflettere sulla complessità e diversità della vita, prendendo in giro l’assurdo tentativo di mettere ordine nella società.

Al centro del lavoro di Rong Bao c’è l’interazione, in particolare la mostra Rong Bao Is Me vuol essere «un parco giochi di gesti», si legge sul sito di Saatchi Gallery, che invita gli spettatori a entrare in contatto «con i loro lati maliziosi e a partecipare a un mondo che si spinge oltre i confini dell’accettabilità». L’aspetto interattivo è sì giocoso ma allo stesso tempo è provocatorio, con la chiara intenzione di sfidare lo spettatore a ragionare sulla percezione del mondo che lo circonda. Andare oltre l’accettabile significa per Rong Bao ricerare l’elemento deviante, che possa defamiliarizzare il pubblico. Un elemento quotidiano è ora privato dei suoi elementi caratterizzanti, sovvertito e svuotato di senso, portando il visitatore a compiere gesti – nei confronti delle opere – futili e insensati, così da mettere in discussione i preconcetti e l’ordine imposto dalla società.

Courtesy Saatchi Gallery & Rong Bao

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Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile
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Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile
Rong Bao va oltre i confini dell’accettabile
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Nika Sandler parla fuori dai denti

Nika Sandler parla fuori dai denti

Giorgia Massari · 5 giorni fa · Art

«In questa serie esploro i denti come testimonianza dell’esperienza umana», ci racconta l’arista Nika Sandler, che basa la sua ricerca sull’indagine dell’elemento perturbante e disgustoso. In questa serie, dal titolo A History of Teeth, la sua intenzione è chiara: approfondire i segreti e i misteri dell’essere umano attraverso una parte del corpo così determinante come i denti. Possono suscitare disgusto, ribrezzo, ma possono essere anche sensuali, incarnando un paradosso estetico. Da un lato l’erotismo, dall’altro la repulsione. Oltre all’aspetto estetico, Sandler va oltre la percezione umana e si addentra in ambito scientifico, studiando i batteri della placca, offrendo uno sguardo alternativo sulla nostra bocca e sulla storia che i nostri denti raccontano. Sandler, nell’esplorare la dualità tra il piacere e il disgustoso, invita gli spettatori a riflettere sul significato più profondo dei denti come portatori di esperienze umane. La sua ricerca spazia dalla fisicità sensoriale alla visione tecnologica, creando uno spazio in cui il corpo diventa una tela ricca di narrazioni.

Courtesy Nika Sandler

Nika Sandler parla fuori dai denti
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Nika Sandler parla fuori dai denti
Nika Sandler parla fuori dai denti
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Gli scontrini di Jonathan Monk sono arte

Gli scontrini di Jonathan Monk sono arte

Giorgia Massari · 6 giorni fa · Art

L’opera di un artista established può costare meno di cinquanta euro? Sembra impossibile, ma la risposta è sì. Stiamo parlando degli scontrini d’artista dell’artista britannico Jonathan Monk (1969), noto per la sua arte irriverente. Chi conosce Monk sa che la sua è un’arte concettuale, che spesso si appropria e cita in modo ironico elementi del mondo dell’arte contemporanea, per questo la sua serie sugli scontrini non sorprende gli addetti ai lavori. Da un po’ di anni ormai, Monk utilizza come supporto delle sue opere dei veri e propri scontrini e ricevute di pagamento di bar e ristoranti, su cui disegna con diversi stili, citando anche altri artisti, uno dei nostri preferiti è quello in cui omaggia l’artista italiano Alighiero Boetti o anche quello con l’iconica banana di Andy Warhol. Gli aspetti interessanti sono senza dubbio la vendita, che avviene su Instagram, e il prezzo, che corrisponde alla cifra riportata sullo scontrino.

Courtesy Jonathan Monk

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