Swatch ama l’arte e torna alla Biennale di Venezia per la quinta volta

Art

Con 5 artisti ad esporre tra i Giardini e l’Arsenale, Swatch torna alla Biennale di Venezia nelle vesti di partner ufficiale per il quinto anno consecutivo.

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13 Maggio 2019

“Tramite un ponte virtuale tra Oriente ed Occidente, porteremo ancora una volta lo Swatch Art Peace Hotel a Venezia. Nelle Sale d’Armi B dell’Arsenale proporremo il tema Faces & Traces grazie alla presenza di quattro artisti che hanno vissuto un’esperienza nella residenza per artisti di Shanghai. Il nostro padiglione ai Giardini ospiterà un solo artista con le sue straordinarie opere e il suo orologio Swatch Art Special.”

Inizia con le parole di Carlo Giordanetti, direttore creativo di Swatch, il quinto viaggio consecutivo della casa orologiera svizzera verso la Biennale di Venezia nelle vesti di partner ufficiale.
Giunta alla sua 58. edizione, l’Esposizione Internazionale d’Arte, si conferma come il più importante evento dedicato all’arte contemporanea mondiale, con 79 artisti proveniente da tutto il mondo chiamati dal curatore Ralph Rugoff per dare vita a “May You Live In Interesting Times”, titolo che vede le sue origini in un’espressione inglese attribuita, erroneamente e a lungo, ad un’antica maledizione cinese dove “interesting times” evoca l’idea di tempi difficili, bui e di crisi.
Un’edizione, quella di Rugoff, che non ruota attorno ad un solo tema bensì a molti degli aspetti precari che caratterizzano l’esistenza attuale, grazie alla presenza di opere in grado di mettere in discussione le categorie di pensiero esistenti sottolineando anche la funzione sociale dell’arte.

In questo ambito, Swatch, che il suo legame con il mondo artistico lo celebra da Oriente a Occidente, porta con sé 5 artisti, tra affermati ed emergenti, in entrambe le sedi della Biennale.
A rendere ancora più suggestiva la cornice dei Giardini, ci pensa l’opera site-specific realizzata dall’artista Joe Tilson, mentre presso la Sala d’Armi dell’Arsenale sono in mostra le opere di ben 4 artisti provenienti dallo Swatch Art Peace Hotel, la residenza artistica di Swatch a Shanghai.

“Swatch è il partner ufficiale per stile, qualità e per il modo di pensare, progettare e fare” – Presidente Paolo Baratta.

From Venice with Love.

Si può riassumere così, il rapporto che lega l’artista britannico Joe Tilson a Venezia.
Un amore talmente grande che lo spinge, nonostante i suoi 90 anni, a viaggiare al fianco della moglie da Londra fino alla città lagunare in treno, per passare lì alcuni mesi, così da oltre 60 anni.
E l’installazione site-specific che si erge colorata negli spazi dei Giardini, non poteva che essere un omaggio alla sua amata.
The Flags, questo il titolo dell’opera, è una rivisitazione di tre dipinti parte del ciclo “The Stones of Venice”, 24 grandi bandiere colorate, lasciate libere di muoversi in ogni direzione, in cui sono combinati dettagli delle sue chiese veneziane preferite, pavimentazioni in pietra e incisioni scritte. 

Tilson, veterano della Biennale di Venezia per cui rappresentò la Gran Bretagna alla 32. edizione nel 1964, è anche il protagonista di una delle tradizioni che lega Swatch all’Esposizione Internazionale d’Arte, l’orologio in limited edition che quest’anno conta solo 2019 pezzi.
Il Joe Tilson Venetian Watch, ispirato all’opera “The Stone of Venice, Palazzo Contarini”, riflette appieno la produzione artistica vivace e colorata dell’artista e potrà essere acquistato solo al bookshop della Biennale.

