Woodstock: 5 performance per celebrare il 50° anniversario

Woodstock: 5 performance per celebrare il 50° anniversario

Giulia Guido · 1 anno fa · Music

1969. Nixon viene eletto Presidente degli Stati Uniti e Gheddafi prende il potere il Libia, a New York gli omosessuali iniziano a manifestare per i loro diritti durante i Moti di Stonewall, a Londra i Beatles si esibiscono sul tetto dell’Apple Records e Milano viene scossa dalla Strage di Piazza Fontana. Mentre la Guerra del Vietnam colleziona sempre più morti l’uomo mette il primo piede sulla Luna. 

Esattamente a metà di questo marasma di eventi e rivoluzioni si posiziona Woodstock, il Festival musicale più famoso di tutti i tempi che per 3 giorni – tra ritardi, bis e imprevisti, alla fine, sono stati 4 – ha unito quasi un milione di persone che inebriato dalla situazione, dalla musica stupenda e da non poche sostanze stupefacenti, cantava a squarciagola al grido di Peace and Love

Dopo esattamente 50 anni siamo qui a celebrarlo con le 5 performance che hanno fatto la storia.

Richie Havens – Freedom

Woodstock ha ufficialmente inizio il 15 agosto 1969, pochi minuti dopo le 17.00, quando Richie Havens prende posto sul palco. L’euforia e le continue richieste di un bis portarono Richie a chiudere la sua performance improvvisando una versione di Motherless Child, una canzone che faceva parte della tradizione spiritual. Il significato del titolo può essere legato sia al fatto che molti figli di schiavi venivano venduti giovanissimi, diventando orfani, ma anche alla lontananza con la propria madre patria, l’Africa. 

Così Richie Havens, accompagnato dalla sua chitarra, iniziò a ripetere all’infinito la parola “Freedom” segnando in modo eclatante l’apertura del Festival.  

Santana – Soul Sacrifice 

Ventiquattro ore dopo era il momento di Santana e del suo gruppo omonimo, all’epoca non ancora molto conosciuto. Basti pensare al fatto che il primo album dei Santana non era ancora uscito, ma la loro performance riscosse un gran successo, soprattutto quella del brano Soul Sacrifice in cui Santana mostrò al mondo che con la chitarra non era per niente male. 

The Who – My Generation 

Un manifesto di un’intera generazione, My Generation chiude il live dei The Who – che si esibirono il secondo giorno. Un brano diventato simbolo di protesta di una cospicua fetta di giovani in un periodo storico in cui erano visti come il cambiamento, come qualcosa di sbagliato. 

La performance di My Generation è passata alla storia anche per la sua conclusione, quando Pete Townshend inizia a sbattere con forza la chitarra sul palco, per poi lanciarla tra la folla. 

Joe Cocker – With A Little Help From My Friends

Il terzo e ultimo giorno inizia col botto. Joe Cocker portò sul palco una line up unica che decise di concludere con uno dei più grandi successi dei Beatles, With A Little Help from My Friends. Nella versione di Cocker il brano, scritto da John Lennon e Paul McCartney per essere cantato da Ringo Star, subisce un vero e proprio riarrangiamento. 

Noi non siamo nessuno per giudicare quale delle due versioni sia meglio, ci limitiamo a goderne la bellezza. 

Jimi Hendrix – The Star Spangled Banner 

Ultimo, sia della nostra lista sia dell’intero Festival, è Jimi Hendrix. Della sua esibizione di due ore abbiamo deciso di citare la sua interpretazione di The Star Spangled Banner, ovvero dell’inno americano

Accompagnato dalla sua chitarra elettrica, la decisione di portare l’inno nazionale a Woodstock era un palese atto di protesta contro la politica del tempo e, ovviamente, contro la Guerra del Vietnam.

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Cinematography – Melancholia

Cinematography – Melancholia

Giordana Bonanno · 3 settimane fa · Photography

Melancholia è il nome del pianeta che sta per abbattersi sulla Terra e tracciare un destino infelice, più di quanto non lo sia già, per Justine e la sua famiglia.

Ma Melancholia è soprattutto la trasposizione di uno stato d’animo del regista Lars von Trier, un film che racconta e fa vivere la depressione anche a chi non ne è affetto. 

Il racconto è diviso in tre parti: il prologo girato in CGI e rifinito in slow-motion ci mostra i momenti dell’impatto tra la Terra e Melancholia, una sorta di flash forward con il quale Lars decide di non generare nessuna suspense rispetto all’eventuale collisione preannunciando infatti gli avvenimento dei due capitoli seguenti. 

Un inizio che ha in sé la consapevolezza di una fine, ciò che ci resta è capire come arrivarci.

La narrazione prosegue con il matrimonio tra Michael e Justin, quest’ultima interpretata da Kristen Dustin (a cui va il premio per la miglior interpretazione femminile al 64º Festival di Cannes), sulle note del preludio a Tristano e Isotta di Richard Wagner.

