Art Aphex Redditor trasforma il bed rotting in performance
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Aphex Redditor trasforma il bed rotting in performance

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Anna Frattini

Il mese scorso, all’interno dello spazio espositivo canadese Eastern Bloc, a Montréal, l’artista Aphex Redditor ha trasformato uno dei gesti più passivi e quotidiani della contemporaneità in un atto performativo radicale. Il progetto si intitola BedRot e, già dal nome, chiarisce tutto: restare a letto, lasciarsi consumare dal tempo e dallo scrolling.

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Per 24 ore consecutive, l’artista è rimasta sdraiata su un letto installato nello spazio della galleria, scorrendo senza interruzioni Instagram Reels. Non un gesto privato, ma un’azione esposta: lo schermo del telefono veniva proiettato in tempo reale, permettendo al pubblico di osservare il flusso infinito di contenuti che la attraversava.

Aphex Redditor

BedRot funziona perché non aggiunge nulla. Non c’è una narrazione specifica. Solo una durata estrema applicata a qualcosa che tutti facciamo ogni giorno, ma che raramente osserviamo per quello che è davvero: un’interfaccia che si modifica continuamente per trattenerci. Durante la performance, il vero soggetto non è il corpo dell’artista, ma l’algoritmo, che evolve e cambia in base all’interazione.

Aphex Redditor

Il lavoro si inserisce in una pratica che affonda le radici nella cultura post-internet, dove il paesaggio digitale diventa un territorio da esplorare e rendere visibile. Aphex Redditor tratta i social come un archivio visivo e comportamentale in costante mutazione, fatto di meme, trend e ripetizioni ossessive.

Qui però il discorso si radicalizza. Se molta arte post-internet osserva il digitale, BedRot lo subisce. L’artista non filtra né seleziona: si mette in una posizione di totale passività, lasciando che sia l’algoritmo a costruire l’esperienza. Non è più un’opera che parla di internet, ma un’opera che si comporta come internet.

Aphex Redditor

C’è anche una componente fisica tutt’altro che secondaria. Il termine “bed rotting” descrive una condizione sospesa tra burnout ed escapismo, in cui restare a letto diventa una forma di resistenza passiva. Portarlo in uno spazio espositivo significa trasformare una pratica spesso invisibile in un gesto pubblico.

Il risultato è disturbante proprio perché familiare. Guardare BedRot significa riconoscersi in quel flusso, ma anche intravedere l’architettura invisibile che lo sostiene: un sistema che osserva, apprende e restituisce, in loop. Non è una performance spettacolare ma ci fa riflettere su un fenomeno fin troppo familiare.

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Scritto da Anna Frattini

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