Swatch Faces 2019, da Shanghai fino a Venezia

Una delle iniziative più belle legate al mondo di Swatch è sicuramente lo Swatch Art Peace Hotel, la residenza artistica con sede a Shanghai che dal 2011 ad oggi ha ospitato più di 350 artisti da tutto il mondo.
Un luogo di scambio, un luogo di culture e idee diverse da cui nascono opere artistiche di ogni genere grazie anche alla collaborazione e alla condivisione di tempo e spazio.
Quattro degli artisti internazionali che hanno vissuto un periodo della loro vita nella residenza, sono oggi protagonisti della storica Sala d’Armi dell’Arsenale: Santiago Aleman dalla Spagna, Tracey Snelling dagli Stati Uniti, Jessie Yingying Gong dalla Cina e Dorothy M Yoon dalla Corea del Sud.

Santiago Aleman, Levo

Levo, l’opera di Santiago Aleman, nome d’arte di Julian Ramirez Rentero, è caratterizzata dalla natura socio-culturale focus della sua produzione artistica.
Nascosti dietro quella che sembra essere un’estetica semplice, una molteplicità di significati  connessi ai concetti di evoluzione sociale e personale rappresentati tramite l’utilizzo di colori, texture, materiali, forme e strutture.
Un’opera astratta che lascia allo spettatore la possibilità di poterla interpretare in maniera libera e soggettiva.

Tracey Snelling, Shanghai/Chongqing Hot Pot/Mixtape

Classe 1970, l’artista americana Tracey Snelling, ha passato in residenza 6 mesi della sua carriera artistica fino al febbraio 2019.
Le sue opere sono fortemente influenzate dalle persone, dal loro modo di vivere l’ambiente che le circonda, dai loro usi e costumi, esperienze ed emozioni.
Shanghai/Chongqing Hot Pot/Mixtape, l’installazione multimediale creata per la Biennale, è un gigantesco souvenir del suo viaggio in Cina, tra Chongqing e Shanghai.
Una collezione di ricordi, immagini, video, e oggetti. Ma anche piccole riproduzioni di luoghi che ha personalmente visitato, tra cui un bar e un negozio di tatuaggi, al cui interno vanno in onda video che mostrano l’artista alle prese con la sua vita quotidiana proprio in quei due luoghi.
Un grande, coloratissimo e rumoroso caos che la Snelling definisce “Clusterfucks”, dove tutto si mischia regalando all’insieme un risultato sì disturbante, ma anche fortemente accattivante.

Jessie Yingying Gong, Enfolding, Studio sulle scritture di genere.

Identità, simboli e linguaggi, sono i territori di studio e produzione dell’artista cinese Jessie Yingying Gong.
Enfolding, la sua opera esposta in Biennale, è un inno alle donne del passato e alla loro capacità di saper sfuggire ad un sistema patriarcale, inventando un nuovo metodo di comunicazione per potersi scambiare parole, informazioni ed idee.
Il Nüshu, che tradotto significa proprio “scrittura delle donne”, si riferisce a questo sistema di scrittura diffuso solo tra le donne della provincia dello Hunan e deriva, in tutta la sua stranezza, dagli ideogrammi cinesi trasformati però in caratteri quasi danzanti.
Fenomeno che si è poi sviluppato anche in Giappone, con l’annade, ossia “mano di donna”, che si contrapponeva al Kanji utilizzato maggiormente dagli uomini per redigere i documenti ufficiali.
Due metodi simili nell’idea, diversi nella forma, che hanno dato la possibilità alle popolazioni femminili di liberarsi dall’ambiente ristretto che le voleva silenti.

Dorothy M Yoon, This Moment is Magic

L’opera dell’artista sudcoreana Dorothy M Yoon, nasce durante la sua permanenza nello Swatch Art Peace Hotel nel 2017.
A metà fra realtà e la fantasia, fra la sua vita e la magia, l’artista trasforma tutto ciò che vive in qualcosa di più.
Un’iniezione analgesica che le viene somministrata quando, 7 anni fa, le diagnosticano il cancro diventa una bacchetta magica, mentre la stimolazione chimica da essa pervenuta diventa il costume di una ragazza magica che combatte contro il male.
L’arte di Yoon ha come obiettivo quello di trasformare il dolore, il suo ricordo e ogni sofferenza in fantasia e futuro, ricordando questi momenti come attimi di magia.

Le opere degli artisti di Swatch, insieme a tutto il resto dell’Esposizione, rimarranno visitabili fino al 24 novembre 2019.
Consiglio spassionato? Non perdetevela.

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