BIO POP, presentata a Seoul come debutto di Bianca Censori nella performance art, è uno spazio di controllo, lentezza e silenzio, in netto contrasto con il rumore che la circonda, soprattutto dal punto di vista mediatico. Negli ultimi due anni Bianca Censori è diventata una delle figure più fotografate e fraintese della cultura pop contemporanea. Architetta australiana e presenza pressoché muta accanto a Kanye West, il suo corpo è stato spesso ridotto a superficie di scandalo: abiti trasparenti, silhouette esasperate, apparizioni pensate per alimentare il ciclo mediatico.
La performance dura quattordici minuti e si svolge interamente dentro un interno domestico iper-pulito, quasi pubblicitario. Censori attraversa una cucina minimale indossando una catsuit rossa lucida, tra suggestioni pop e immaginari da spionaggio anni Sessanta. I gesti sono ripetitivi e funzionali: preparare una torta, muoversi attorno a un’isola centrale, abitare lo spazio come fosse una mattina qualunque. Il tempo si dilata fino a diventare scomodo, costringendo chi guarda a restare dentro un’azione che non promette ricompense immediate.



È nella seconda parte che il set cambia registro. Una tenda si solleva, il suono diventa disturbante, quasi industriale, e dietro la cucina appare un soggiorno abitato da figure che replicano il corpo dell’artista: contorsionisti immobili, nudi, trattati come elementi d’arredo. Censori spinge la torta verso di loro, la deposita, si siede e rimane ferma. La scena si richiude così com’era iniziata, lasciando una sensazione di freddezza calcolata particolarmente straniante.

BIO POP lavora su simboli estremamente riconoscibili come la casa, il cibo e il corpo femminile ma li priva di comfort. La cucina non è luogo di cura ma di esposizione, la torta non nutre ma diventa oggetto rituale, il corpo non seduce ma si moltiplica fino a diventare decorazione e complemento di arredo. È una performance che parla la lingua del pop senza concedersi allo spettacolo, e proprio per questo risulta spiazzante: tutto è patinato e tecnicamente impeccabile, ma emotivamente distante.

Censori ha poi dichiarato che BIO POP è solo il primo capitolo di un ciclo di sette performance distribuite nell’arco di sette anni, un progetto che attraverserà oggetti, spazi domestici e icone culturali come veri e propri archivi di esperienza collettiva.

Che questa performance funzioni o meno, il punto sembra un altro: per la prima volta Bianca Censori si sottrae al ruolo di immagine passiva e costruisce una scena in cui è lei a decidere tempi e sguardi. Non parla, non spiega, non cerca consenso. Si limita a occupare lo spazio, spostando l’attenzione dal gossip al contesto, dal corpo allo spazio che lo contiene. Anche solo per quattordici minuti.
ph. Noah Dillon
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