Breve storia del camp collar

Breve storia del camp collar

Andrea Tuzio · 8 mesi fa · Style

Devo essere onesto, sono un po’ di parte nello scrivere questo articolo, le camp collar shirt sono il mio feticcio preferito di questi ultimi anni. 

Forse più conosciute come bowling shirt, cuban shirt, cabana shirt, alpha shirt o safari shirt, (sì, troppi nomi avete ragione), le camicie caratterizzate dal camp collar sono tornate di prepotenza ad essere un must dell’abbigliamento maschile e non soltanto. 

Un item casual che però allo stesso tempo rappresenta una validissima alternativa in occasioni in cui l’outfit richiesto è più elegante, un pezzo trasversale se ce n’è uno. 
Come dicevo i nomi che questo capo si porta dietro sono tanti e questo è frutto della sua storia sfaccettata e dibattuta, ma proviamo a fare un po’ di chiarezza e provare a raccontarla. 

Le origini della camp collar shirt si fanno risalire verso la fine del XIX secolo, c’è chi afferma che arrivi dalle Filippine, chi dal Messico e chi invece dice che sia originaria di Cuba via Spagna. Io propendo per quest’ultima, anche perché sono stati proprio i lavoratori cubani a renderla popolare negli Stati Uniti con l’esodo di massa verso Miami e successivamente a New York dopo l’esilio cubano del 1959. 

Chiamata “Guayabera”, la camicia aveva (e ha tuttora ovviamente) una vestibilità estremamente comoda e proprio quel colletto largo e piatto dava un po’ più di “respiro” a chi la indossava durante il lavoro sotto il sole e attanagliati dal caldo torrido. 

Già negli anni ’30 la camp collar divenne un capo indossato anche al dii fuori dell’ambito lavorativo e come alternativa informale all’abito con giacca e cravatta, ma fu soltanto dopo il ’59 che conquistò in pochissimo tempo e definitivamente anche gli Stati Uniti. 

Grazie a personaggi di rottura come Elvis, John Fitzgerald Kennedy, Martin Luther King, il James Bond di Sean Connery, Marlon Brando, il Tony Montana di Al Pacino, Ernest Hemingway e tanti altri che la indossavano abitualmente nel loro tempo libero, la camicia cubana è diventata la massima espressione del casual di alto profilo.

Oggi la camp collar shirt è entrata di forza nelle collezione dei maggiori brand di moda (vedi Prada con le “Bowling shirt” o Aimé Leon Dore con le “Rico”), suffragando in modo empirico il valore estetico e storico di un item iconico.

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The Bear si veste molto bene

The Bear si veste molto bene

Anna Frattini · 8 mesi fa · Style

Se state leggendo questo articolo su The Bearuna delle serie tv più acclamate dalla critica lo scorso anno – nella nostra sezione di style non c’è niente di cui stupirsi. Lo stile è parte del linguaggio cinematografico di questa produzione che proprio oggi, in Italia, fa uscire la seconda stagione su Disney+. Già dalla prima stagione ogni componente riguardante lo stile e i look dei personaggi sembra curato nei minimi dettagli. A partire dal protagonista: Carmy, interpretato da Jeremy Allen White. È proprio lui – nella puntata pilota – a scambiare iconici pezzi vintage in demin con tranci di carne per mandare avanti il ristorante che ha appena preso in mano dopo la morte del fratello.

the bear

Anche gli altri personaggi sembrano sapere esattamente come vestirsi, scena dopo scena. Di questo aspetto della serie tv ne parla anche Courtney Wheeler – costumista di The Bear – su Complex, raccontando le sfide – ma anche la grande gratificazione – di lavorare a un progetto come quello di The Bear, una storia che parla di cucina ma anche di stile. Scopriamo qualcosa in più sui look più iconici della serie.

 
 
 
 
 
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I look più iconici di The Bear

Jeans arrivati direttamente dagli anni ’50, maglioni J.Crew, Nike Cortez e t-shirt di Merz b. Schwanen per Carmy ma anche Off-White, Joe Freshgoods e Aimè Leon Dore per Marcus, il pasticcere di The Bear. Non dimentichiamo anche Sydney che, da nuova arrivata nella prima stagione diventa subito uno dei personaggi principali della serie. Forte della sua ambizione, Syd sembra avere un gusto tutto suo, sopratutto per le t-shirt, tutte rigorosamente vintage. Volendosi soffermare sul personaggio di Carmy, è anche nei suoi vestiti che vediamo la metodicità, la semplicità e la forza insospettabile del suo personaggio. Nell’ultima puntata della seconda stagione c’è anche lo zampino di Thom Browne, ma se non volete spoiler sarebbe meglio non leggere la prossima frase! Sydney, infatti, riceve un regalo speciale da Carmy: un camice firmato dalla maison americana.

