Photography Walter Chandoha non è stato solo un fotografo di gatti
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Walter Chandoha non è stato solo un fotografo di gatti

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Anna Frattini

Ne abbiamo parlato qualche giorno fa in relazione al progetto in collaborazione con TOILETPAPER, e oggi torniamo su Walter Chandoha, l’uomo che ha insegnato al mondo come guardare i gatti sotto una nuova luce. Nato nel 1920 e attivo per oltre sette decenni, il fotografo americano ha costruito un archivio visivo che oggi appare quasi inevitabile, ma che all’epoca era rivoluzionario. Prima di lui, l’animale domestico era spesso relegato a soggetto secondario, decorativo, raramente degno di una costruzione estetica autonoma. Chandoha ha ribaltato questa prospettiva, trattando i gatti come veri e propri protagonisti, con la stessa dignità riservata ai ritratti umani. Parte dell’immaginario visivo di Chandoha, per la precisione risalente al periodo che va dal 1949 fino al 1962, è stato riunito in un libro edito da Damiani, Family Cats, dove compaiono anche scatti inediti da oltre mezzo secolo.

Il suo stile è immediatamente riconoscibile: fondali puliti, colori saturi, luce controllata e una composizione che elimina ogni distrazione. Ogni immagine è pensata per isolare il carattere del soggetto, trasformando il gatto in un’icona. Non è un caso che il suo lavoro sia stato pubblicato su centinaia di copertine, campagne pubblicitarie e riviste: Chandoha ha definito un linguaggio visivo che ancora oggi viene replicato, spesso inconsapevolmente, nella fotografia commerciale e nei contenuti digitali.

Ma il punto più interessante, soprattutto se lo colleghiamo al discorso fatto sulla collaborazione con TOILETPAPER, è proprio questo: la capacità di trasformare l’animale in simbolo. Se nelle immagini di Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, il gatto diventa un elemento surreale, è anche perché esisteva già uno stile preesistente da cui partire. Uno stile già scritto da Chandoha.

Dove Toiletpaper esaspera, distorce e rende grottesco, Chandoha costruisce un’idea di perfezione formale. I suoi gatti sono eleganti, quasi archetipici, privi di ambiguità. È proprio questa purezza a renderli così potenti: diventano una superficie su cui proiettare significati. Toiletpaper prende quella superficie e la rompe, inserendo tensione, humor nero e cortocircuiti visivi. Senza una base così codificata e riconoscibile, l’effetto di straniamento sarebbe molto meno efficace.

In questo senso, Chandoha non è solo un maestro della fotografia animale, ma anche un punto di origine per tutta una serie di derive contemporanee. Il modo in cui oggi fotografiamo gli animali, dai set patinati alle immagini virali sui social, porta ancora tracce evidenti del suo approccio. La centralità del soggetto, l’attenzione alla luce, la ricerca di un’espressività quasi umana: sono tutti elementi che continuano a vivere, anche quando vengono sovvertiti.

Rileggere oggi il suo lavoro significa quindi fare un passo indietro per capire da dove nasce un immaginario che diamo per scontato. E allo stesso tempo, permette di apprezzare ancora di più le reinterpretazioni contemporanee, come quella di TOILETPAPER, che funzionano proprio perché giocano con un linguaggio già consolidato.

©️ 2026 Walter Chandoha Archive – Courtesy of and published by Damiani Books 

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Scritto da Anna Frattini

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