To Belong to Land nasce come mostra ma trova nel fanzine un modo di rimanere in vita. Curata da Dalia Al-Dujaili e ospitata negli spazi di Gola Gallery a Milano, l’esposizione ha affrontato il tema dello sradicamento ambientale e umano in Palestina attraverso lo sguardo di otto artisti: Adam Rouhana, Maen Hammad, Jenna Masoud, Samar Hazboun, Kholood Eid, Sakir Khader, Zach Hussein e Dean Majd. Un progetto che parla di terra, appartenenza e perdita, ma che rifiuta l’idea di essere confinato dentro le pareti bianche di una galleria.
La mostra prende forma in un momento storico in cui l’accesso alle immagini, ai luoghi e alle narrazioni palestinesi è sempre più frammentato, mediato, spesso negato. In questo contesto, To Belong to Land sceglie di espandersi oltre lo spazio fisico, trasformandosi in un fanzine: un oggetto riproducibile, portatile, accessibile, pensato per circolare liberamente. Non un semplice catalogo, ma un’estensione naturale del progetto curatoriale, capace di mantenere intatta la forza politica e poetica delle opere.
Le opere raccolte in To Belong to Land parlano di paesaggi feriti, di corpi in relazione alla terra, di quotidianità sospese tra memoria e sopravvivenza. Il passaggio dalla mostra al fanzine non ne attenua l’impatto, ma lo amplifica: l’esperienza non è più solo visiva, ma intima, quasi tattile. Sfogliare il fanzine significa entrare in una relazione diretta con le storie raccontate, senza filtri istituzionali.
In questo senso, To Belong to Land non è solo una mostra né solo una pubblicazione, ma un discorso aperto. Un progetto che rifiuta la staticità e sceglie la circolazione come forma di esistenza. Perché appartenere alla terra, oggi, significa anche trovare nuovi modi per raccontarla, proteggerla e farla viaggiare.
