I tessuti dei nostri indumenti definiscono l’identità di chi li indossa. Secondo l’artista Shawn Huckins coprirsi significa mostrarsi al mondo e allo stesso tempo nascondersi, in alcuni casi proteggersi, dal caldo, dal freddo e dalla pioggia, ma soprattutto dallo sguardo di chi sta intorno a noi.
Le trame, così come le fantasie che scegliamo di indossare, che siano pied de poule, Paisley o Principe di Galles, definiscono il nostro umore e la nostra identità, ed è per questo che l’artista con base nel sud Hampshire ha scelto di reinterpretare la tradizione pittorica americana partendo proprio dal legame tessuto-identità.
“Dirty Laundry” è una serie di opere che si ispira alla ritrattistica americana del XVIII e XIX secolo, con i volti dei soggetti ritratti ad olio che vengono coperti da pile di tessuti, arrotolati o calati sulle teste dei soggetti.
La scelta di rappresentare i cotoni e le sete in modo disordinato non è solo un modo per valorizzare la plasticità delle pieghe ma piuttosto uno strumento per rendere ancora più centrale il tema della dimensione privata. I soggetti nascosti, dei quali noi vediamo solo qualche dettaglio del viso o i gesti delle mani, appaiono misteriosi, in qualche modo protetti nella loro interiorità, seppur si manifestino al mondo come pieni di colori, che in qualche modo non li rappresentano ma li proteggono dallo sguardo, il nostro.
Shawn Huckins si sta interrogando sul significato della tradizione, sull’identità del popolo americano e non solo, su quel legame ancora da definire che abbiamo con gli oggetti materiali.

