Il nudo ha sempre fatto parte della storia dell’arte. Nella Preistoria la divinità della fertilità veniva rappresentata con piccole statue di donne nude, nell’antica Grecia e nell’antica Roma le sculture raffiguranti gli dèi, ma anche semplici uomini, celebravano la perfezione delle forme e delle proporzioni, come i Bronzi di Riace. Con il passare dei secoli, durante il Rinascimento, il nudo, femminile e maschile, è diventato uno dei soggetti più amati dagli artisti e dai mecenati. Fu in questo periodo, infatti, che vennero realizzati capolavori come il David di Donatello o la Nascita di Venere di Botticelli. In Età Moderna, viene sdoganato il nudo femminile non religioso e l’Olympia di Manet può essere considerato il manifesto di questo cambiamento. Oggi il nudo fa parte della nostra quotidianità.
Ma se ormai nel mondo dell’arte, del cinema, della tv si è capito che nudo non vuol dire volgare e non vuol dire pornografia, in quello dei social questo tema è ancora un tabù. Sembra quasi un paradosso, ma la realtà è che i complicatissimi algoritmi sui quali si basano Facebook, Instagram e altri social non riescono a distinguere un’immagine pornografica da un nudo artistico e, seguendo la regola del “o tutti o nessuno”, oscurano, cancellano o chiudono i profili di tutti quegli artisti e fotografi che nel nudo hanno trovato il loro mezzo d’espressione.
Tra questi c’è sicuramente Savannah Spirit, fotografa e curatrice americana, che attraverso il suo lavoro cerca da sempre di combattere la percezione che la società e i social hanno del nudo, soprattutto quello femminile – basti pensare che su Instagram i capezzoli femminili vanno censurati mentre quelli maschili no.
Tra i suoi lavori uno dei più conosciuti è sicuramente “I Am My Own Muse”, una serie di autoritratti in cui – come si può dedurre dal titolo – Savannah diventa la musa di sé stessa e in una totale intimità è libera di mostrare il proprio corpo al mondo. A rendere questi scatti ancora più interessanti è l’uso della luce: Savannah gioca con le ombre create da persiane o tende in pizzo che si posano sulla pelle bianca e giocano con le sue forme. Il risultato finale sembra quasi un’illusone ottica, amplificata dalla scelta del bianco e nero.
«This series applies modern ideas of feminism while exploring it in the context of social media where my work is often flagged for nudity and deemed “unsafe.” Social media sexualizes the body by forcing artists to self-censor, at the behest of the artist. This, in turn, changes the narrative of the work originally intended.»
Su Don’t Delete Art, sito dedicato a tutti quei progetti artistici che sono stai censurati dai social, Savannah Spirit ha raccontato di come sia Facebook sia Instagram le abbiano chiuso temporaneamente l’account in seguito alla pubblicazione di alcune sue fotografie.
Qui sotto potete trovare alcuni scatti di “I Am My Own Muse”, ma per non perdervi nessun lavoro di Savannah Spirit seguitela su Instagram e visitate il suo sito.










