Due potenze del Nord si incontrano ancora una volta. Barbour e Baracuta, pilastri dello stile britannico, tornano con la loro terza collaborazione per l’Autunno Inverno 2025, unendo radici comuni e spirito subculturale in una collezione che celebra il movimento Northern Soul. Dopo il successo delle precedenti stagioni, la nuova capsule amplia la gamma con capispalla, abbigliamento e accessori che intrecciano funzionalità, storia e ritmo.

Scattata da Normski – fotografo leggendario che ha raccontato la cultura musicale e di strada del Regno Unito – la campagna prende vita a Peckham, nello spazio culturale Jumbi. Insieme all’artista Goya Gumbani, Normski diventa volto e voce di un dialogo tra moda e musica, dove la tradizione del Nord inglese si rinnova in chiave contemporanea.

Barbour nasce nel 1894 a South Shields, Baracuta nel 1937 a Manchester: due città, due simboli di resistenza al maltempo e di eleganza funzionale. Entrambi i brand sono stati adottati nel tempo da subculture e icone della musica, dai Small Faces a The Who, passando per i fan del Wigan Casino, epicentro del Northern Soul. È proprio quell’energia – il ballo fino all’alba, la devozione al vinile e l’orgoglio operaio – a ispirare questa nuova stagione.

Tra i pezzi chiave spicca la Porton Wax Jacket, rilettura contemporanea della storica G9 con dettagli firmati Barbour. C’è poi la Badged Porton Wax Jacket, con patch e riferimenti diretti al Northern Soul, e la Tyne Wax Coat, un tre quarti ibrido tra lo stile tecnico Barbour e la sartorialità Baracuta. Le grafiche ispirate ai dischi in vinile animano le t-shirt “Vinyl” e “All Nighter”, mentre cappellini e tote bag completano il look con un tocco d’archivio.


Come spiega Ian Bergin, direttore menswear di Barbour, “questa collaborazione funziona perché entrambi i marchi condividono rispetto per la storia e per la qualità artigianale. L’ispirazione Northern Soul dona carattere e autenticità a una collezione profondamente britannica”. Un incontro tra icone del Nord che non si limita al passato, ma traduce un’eredità culturale in una nuova forma di appartenenza.
