Art Come il deserto è diventato la nuova meta dell’arte
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Come il deserto è diventato la nuova meta dell’arte

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Giorgia Massari
Arte nel deserto | Collater.al

Durante il primo weekend di marzo 2023, il Palm Desert californiano ha preso vita: le installazioni di dodici artisti internazionali hanno popolato l’arido e desolato paesaggio, in occasione dell’annuale fiera d’arte Desert X. Negli ultimi anni sono molti gli artisti che realizzano opere site-specific da collocare in luoghi non convenzionali all’aperto, come foreste, montagne e aree urbane. Ultimamente, tra i luoghi più scelti dagli artisti c’è il deserto, teatro di grande novità nel panorama artistico contemporaneo. Sarà per l’impatto scenografico, per la sfida artistica che propone o perché fulcro di una nuova economia mondiale, il deserto suscita un fascino magnetico per artisti, galleristi, collezionisti, curatori e governi stranieri. 
Oltre ai deserti americani e quello del Sahara, l’attenzione è rivolta in particolare ai Paesi del Medio Oriente, centro di grande fermento artistico-culturale. In occasione dei mondiali di calcio il Qatar chiama Olafur Eliasson a realizzare un’opera installativa nel deserto, l’Arabia Saudita crea un nuovo polo culturale nella zona di AlUla e progetta città futuristiche pronte nei prossimi anni.
Ma quali sono i fattori che hanno portato l’arte a vivere un ruolo di protagonismo in luoghi atipici come i deserti? 

L’evoluzione dello spazio espositivo: dalla cornice all’en plain air 

Le regole e le convenzioni dello spazio espositivo nell’arte sono cambiate nel tempo a seconda delle delle tendenze e dei medium scelti dagli artisti.
Se nell’Ottocento si creavano volutamente confini e permaneva la regola della cornice, nel Novecento il contesto cambia. La retrospettiva su Monet al MoMA del 1960 e curata da Seitz elimina totalmente le cornici, nello stesso periodo si adotta il modello espositivo del white cube, ambiente neutro nel quale è solo l’opera d’arte a parlare. Cambiando il concetto di spazio espositivo, naturale è il passaggio dell’arte nei paesaggi aperti, in particolare in ambito istallativo-scultoreo. Si consolida la pratica delle opere site-specific e nascono i primi grandi progetti di Land Art

Arte nel deserto | Collater.al
JR, Future is now, Egitto 2021

Con queste nuove opere il pubblico si allarga e l’arte diventa più accessibile, inoltre gli artisti possono sfruttare l’identità storica dei luoghi comunicando messaggi che vengono ulteriormente amplificati. Nascono opere in cui l’arte diventa padrona dell’ambiente, in alcuni casi appropriandosene (vedi Christo), in altri solamente adattandosi al territorio, è il caso dell’opera di JR dal titolo Greetings from Giza, posta in dialogo con la Grande Piramide egizia. In tutto questo da non sottovalutare sono la componente scenografica e l’effetto “wow” che possono restituire parchi, piazze e, in modo ancora maggiore, luoghi affascinanti come i deserti

L’arte nel deserto: motivazioni artistiche ed economiche

Progettare arte nel deserto è una tendenza degli ultimi decenni. La conformazione geografica di questo luogo lo rende calmo e allo stesso tempo difficoltoso e imprevedibile per la vita degli uomini. L’assenza di barriere lo rende un perfetto luogo espositivo per l’arte. Alcuni deserti sono in parte sconosciuti attirando la curiosità di esploratori e artisti, in altri invece il passaggio umano è evidente anche grazie alla presenza di monumenti, come nel caso del deserto del Sahara, nel 2021 scenario dell’esibizione contemporanea “Forever is Now” – promossa dall’Art D’Egypte – incontro artistico tra antichità e contemporaneità, con ospiti del calibro del già citato JR e dell’artista italiano Lorenzo Quinn.

Oltre alle ragioni artistiche, il fenomeno che vede le opere appropriarsi di questi paesaggi è dettato dal nuovo posizionamento economico e nel mercato dell’arte di Paesi come gli Emirati Arabi, l’Arabia Saudita e, più in generale, tutto il Medio Oriente. Queste nazioni stanno promuovendo sempre più grandi fiere, commissioni artistiche private e pubbliche e di interventi di Land Art e di arte partecipativa.
La condizione economica di questi governi permette di poter investire grandi cifre sia per costruzioni architettoniche sensazionali, sia per incrementare e sviluppare il settore artistico-culturale e turistico. 

Arte nel deserto | Collater.al

Dubai è da almeno due decenni punto di riferimento culturale di tutto il Medio Oriente, dapprima con la nascita nel 2007 di Art Dubai poi nel 2011, poi con la fondazione del Salsali – il primo museo privato di arte contemporanea – e successivamente con la creazione del quartiere artistico di Alserkal Avenue. Altro epicentro artistico del Golfo Persico è Abu Dhabi, sede di gallerie di rilevanza internazionale, di una fiera d’arte annuale e di due importanti istituzioni in costruzione: il Louvre e il Guggenheim

L’Arabia Saudita è più interessata al discorso della Land Art e delle installazioni site-specific, ad AlUla è nata la Wadi AlFann (la Valle delle arti), in cui le prime cinque opere saranno completate e inaugurate entro il 2024, segnando l’inizio di un programma continuo di commissioni, con altri artisti e attività che saranno annunciati. AlUla è anche sede del festival artistico DesertX, che si tiene alternativamente anche a Coachella in California, inaugurato proprio qui lo scorso 4 marzo e visitabile fino al 7 maggio 2023. Sempre ad AlUla è stata costruita Maraya, la struttura a specchi più grande al mondo, e fino al 17 maggio 2023 la città ospiterà la prima mostra nel Golfo di Andy Warhol

Anche il Qatar conferma questa tendenza “desertica” e, più in generale, la crescita artistico-culturale del Medio Oriente, affermandosi come primo paese del Golfo ad avere un programma di arte pubblica contemporanea. Il Qatar Museum infatti ha annunciato di voler trasformare tutto il territorio in un museo all’aperto e così ha fatto in occasione degli scorsi Mondiali di calcio. Oltre ad opere urbane come i discussi feti di Damien Hirst, il dugongo di Jeff Koons e molte altre, è stato scelto proprio il deserto intorno a Doha come luogo di esposizione di tre grandi installazioni realizzate da altrettanto grandi artisti internazionali: Olafur Eliasson, Richard Serra e Ernesto Neto

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Il fascino del deserto e la tendenza dell’arte a spostarsi in questi luoghi dipende quindi da diversi fattori, che in questo preciso periodo storico si incastrano perfettamente, portando vantaggi alle istituzioni e agli artisti, mettendo sulla mappa dell’arte nuove mete fino a qualche decennio fa estranee al circuito. Le ragioni economiche sono centrali nella lettura del fenomeno, ma le grandi committenze stanno permettendo ai maggiori artisti del nostro secolo di realizzare opere che stanno definendo un preciso momento nella storia dell’arte.

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Scritto da Giorgia Massari
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