Tra vintage e contemporaneo, i collages di Naomi Vona

Tra vintage e contemporaneo, i collages di Naomi Vona

Emanuele D'Angelo · 3 anni fa · Art

Ogni suo lavoro è composto fondamentalmente da tre elementi: il suo background di vita, le sue ispirazioni e il subconscio, che è anche il collante che tiene tutto insieme. Si definisce una “parassita d’archivio, senza cattive intenzioni”, un’artista unica che riesce a combinare fotografia, collage e illustrazione. Stiamo parlando di Naomi Vona, artista italiana con sede a Londra, capace di prendere qualsivoglia illustrazione o foto stravolgerla, rielaborarla e creare una nuova interpretazione degli scatti originali.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Naomi Vona (@mariko_koda)

Il suo lavoro parte essenzialmente da penne, carta, washi tape e adesivi, con questi semplici strumenti riesce a dare a ogni immagine una nuova vita, reinterpretandola con il suo particolare stile, tra vintage e contemporaneo.

Il recupero di foto vintage è una pratica sempre più diffusa, in un mondo saturo di dispositivi digitali, saper ripescare qualcosa dal passato ma soprattutto saperle rielaborare nel giusto modo non è da tutti.

Naomi Vona ha fatto di ciò il suo cavallo di battaglia, creando diverse serie di cui oggi abbiamo deciso di parlarvi, ma per non perdere tutti suoi lavori vi basterà visitare il suo sito o seguirla su Behance.

Il primo e forse più controverso progetto di cui abbiamo deciso di parlarvi è senza dubbio “Selling lies”, dove Naomi Vona ha trasformato una normale rivista di moda in un diario visivo personale e controverso.

Un lavoro complesso che riesce a fondere diverse tecniche, alternando immagini vintage e contemporanee per generare una nuova interpretazione degli scatti originali.
Un’interpretazione che sa di protesta, per un mondo della moda che secondo la sua prospettiva personale propone spesso pubblicità futili e fini a loro stesse.

In “Selling lies” l’artista italiana ha eliminato ogni marchio, ogni vestito, lasciando visibile solo il viso di alcune modelle, aggiungendo solamente dei leggeri disegni dai colori vibranti.

Dalla moda passiamo alla musica, sì perché l’artista si è cimentata anche con i fantastici LP, che stanno pian piano ritornando di moda, quest’anno hanno addirittura superato la vendita dei normali dischi.
Dagli Abba a dischi meno conosciuti, Naomi Vona reinterpreta o addirittura stravolge le cover di alcuni dei dischi più celebri della storia dando una sua personale interpretazione.

Ho solo immaginato di mettere su un’astronave gli ABBA e vedere che tipo di successo potrebbe avere su un altro pianeta.

Nella seconda cover invece partendo dall’album di Tori Amos “Under the Pink” ha completamente ripensato l’intera copertina rendendola praticamente irriconoscibile.

Arriviamo adesso a “Mongolfiere Series”, uno sketchbook pieno di ritratti d’epoca alterati e pronti a volare.

Ho voluto immaginare l’estensione di ogni foto come un mondo astratto immaginario.

Ogni soggetto nella serie dell’artista italiana rappresenta un pallone galleggiante e colorato che vaga liberamente nel tempo e nello spazio. Naomi Vona ha scelto personalmente ogni immagine, ripescando dal cassetto foto di tanti, anzi tantissimi, anni fa, scegliendo anche testimonial d’eccellenza, uno su tutti Vincent van Gogh.

Un’artista piena di idee, che riesce a post-produrre le sue opere non grazie a programmi quali Photoshop ma utilizzando solo la sua creatività e suoi pennelli.

Tra vintage e contemporaneo, i collages di Naomi Vona
Art
Tra vintage e contemporaneo, i collages di Naomi Vona
Tra vintage e contemporaneo, i collages di Naomi Vona
1 · 9
2 · 9
3 · 9
4 · 9
5 · 9
6 · 9
7 · 9
8 · 9
9 · 9
Il riavvicinamento alla natura di Giulia Frump

Il riavvicinamento alla natura di Giulia Frump

Collater.al Contributors · 1 giorno fa · Photography

Di Giulia Frump ne abbiamo già parlato qui ma non potevamo non parlare di MAPS, il progetto della fotografa risalente al 2019 oggi in mostra da MIA Photo Fair, fino al 14 aprile. L’intenzione di questo racconto visivo è quella di ricostruire questo legame apparentemente invisibile col mondo naturale attraverso fotografie, mettendo a confronto elementi tanto diversi quanto simili. Questa riflessione nasce dal mondo in cui viviamo, fatto di connessioni sempre più frequenti e facilitate dove il contatto fisico viene meno ogni giorno di più. Una considerazione fatta da moltissimi, sopratutto post COVID-19, ma che continua ad affascinarci.