Lo scouting dei costumi di The Bear si riavvolge sulla città di Chicago, centro nevralgico di questa serie tv. Ricercando nei thrift stores e osservando da vicino cosa indossa di chi lavora nel mondo dell’hospitality, la costumista è riuscita in un’impresa non facile: quella di comunicare attraverso gli indumenti dei personaggi la loro forza e i loro punti deboli. Dettagli così azzeccati da far schizzare in altissimo le ricerche su Google per “The Bear sweater” dopo l’uscita in America della serie. Insomma, The Bear porta in tv un aspetto curioso – ma non inatteso – del mondo dell’hospitality: l’attenzione maniacale al dettaglio, dai piatti fino agli abiti.

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La nuova collezione psichedelica di CLSICS

La nuova collezione psichedelica di CLSICS

Anna Frattini · 8 mesi fa · Style

CLSICS ha lanciato la sua collezione Autunno/Inverno 2023 e le grafiche su t-shirt, felpe e shorts sono tutte da scoprire. E c’è anche una collaborazione, quella con BB Bastidas, un pittore che lavora a stretto contatto con il mondo della moda che ha seguito il processo creativo di questa collezione insieme a Lina Fuller, graphic designer. Il tutto scattato da Dana Trippe, celebre fotografa. Ma scopriamo qualcosa in più.

La campagna di lancio si contraddistingue per i dettagli psichedelici in perfetta armonia con le linee classiche di tutti i pezzi di questa collezione. Ogni elemento porta con sè una semplicità e un fit rilassato, perfetti per essere indossati nella quotidianità senza dimenticare un tocco di creatività.

Il lavoro di BB Bastidas si riflette alla perfezione nella Fall/Winter 2023 e mostra la sua propensione per skateboard graohics. L’artista non è nuovo alle collaborazioni con brand di streetwear, infatti ha già lavorato con Baker Skateboards, KREW Apparel, Keen Footwear e tanti altri facendo di lui un creativo perfetto per questo tipo di collaborazioni.

La nuova collezione psichedelica di CLSICS
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Carne Bollente racconta la storia del sesso

Carne Bollente racconta la storia del sesso

Anna Frattini · 8 mesi fa · Style

Carne Bollente – il brand nato a Parigi nel 2020 – fa del suo motto “Ready to wear sex positivity”. Uno slogan interessante quello della maison francese che, con la collezione Autunno/Inverno 2023 ci racconta la storia del sesso. A partire da Adamo ed Eva. Ma scopriamo qualcosa in più su questa collezione.

“History of Sex” racconta della mitologia greca, dell’arte erotica giapponeseShunga – e di tanto altro portandoci in un viaggio davvero particolare. La collezione si focalizza sui sentimenti astratti di contatto e sensualità. Da felpe a t-shirt, questo messaggio viene comunicato attraverso stampe erotiche e non che celebrano la sensualità del corpo umano senza dimenticare figure queer e donne forti – anche più degli uomini – in questo scenario di libertà e liberazione dei pregiudizi. Un’ulteriore nota a favore di questa collezione sta nei numeri: infatti, il 65% della collezione è realizzata con materiali sostenibili e l’1% dei ricavati dall’online shop di Carne Bollente verrà destinato all’associazione francese AIDES, in lotta contro HIV e AIDS. La collezione è acquistabile online.

Carne Bollente racconta la storia del sesso
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Miu Miu e Church’s insieme per una collaborazione speciale

Miu Miu e Church’s insieme per una collaborazione speciale

Anna Frattini · 8 mesi fa · Style

Si preannuncia come una delle collaborazioni più interessanti di quest’anno quella fra Miu Miu e Church’s. Le scarpe in pelle spazzolata e lucidata nate da questa unione – e disponibili online dal 29 agosto su miumiu.com – non passano di certo inosservate. Sia in color tobacco che in nero. Sulla linguetta il logo del marchio consociato a Prada e l’inconfondibile aspetto classico (chiaramente british) di una scarpa che non passerà mai di moda.

 
 
 
 
 
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Un connubio perfetto fra tradizione – Church’s esiste dal 1617 – ed eleganza. La punta delle scarpe è arrotondata e la forma più ampia rispetto alle originali da cui prendono ispirazione. I dettagli della collaborazione includono il logo Miu Miu sulle linguette e impresso ai lati. Sulle solette, la firma di entrambi i marchi. Sia le brogue shoes che le double monk strap sono ulteriormente impreziosite dal classico motivo a punta d’ala. Non troviamo, però, la classica suola in cuoio, sostituita da una suola in gomma che predilige flessibilità e comfort.

Questa collaborazione arriva proprio nel momento giusto. Da un lato, Miu Miu ha collaborato con New Balance e dall’altra, Church’s si è impegnata in più di una collaborazione con Off-White™. Il segno che non poteva esserci momento migliore per unire le forze in una capsule dedicata all’eleganza di una scarpa immortale.

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