Photography Le ombre del Kurdistan negli scatti di Murat Yazar
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Le ombre del Kurdistan negli scatti di Murat Yazar

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Giulia Guido

Ci sono popoli la cui storia è fatta di confini disegnati da altri, di lingue proibite, di identità che resistono nonostante tutto. Il Kurdistan è uno di questi luoghi, o meglio, di questi non-luoghi, perché il Kurdistan come stato non esiste, diviso da oltre un secolo in quattro nazioni diverse. Era il 1916 quando le potenze europee divisero il Kurdistan tra Turchia, Iraq, Iran e Siria. Da allora, i trenta milioni di curdi sparsi in questi territori non hanno mai smesso di lottare per un’identità culturale che qualcuno ha sempre cercato di cancellare.

È da questa ferita aperta che nasce Shadows of Kurdistan, il progetto del fotografo curdo Murat Yazar, un lavoro che scava nella profondità della cultura curda e nella complessità della sua situazione politica, in un presente segnato dalla guerra civile in tre dei quattro paesi che si dividono questo territorio.

Le immagini di Yazar non raccontano solo il conflitto. Mostrano cosa si rischia di perdere quando la pace non arriva, ma raccontano anche che la guerra non è tutto ciò che il popolo curdo ha da offrire al mondo. Dietro le tensioni politiche, c’è una vita quotidiana piena, una cultura vibrante che continua a esistere nonostante decenni di assimilazione forzata, nonostante il divieto di parlare la propria lingua o studiare la propria storia.

«Per noi curdi la pace è come la storia raccontata da Samuel Beckett in Aspettando Godot», racconta Yazar. Un’attesa che dura da un secolo, sullo sfondo di un’eredità culturale forte e profonda che il fotografo cerca di restituire attraverso il suo lavoro, tra cultura, vita quotidiana, situazione politica e paesaggi del Kurdistan.

Per farlo, Yazar ha scelto un approccio di slow journalism. Non ci sono scatti rubati, ma immagini figlie di mesi trascorsi nei territori, dentro le comunità, per cogliere le sfumature di ogni singola realtà. Un modo di lavorare che restituisce alle fotografie una profondità difficile da ottenere altrimenti, e che trasforma Shadows of Kurdistan in un progetto tanto politico quanto umano, un tentativo di raccontare l’identità culturale curda non per dividere, ma per costruire comprensione tra i popoli.

«La storia dell’umanità può essere raccontata in molti modi diversi», dice Yazar. «Con questo progetto, il mio obiettivo è mostrare e raccontare il Kurdistan attraverso la fotografia».

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Scritto da Giulia Guido

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