Quello di Giulia Frump è un progetto che parla anche di accettazioni verso il corpo che cambia, sull’invecchiamento e sul dover sapersi fermare. I soggetti sono tutti femminili: donne che «hanno scelto di mostrare senza timore quelli che socialmente possono essere visti come difetti (macchie della pelle, rughe, capelli bianchi, cicatrici, vene e altro), offrendo un’immagine genuina dei numerosi cambiamenti che avvengono durante la vita, abbracciandoli e lasciando che la fotografia le aiutasse a compiere un processo di accettazione» come ci racconta la fotografa.

Insomma, questa nuova realtà ci avvicina a mondi lontanissimi ma simultaneamente mette in disparte la nostra appartenenza al mondo naturale, ormai relegata a pochi momenti della nostra quotidianità. Questo snaturamento ha dato però il via a MAPS che già nel 2019 ragionava su queste tematiche.

Il riavvicinamento alla natura di Giulia Frump
Photography
Il riavvicinamento alla natura di Giulia Frump
Il riavvicinamento alla natura di Giulia Frump
1 · 9
2 · 9
3 · 9
4 · 9
5 · 9
6 · 9
7 · 9
8 · 9
9 · 9
Le foto di Cecilie Mengel sono un dialogo interiore

Le foto di Cecilie Mengel sono un dialogo interiore

Tommaso Berra · 24 ore fa · Photography

Basta ascoltare le conversazioni che nascono dentro la propria testa a Cecilie Mengel per immaginarsi come potrebbero essere rappresentate fotograficamente. L’artista danese e ora residente a New York realizza scatti che sono dialoghi interiori nati dagli stimoli che lei stessa riceve da ciò che la circonda e dalle persone con cui si trova a vivere momenti molto quotidiani.
Il risultato è una produzione artistica che è contraddistinta da una forte varietà nei soggetti e nelle ambientazioni, così come nello stile, una volta documentaristico, altre volte più vicino a una certa fotografia posata e teatrale. Si passa da scatti rubati in casa durante una conversazione a dettagli di una latta di salsa Heinz trovata nel porta oggetti di un taxi, tutto ricostruisce una storia comune e quotidiana.
Anche la tecnica di Cecilie Mengel rispecchia questa stessa idea di varietà. L’artista infatti combina fotografia digitale e analogica, in altri casi la post produzione aggiunge segni grafici alle immagini. Le luci talvolta sono naturali altre volte forzatamente create con il flash, creando un senso d’insieme magari meno omogeneo ma ricco di suggestioni e raconti personali.

Cecilie Mengel è stata ospite della mostra collettiva ImageNation a New York, dal 10 al 12 marzo 2023 a cura di Martin Vegas.

Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Cecilie Mengel | Collater.al
Le foto di Cecilie Mengel sono un dialogo interiore
Photography
Le foto di Cecilie Mengel sono un dialogo interiore
Le foto di Cecilie Mengel sono un dialogo interiore
1 · 12
2 · 12
3 · 12
4 · 12
5 · 12
6 · 12
7 · 12
8 · 12
9 · 12
10 · 12
11 · 12
12 · 12
I non-luoghi di Nanni Licitra

I non-luoghi di Nanni Licitra

Giorgia Massari · 2 giorni fa · Photography

Le fotografie di Nanni Licitra (1988) si concentrano principalmente sui non-luoghi, spazi anonimi e impersonali che costellano le periferie urbane. Licitra trasforma queste zone marginali in scenari altri, che acquistano un nuovo significato. Stiamo parlando della serie Hell end in Hell, le cui immagini sono riflessi emblematici di una società in trasformazione, dove l’individuo lotta per trovare un senso di appartenenza e identità in un contesto sempre più caotico e alienante. La serie, vincitrice del Grant di Liquida Photofestival, in mostra a Torino dal 2 al 5 maggio, è una vera e propria analisi socio-culturale che riflette in toto le contraddizioni della società contemporanea.

