The Guestbook: la nostra intervista ad Alessandro Vullo

The Guestbook è la rubrica fotografica che racconta i take over degli artisti che animano il profilo Instagram di Collater.al.

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15 Aprile 2019

Alessandro Vullo è un fotografo siciliano classe 1987 che realizza splendidi racconti visivi, intensi ed autentici. A lui interessano le storie vere, quelle che vedi la notte nei locali, quelle che si svolgono negli squat e nelle realtà off-grid, quelle che bruciano dentro.

Noi di Collater.al abbiamo chiesto ad Alessandro di raccontarsi brevemente tramite un’intervista, che trovi qui sotto:

Com’è nata la tua passione per la fotografia?

La fotografia si manifesta come necessità. Ho sempre avuto un legame emotivo molto forte con i luoghi, le persone e le esperienze che man mano hanno arricchito il mio percorso, creare un album di immagini che conservassero in qualche modo questi momenti è stata da sempre una sorta di missione, selezionare i “keyframe” della mia vita. Ma tutti questi momenti, queste fotografie non parlano solo di me: si intrecciano con tante altre storie, con tante altre vite. Quella che era un’esigenza personale di archiviazione ed espressione, si è consolidata con la maturità nella volontà di narrare queste storie tramite immagini.

Cosa vuoi comunicare con le tue immagini?

I miei scatti sono in primis delle reazioni, a tutto ciò che mi colpisce e mi fa sentire vivo. A posteriori riesco a mettere insieme delle storie, dove esprimo e celebro l’amore per il viaggio, il fascino e la seduzione della notte, la tensione tra libertà e sacrificio che permea la realtà dei tanti outsiders che ho fotografato nel corso degli anni. Con la speranza che chi guarda le mie immagini oltre a emozionarsi si ponga anche delle domande: perché qualcuno dovrebbe voler condurre un certo tipo di vita anziché un altro? Quanti altri modi di affrontare la realtà esistono? Cosa c’è fuori dalla mia comfort zone?

Ci sono libri, film o canzoni che ispirano i tuoi lavori?

L’ultimo progetto a cui sto lavorando, Zero Gravity, si è praticamente sviluppato attorno a un album dei Nine Inch Nails, The Fragile, e in particolare è legato al pezzo The day the world went away.

In quasi tutti i miei scatti e progetti si possono comunque rintracciare dei rimandi concettuali o estetici ai miei autori preferiti: Carver e Cortàzar, Xavier Dolan e Danny Boyle per citarne alcuni.

C’è uno scatto, tra quelli che ci hai inviato, al quale sei particolarmente legato? Perchè?

Si, uno in particolare, in cui c’è ogni cosa: quello che provo e quello che mi viene restituito. C’è la bellezza che si intravede e non si concede del tutto, ci sono la mia volontà e il mio desiderio che vengono a patti con la realtà e danno vita a qualcosa di feroce e meraviglioso. Ci sono la notte e la passione che si scontrano contro una luminosa imperturbabilità. Estetica dei sentimenti. Una tensione, sempre, che un po’ mi perseguita ma che mi tiene in vita.

Avete capito qual è?

C’è un sogno o un progetto che vorresti realizzare in futuro?

Tantissimi, ma l’obiettivo più importante coincide con la mia idea di tranquillità.

Immaginate un luogo tra le colline e il mare, in un posto caldo. Un pezzo di terra dove poter costruire la mia casa e dar vita a un progetto di spazio comunitario all’insegna della condivisione e di una vita in linea con i principi e i ritmi della natura. Creare un posto sicuro, per una comunità sana. Non credo sia un’utopia. Non ho ancora troppo chiaro come arrivarci, ma so bene dove voglio arrivare. E le fotografie, quelle non smetterò mai di farle.

Segui il take over di Alessandro sul profilo Instagram di Collater.al!

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