Art WHAT IF – Intervista a Steve Jobs
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WHAT IF – Intervista a Steve Jobs

WHAT IF è una rubrica sperimentale che mette in scena l’impossibile: intervistare grandi pensatori e intellettuali che non sono più tra noi.
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Buddy

WHAT IF è una rubrica sperimentale di Collater.al Magazine che mette in scena l’impossibile: una serie di interviste a grandi pensatori e intellettuali che non sono più tra noi.

Il progetto parte da uno speech di Steve Jobs del 1985 alla Lunds University: Jobs immaginava un futuro in cui il software avrebbe permesso a chiunque di dialogare con Aristotele, ricalcandone il pensiero attraverso i dati. Oggi, a quarant’anni di distanza, quel futuro è qui.

WHAT IF riprende quell’intuizione, trasformando gli archivi digitali del passato nel vocabolario di un nuovo dialogo.

Per inaugurare questa rubrica, quindi, non potevamo che decidere di fare due chiacchiere proprio con Steve Jobs.

In uno speech del 1985 sognavi di poter dialogare con Aristotele. Oggi l’IA è quella tecnologia che avevi immaginato?
Siamo vicini. Ad Aspen nell’83 e a Lund nell’85 cercavo un modo per catturare la “visione del mondo sottostante” di un pensatore. Quello che avete oggi, questi Large Language Models, sono dei bibliotecari incredibilmente veloci. Possono simulare la mia voce, ma non hanno ancora un’opinione. L’IA di oggi è un’approssimazione statistica, abbiamo fatto pattern matching avanzatissimo, statistica sublime. Ma un modello di linguaggio non è una mente. Quello che avevo in mente era una tecnologia capace di restituire qualcosa che assomigliasse a un’interazione vera con una mente viva. Una macchina che fosse un interlocutore. Non abbiamo davvero catturato la mente di Aristotele.

Hai definito il computer una “bicicletta per la mente'” L’IA di oggi ci sta ancora facendo pedalare più lontano o è diventata un pilota automatico?
Questa è la mia paura più grande. La bicicletta ti rendeva più efficiente, ma dovevi pedalare tu. Dovevi sudare. Oggi vedo troppe persone che si sono sedute sul sedile posteriore e hanno lasciato che l’IA guidi al loro posto. Se smetti di fare lo sforzo di pensare, i tuoi muscoli intellettuali si atrofizzano. L’IA non dovrebbe essere un pilota automatico che sceglie la meta; dovrebbe essere un esoscheletro che ti permette di correre a cento chilometri orari verso una destinazione che tu hai sognato. Siete scesi dalla sella e dovete risalire.

Eri ossessionato dal “fare” e dal processo. Se l’IA può generare tutto all’istante, c’è ancora spazio per il genio umano?
L’eccellenza non è un clic. Ho passato settimane a discutere sul raggio di curvatura degli angoli interni del Macintosh, cose che nessuno avrebbe mai visto. Perché? Perché lo sapevo io. Sapevo che c’era l’anima lì dentro. Se chiedi a un’IA di generare un design, ti darà la media di tutto quello che è già stato fatto. Il genio non è la media. Il genio è l’errore calcolato, è il gusto, è la capacità di dire “No” a mille cose buone per dire “Sì” a una cosa straordinaria. L’IA alza il livello della mediocrità, ma non tocca il soffitto della perfezione. Quello è ancora un affare umano.

Una volta hai detto “Design is how it works'” L’IA oggi è ancora buon design o abbiamo perso il controllo dell’interfaccia?
Se non capisci come funziona, è pessimo design. Oggi l’IA è una scatola nera. È un oracolo oscuro. I ricercatori stessi non sanno perché dia certe risposte. Questo è l’opposto della mia filosofia. Il design deve trasmettere potere all’utente, deve farlo sentire padrone dello strumento. Oggi invece lo strumento vi sta manipolando attraverso algoritmi che non vedete. Abbiamo perso la trasparenza. Al momento, è pura arroganza tecnologica.

Steve Jobs

Il mondo di oggi, la dipendenza dalla tecnologia, è così che pensavi che sarebbe andata?
Non avevamo progettato l’iPhone per essere una prigione, ma come una finestra. Avete chiuso le tende e siete rimasti dentro. Abbiamo costruito questi strumenti per liberare l’uomo, non per renderlo schiavo di un flusso infinito di dopamina. La tecnologia doveva essere invisibile e invece vi impedisce di guardare negli occhi chi vi sta vicino.

Come faremo a produrre di nuovo qualcosa di mai visto? Non stiamo creando un loop infinito di mediocrità?
Vedi, il design non è democrazia. Il gusto non è un voto a maggioranza. Il mio lavoro non è mai stato dare alla gente quello che voleva, ma quello di cui non sapeva ancora di aver bisogno. L’IA oggi è lo specchio del passato. È un’entità reazionaria. Se ci affidiamo a lei, smetteremo di inventare il futuro e inizieremo a rimasticare il passato all’infinito. La vera sfida creativa oggi non è usare l’IA, è avere il coraggio di contraddirla.

Steve Jobs

Come immagini adesso il futuro? Hai ancora un’intuizione per noi?
Tutti parlano di quanto l’IA sia intelligente. Nessuno parla di quanto sia vulnerabile. L’IA non sa cosa significhi fallire. Non sa cosa significhi essere licenziati, essere malati, avere paura di morire o essere innamorati follemente di un’idea che nessuno capisce. La creatività non nasce dall’intelligenza; nasce dal bisogno. Nasce dalla nostra finitezza. Una macchina che vive per sempre non potrà mai scrivere una canzone che ti fa piangere, perché non sa cosa significhi perdere tutto. Il mio consiglio non banale? Non cercate di rendere l’IA più umana. Cercate di rendere gli umani meno simili alle macchine.

È giusto permettere a un software di riportarti qui?
Mi state usando come un’icona, un brand, un database di intuizioni. Ma c’è una dignità nel finire. Se le generazioni future vivranno ascoltando i consigli dei ‘fantasmi digitali’ del passato, dove troveranno lo spazio per i loro nuovi eroi?

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Scritto da Buddy

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