Tra le mani di Thomas Roger, il legno smette di essere un materiale e diventa un vero e proprio linguaggio. Un linguaggio che parla di equilibrio, di dubbi, di quella sottile distanza tra il gesto artigianale e la ricerca artistica.

Dalla sua base a Mulhouse, in Alsazia, Roger costruisce oggetti che sembrano sospesi tra il design e la scultura, tra la funzione e la poesia. Il suo studio, fondato nel 2022, è il luogo dove le tecniche tradizionali del legno incontrano una sensibilità contemporanea, fatta di osservazione, lentezza e rispetto per la materia.
«La maggior parte del tempo dubito», scrive sul suo sito. «Cerco di capire cosa c’è dentro di me, cosa c’è dentro il legno, e perché faccio oggetti, perché cerco l’arte. Poi arriva una scintilla, quando l’oggetto diventa qualcos’altro. Forse è questo che inseguo, forse è quello che chiamiamo arte funzionale». In queste parole c’è tutto il senso del suo lavoro: un dialogo costante tra il controllo e la perdita, tra la forma costruita e l’imprevisto che emerge.

Le sue collezioni nascono da un gesto preciso ma mai rigido. I volumi si articolano come piccole architetture, fatte di piani che si incontrano lasciando spazio al vuoto. In alcuni progetti, come la serie Kruth, il legno viene tagliato, bruciato, spazzolato e infine cerato con cera d’api e carnauba. Ogni superficie conserva i segni del tempo e del processo, raccontando una storia di equilibrio tra brutalità e delicatezza.

Una sensibilità che Roger porta anche fuori dal suo atelier, come nella recente collaborazione con Clara Valdes, designer e ceramista anch’essa di Mulhouse. Ispirandosi alle sue costruzioni in legno, Valdes ha reinterpretato le stesse forme in gres o Jesmonite, utilizzando la tecnica delle lastre. Una volta cotte, Roger interviene aggiungendo corde, funi o fili, trasformando ogni pezzo in un dialogo a due voci. «Nel processo di Thomas ci sono cinque facce che si rispondono, si articolano lasciando uno spazio al centro», spiega Clara. «La terra sembra lavorarsi come il legno. La découpe è netta, ma l’assemblaggio è delicato. L’equilibrio tra la spontaneità e la costruzione quasi matematica disegna uno spazio intimo».


Ma il legno di Thomas Roger non resta confinato all’artigianato. Nel 2025, la sua estetica ha conquistato Louis Vuitton, che lo ha scelto come collaboratore per la sfilata Women’s Cruise 2026 firmata da Nicolas Ghesquière. Tra le mura del Palais des Papes di Avignone, i suoi cofanetti e le sue strutture in legno sono diventati parte integrante della scenografia e degli accessori, ispirati alle eroine medievali. Un incontro tra l’artigianato alsaziano e la couture francese, tra il gesto manuale e la narrazione mitica.
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Il lavoro di Thomas Roger si muove su una linea sottile: quella che unisce l’oggetto quotidiano all’opera d’arte. Nelle sue forme si percepisce una tensione verso l’essenziale, una ricerca di equilibrio che parla di cura e responsabilità. E in questa dimensione, Roger continua a cercare.
