Art Amoako Boafo: abitare la negritudine 
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Amoako Boafo: abitare la negritudine 

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Articolo di Floriana Savino

A partire dal 6 maggio sino al 22 novembre 2026, l’artista visivo Amoako Boafo (Accra, Ghana, 1984) approda al Museo di Palazzo Grimani, a Venezia, per la sua prima personale italiana. Entro i mesi suggestivi della Biennale d’arte veneziana, i dipinti vivaci e materici di Boafo condurranno lo spettatore lungo le rotte di una ritrattistica euforica di narrar se stessa. 

Servendosi di una lavorazione dei pigmenti che annovera l’impiego delle dita in sostituzione voluta del pennello, l’artista ghanese ragiona la natura del ritratto alle porte di un tempo sempre più distratto e omologato. Avendo scelto la sua terra e il suo paese natale, Accra, come territorio di sperimentazione e crescita artistica, Boafo non è mai venuto meno a un impegno attivo nella promozione di un’ecologia culturale africana da far risplendere con una visibilità sempre più ampia e diffusa. Assieme ai mirabili ritratti frontali, che restituiscono figure care ma anche un’esplorazione serrata e autobiografica dell’io corporeo, l’artista ha per tempo curato la realizzazione di progetti cooperativi e curatoriali, che restituiscono per la città ghanese la presenza di uno spazio di incontro e sperimentazione attiva. Nel dicembre del 2022 Amoako Boafo ha, infatti, inaugurato dot.ateliers, un ampio spazio a più piani progettato ad Accra dall’architetto David Adjaye che oggi restituisce una galleria d’arte, una biblioteca e più stanze studio disponibili per i creativi della città interessati a sviluppare progetti di dialogo e cooperazione. 

Tra gli aspetti che più di ogni altro motivano l’impegno e la peculiare visione d’artista vi è una forte necessità sentita di liberare l’arte nera dalle maglie di un vorace mercato dell’arte interessato grandemente alle sole mode e tendenze d’acquisto del momento. Ragionando una triste e lunga tradizione dei custodi bianchi, che veicolano e indirizzano desideri e mercato, l’impegno di Amoako Boafo rifulge di un attivismo che ha a cuore una storia profonda e generosa della negritudine

Come ha scritto il filosofo Olúfẹ́mi O. Táíwò nel memorabile saggio La cattura delle élite (2022): 

[Un] approccio costruttivo […] ci chiede di reinventarci pianificatori e progettisti, di renderci responsabili e reattivi nei confronti delle persone che appartengono ancora alla stanza che abitiamo. Ancor più che architetti, ci chiede di diventare costruttori e operai, per tirare su le stanze in cui poter vivere assieme, piuttosto che speculare indolenti su quale sia la stanza più accogliente. 

Come sperimentato dalla ritrattistica fotografica africana di figure del calibro di Samuel Fosso e Seydou Keïta, textures legate alla tradizione e accompagnate dalla bellezza materica ed emozionale del colore contrassegnano una vitalità che spicca e vive nelle scelte pittoriche di Boafo. La frontalità delle figure presentate apre un mondo, segna la partecipazione e un dialogo fatto di presenza e connessione. Lasciando che siano il corpo, il tatto, le sue dita a significare la tela, l’artista apre l’universo alla progettualità dell’arte. 


Monstera Leaf Sleeves, 2021
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Scritto da Collater.al Contributors

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