nanni licitra

Nanni Licitra ha iniziato la sua ricerca fotografica nel 2008 concentrandosi esclusivamente sulla fotografia analogica. Questa scelta non è casuale; infatti, la fotografia analogica richiede una pazienza e una precisione che si riflettono nel suo approccio distaccato e contemplativo. Licitra si pone come uno spettatore attento delle realtà che lo circondano, privilegiando uno sguardo che va oltre le apparenze per cogliere l’essenza delle cose. L’utilizzo dell’analogico da parte di Licitra non è solo una scelta tecnica, ma rappresenta anche una dichiarazione di intenti. In un’epoca dominata dalla velocità e dall’effimero delle immagini digitali, il fotografo siciliano opta per un ritmo più lento e contemplativo, che permette di approfondire le tematiche trattate e di trasmettere un senso di nostalgia e malinconia tipico dei non luoghi.

nanni licitra
nanni licitra

Courtesy Nanni Licitra

I non-luoghi di Nanni Licitra
Photography
I non-luoghi di Nanni Licitra
I non-luoghi di Nanni Licitra
1 · 10
2 · 10
3 · 10
4 · 10
5 · 10
6 · 10
7 · 10
8 · 10
9 · 10
10 · 10
Alec Gill e la storia di Hessle Road

Alec Gill e la storia di Hessle Road

Anna Frattini · 3 giorni fa · Photography

Alec Gill è un fotografo, storico e psicologo inglese nato a Hull, una città nella contea dell’East Riding dello Yorkshire, notoriamente portuale. Qualche anno fa è partita una raccolta fondi su Kickstarter per celebrare i cinquant’anni dalla prima foto realizzata per il progetto dedicato a Hessle Road con un libro e ne parliamo qui oggi. L’archivio di 7,000 fotografie – scattato con la sua Rolleicord twin-lens reflex – risale al decennio fra il 1970 e il 1980. Sono 240 le immagini finite in The Alec Gill Hassle Road photo archive e in ognuna di queste si respira a pieni polmoni l’atmosfera di un momento storico difficilissimo per gli abitanti. Si tratta del declino dell’importazione della pesca e le demolizioni della mass housing nella zona.

alec gill photo archive

The Alec Gill Hassle Road photo archive

Il libro, lanciato il 18 maggio scorso, è stato scritto e pensato a Iranzu Baker e Fran Méndez. In questa intervista di Port, Baker racconta alcuni aspetti del lavoro con Alec Gill. Il fotografo – nel corso della stesura del libro – si è infatti dimostrato «estremamente curioso, determinato e dedicato». In quegli anni, Gill si è concentrato anche sulla mancanza di aree gioco per i bambini e sul modo in cui le generazioni più giovani si sono adattate ai cambiamenti nella zona. Un altro obbiettivo è sicuramente stato quello di fermare il tempo prima della fine di un’era. Quella della pesca nella zona, terminata con le Cod Wars a partire dal 1958 fino al 1972 e al 1975. Un pezzo di storia che grazie a Gill non è stato dimenticato.

Quella di Gill è una vera e propria propensione per le storie degli underdog. La volontà è stata quella di assicurarsi che le storie di questi venissero raccontate, sia adesso che al tempo degli scatti. The Alec Gill Hassle Road photo archive non è solo uno studio sociale, quindi. Si tratta della testimonianza del rapporto che Gill ha instaurato a livello umano con i suoi concittadini. Le loro storie sembrano raccontarsi da sole davanti all’obbiettivo del fotografo. Ancora, la naturalezza degli scatti non solo riprende il tema infantile ma comunica in modo estremamente funzionale momenti della vita quotidiana degli abitanti di Hassle Road.

Alec Gill e la storia di Hessle Road
Photography
Alec Gill e la storia di Hessle Road
Alec Gill e la storia di Hessle Road
1 · 10
2 · 10
3 · 10
4 · 10
5 · 10
6 · 10
7 · 10
8 · 10
9 · 10
10 · 10