Style Asher Levine, quando lo stile sembra arrivare dal futuro
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Asher Levine, quando lo stile sembra arrivare dal futuro

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Arianna Maria Leva

Asher Levine è un giovane designer americano che da anni lavora sul confine tra moda, tecnologia e immaginazione. Le sue creazioni non cercano semplicemente di vestire il corpo: lo modificano, lo amplificano, a volte lo fanno sembrare appartenere a una specie ancora da catalogare.

È un approccio che emerge già dal modo in cui Levine descrive il proprio lavoro. Il suo universo è popolato da forme biomorfiche, riferimenti anatomici, materiali modellati e tecnologie integrate nei capi. Non a caso, tra le persone che hanno indossato le sue creazioni ci sono performer abituate a trasformare la propria immagine in uno strumento narrativo, da Lady Gaga a Doja Cat, fino a Lil Nas X, Lisa e Melanie Martinez.

La storia di Asher Levine comincia lontano dai grandi palchi, il designer ha frequentato da bambino un corso di cucito e di essersi trasferito a New York nel 2006, dove la scena notturna e l’ambiente sperimentale della città hanno contribuito a definire il suo immaginario. Da lì, la moda è diventata progressivamente un laboratorio nel quale mettere alla prova materiali, tecniche e tecnologie. La sua ricerca si è sviluppata proprio attraverso questa sovrapposizione. In un’intervista ha spiegato come le richieste dei suoi primi clienti abbiano contribuito a spingerlo verso l’integrazione di hardware, software, LED e sistemi di illuminazione nei vestiti. La collezione, in questo senso, diventa un banco di prova: una tecnologia viene sperimentata sul capo, modificata e potenzialmente trasformata in un nuovo metodo produttivo.

Anche la materia segue questa logica. Asher Levine ha lavorato su tecniche di modellazione della pelle, forme tridimensionali e materiali alternativi, arrivando a sviluppare una ricerca che guarda più alla costruzione di una nuova “pelle” che alla semplice decorazione di quella esistente. Il suo sito parla di tecniche brevettate di leather molding e di accessori in silicone, mentre la ricerca più recente comprende anche la Gel Series, realizzata in silicone ad alta densità e caratterizzata da forme morbide, flessibili e quasi organiche.

È però sul palco che il linguaggio di Levine trova una delle sue applicazioni più immediate. Con Lady Gaga, il rapporto dura da oltre un decennio e ha prodotto alcuni dei suoi lavori più riconoscibili. Per la residency Enigma a Las Vegas, Levine ha realizzato costumi costruiti attorno a un’estetica fantascientifica, combinando tecniche di scansione tridimensionale, lavorazioni sperimentali e sistemi luminosi. Per uno dei look, il tempo di realizzazione fu particolarmente ristretto: il costume venne completato in circa un mese e consegnato poco prima dello spettacolo.

Non si tratta, però, soltanto di rendere un performer più spettacolare. Nel lavoro di Asher Levine tecnologia e movimento devono convivere. Un abito destinato a un palco deve poter seguire il corpo, contenere batterie e cablaggi, interagire con la luce e mantenere contemporaneamente una forte presenza scenica. È proprio questa necessità a rendere il suo lavoro diverso da quello di un semplice costumista: il capo diventa quasi una piccola architettura mobile.

Un esempio ancora più recente è il lavoro realizzato per Melanie Martinez durante l’Hades Tour. Per la performance di Weight Watchers, Levine ha trasformato il corpo in una sorta di anatomia esposta: un abito in chiffon color carne, attraversato da dettagli che ricordano vene e pelle, si apre sul busto rivelando una struttura ispirata agli organi interni. Il risultato mette insieme teatralità, anatomia e una certa componente grottesca, trasformando il costume in una vera estensione visiva della performance. Il progetto è stato sviluppato a partire da una visione specifica di Martinez e realizzato dall’atelier di Levine.

Nel 2017 il Museum of Modern Art di New York ha incluso un prototipo di biker jacket di Levine nella mostra Items: Is Fashion Modern?, dedicata a 111 oggetti e capi capaci di raccontare il rapporto tra moda e modernità.

Il progetto era tutt’altro che un esercizio puramente estetico. La giacca, realizzata con polimeri flessibili e pelle, integrava un sistema di illuminazione LED che poteva funzionare anche come segnalazione per chi si trovava dietro il motociclista: le luci potevano indicare frenata e direzione. In questo caso la tecnologia non viene aggiunta per rendere il capo più futuristico, ma modifica concretamente la funzione stessa del biker jacket.

È forse qui che si comprende meglio la ricerca di Levine: il futuro che immagina non passa necessariamente da forme complicate, ma dalla possibilità di far fare alle cose qualcosa che prima non potevano fare. Questa attitudine spiega anche perché il suo lavoro abbia trovato terreno fertile nella musica pop. Levine non costruisce semplicemente un’immagine riconoscibile: costruisce una versione alternativa di chi la indossa.

Nel 2021, per esempio, il designer ha lavorato con Lil Nas X per Montero (Call Me By Your Name) e per diverse performance, mentre il suo archivio raccoglie collaborazioni con Doja Cat e Lady Gaga oltre a numerosi altri progetti destinati allo spettacolo. Più recentemente, questo stesso linguaggio è arrivato sul palco di Coachella con Lisa. Per il suo debutto solista al festival nel 2025, Levine ha realizzato due direzioni visive differenti: un primo look dalle forme reptilian e iridescenti, seguito da un secondo costume più luminoso e organico, costruito attorno a elementi ispirati alla bioluminescenza. Due trasformazioni dello stesso corpo, pensate per accompagnare due diverse dimensioni della performance.

È una costante che attraversa il lavoro di Levine: lo stile diventa una forma di metamorfosi. Non serve necessariamente a dire chi siamo, ma può permetterci di diventare, anche solo per qualche minuto, qualcosa di diverso.

Guardando i suoi abiti, è difficile fermarsi alla parola “fashion”. Ci sono silicone, LED, pelle modellata, scansioni tridimensionali e strutture scultoree, ma soprattutto c’è l’idea che un vestito possa funzionare come un’interfaccia tra il corpo e ciò che ancora non conosciamo. Più che anticipare una tendenza, Levine prova così a costruire l’oggetto che potrebbe venire dopo.

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Scritto da Arianna Maria Leva

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