Per il mondo dell’arte è una scrittrice, per il mondo dell’editoria una conceptual artist e performer, Sophia Giovannitti sembra illeggibile. Sostentandosi anche con il sex working, Giovannitti presenta un profilo particolarmente inusuale che fa di lei un personaggio tanto complesso quanto interessante. Il 30 maggio è uscito Working Girl: on selling art and selling sex, un libro che racconta delle sue esperienze nel mondo dell’arte e del sex working spiegando come questi due mondi – apparentemente lontanissimi – siano in realtà molto vicini. Sophia sostiene che l’arte e il sesso occupino posizioni speculari sotto l’ombrello del capitalismo proprio perchè ci viene da sempre inculcato che questi due mondi non dovrebbero essere mercificati. Il capitalismo, infatti, rimane uno dei temi più importanti affrontati nel percorso di Sophia Giovannitti.

Nella sua prima personale – intitolata Untitled (Incall)– alla Recess Gallery di Brooklyn nel 2021, Giovannitti riflette sull’inesistenza della separazione fra il sesso e l’arte. La galleria si è trasformata in una erotic reading room e luogo dove i sex workers incontrano i propri clienti, invitando i potenziali collezionisti a interagire con lei per la modica cifra di $20,000. Il punto focale di questa performance sono proprio i soldi, il concreto flusso circolare di capitale. Il tutto seguendo la logica della pornostar Annie Sprinkle che ha notoriamente affermato che l’industria del sesso finanzia più artisti del National Endowment of the Arts. I riferimenti legati a questa personale sono molti, a partire dall’opera di Andrea Fraser, Untitled (2003), dove l’artista si filma durante un rapporto sessuale con un collezionista. L’obbiettivo? Completare un accordo contrattuale per l’acquisizione di un’opera d’arte. Giovannitti, a differenza di Fraser, va oltre concentrandosi sull’aspetto transazionale piuttosto che sul lato metaforico.
In Collateral, la sua seconda mostra personale in collaborazione con DUPLEX, Sophia approfondisce questi temi spaziando dal sesso alla violenza, passando per la funzione dell’artista nel sistema capitalista e per il tema della sorveglianza. In Incall: Study 2: Contract, invece, lo spettatore doveva contribuire con una cauzione di $1000 dollari per partecipare a questa mostra fra auto-ritratti e altre fotografie scattate da Daniel Arnold.
La ricerca dell’artista si intreccia con la pubblicazione di Working Girl, un libro nato come una serie di articoli fortemente influenzata dal personal essay boom, vista la forte componente di autenticità associata a questo format. Sesso e capitalismo sono al centro di questo libro, contaminando svariati temi: la vendita delle sue opere, le sue esperienze e il suo contesto lavorativo – sia legato al mondo dell’arte che al mondo del sex work. Il punto di vista di Sophia Giovannitti affronta temi incredibilmente attuali come il femminismo, la legalizzazione del sex working e lo stato del mondo dell’arte facendoci riflettere e aprendo una discussione piuttosto rivoluzionaria attorno al modo in cui gli artisti decidono di sostentarsi.

Per saperne di più su Sophia Giovannitti qui il suo profilo Instagram.