L’introspezione psicologica dei personaggi, soprattutto di Justine, è in primo piano: una descrizione perfetta del disturbo depressivo da cui è affetta rende completamente l’idea di ciò che sta provando, le sue ansie, paure, a tal punto da condizionarci e renderci parte della storia; un mal de vivre che diventa sempre più soffocante a causa dei movimenti della camera mossa a mano del regista.

Il film del 2011 è un’opera affascinante e ricca visivamente di simboli e rimandi artistici tra i quali spicca l’Ophelia di John Everett Millais.

Le scene sono chiaramente distinguibili grazie alla color correction che le separa tra quelle in toni caldi in cui prevale sentimento ed emozione, e fredde per quelle velate di incertezza.

Il tutto è poi avvolto da un’atmosfera surreale, la stessa che costruisce Polina Washington nei suoi scatti. Senza ombra di dubbio, la ricerca artistica della fotografa russa passa per il corpo umano che si accartoccia e si piega su se stesso diventando un insieme di forme che creano giochi di luci e di ombre.

Lo sapevi che: Il regista Lars von Trier ha ammesso di aver scritto la sceneggiatura sotto la forte influenza di alcol e droghe. In verità lo ha dichiarato per molti dei suoi film.

Genere: Drammatico
Regista: Lars von Trier
Direttore della Fotografia: Manuel Alberto Claro
Scrittore: Lars von Trier
Cast: Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland 

Cinematography – Melancholia
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

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Giulia Guido · 3 settimane fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle. 
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @luc.lattanzi, @_aneres_guizzo, @setteventitre, @oo.lli, @georgiacalderone, @concepltual_ph, @mrexo, @snapmyeye, @davidecannavo, @nicolastufano.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.


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La tua bocca d’anguria, vorrei.

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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram
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La street photography di Paola Franqui aka Monaris

La street photography di Paola Franqui aka Monaris

Giulia Guido · 3 settimane fa · Photography

Visi che popolano le città, profili illuminati dai fanali delle auto o dalla fredda luce dei lampioni, volti stanchi, volti persi, volti innamorati, sguardi che scrutano la città da dietro il finestrino di un autobus, di un taxi o dalle vetrine di caffè e ristornati. Paola Franqui fotografa l’anima della metropoli, ovvero le persone che la vivono. 

Di origine portoricana, Paola Franqui, conosciuta su Instagram con il nome di Manaris, oggi vive a New York, dove la passione della fotografia è nata e le ha sconvolto la vita. Paola non ha mai considerato l’idea di fare carriera nel campo della fotografia, motivo per cui si era iscritta alla Rutgers University per studiare diritto penale. Poi però, il suo hobby ha iniziato a incuriosire diverse persone che rimanevano ammaliate dai suoi scatti. 

New York si è trasformata nel luogo perfetto dove coltivare la sua passione e le decine e decine di persone che incontrava e incrociava per strada sono diventate i suoi soggetti. Paola Franqui è una vera e propria narratrice visuale che ci racconta storie di vita attraverso i volti che fotografa. È proprio questo l’aspetto più affascinante della sua arte, i momenti di ordinaria quotidianità, quelli ai quali ormai non facciamo più caso, come un viaggio in metropolitana, un caffè al bar, la pausa pranzo o l’attesa per prendere l’autobus, non appena vengono catturati dall’obiettivo della macchina fotografica di Paola Franqui diventano momenti magici.

Paola riesce a cogliere lo straordinario nel quotidiano e nella routine e le sue fotografie mostrano quanta bellezza e quanta vita ci circonda ogni giorno, basta saperla vedere. 

“Spero che le persone vadano oltre i loro sensi con le mie immagini, perché voglio evocare l’emozione che si cela dietro le vite che le persone conducono”.

Noi abbiamo selezionato solo alcuni scatti di Paola Franqui, per scoprirne di più visitate il suo sito e per non perdervi i suoi prossimi lavori seguitela su Instagram.

La street photography di Paola Franqui aka Monaris
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Gli scatti di Hedi Slimane dedicati a Jean-Luc Godard

Gli scatti di Hedi Slimane dedicati a Jean-Luc Godard

Andrea Tuzio · 3 settimane fa · Photography, Style

Celine ha svelato gli scatti in bianco e nero che il Direttore Creativo della maison francese, Hedi Slimane, ha realizzato per il progetto “Portrait of a performer / artist”, al regista simbolo della Nouvelle Vague, Jean-Luc Godard

Il progetto, intrapreso dallo stesso Slimane per Celine nel 2019, ritrae le più grandi menti e gli artisti più importanti degli ultimi 20 anni, e questa serie di ritratti dedicati al regista incarnano perfettamente lo spirito del lavoro fotografico del designer francese.

Qui di seguito potete dare un’occhiata alle splendide fotografie che Slimane ha scattato a Jean-Luc Godard all’inizio di luglio 2020 in Svizzera.

Gli scatti di Hedi Slimane dedicati a Jean-Luc Godard
Photography
Gli scatti di Hedi Slimane dedicati a Jean-Luc Godard
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