Che Miuccia Prada fosse la regina delle collaborazioni con il mondo dell’arte non è una novità. Miu Miu, nello specifico, è il contesto perfetto per invitare artisti aprendo un dialogo. Solo lo scorso ottobre Miuccia Prada ha coinvolto Sophia Al-Maria nell’ultima sfilata di Miu Miu, la Spring 2024. Ricordiamo anche le collaborazioni con altre artiste quali Meriem Benanni, Nathalie Djurgerg e Geumhyung Jeong – fra le altre. Quest’anno, invece – durante la Paris Fashion Week – è stato il turno di Cécile B. Evans, artista multimediale di origine belga e americana. Scopriamo come ha contribuito Evans alla FW 24 e cosa c’è dietro a questa nuova e stimolante collaborazione con Miu Miu.
Miu Miu | Reception FW24 from Jo Jo Lam on Vimeo.
Reception Miu Miu FW24
Guardando il video realizzato da Cécile B. Evans, vediamo Guslagie Malanda – artista e attrice francese – nel ruolo di Reception, l’ultima traduttrice in carne e ossa rimasta in vita dopo una digital apocalypse. La sua specialità sono le lingue perdute e svolge la sua professione in un’aula parlamentare ormai abbandonata trasformata in data center. Il tema al centro di Reception è l’importanza della sopravvivenza dei ricordi. Sentiamo la voce di una donna che parla in gaelico e Reception, nell’atto di tradurre l’esperienze della sua interlocutrice in francese, detta a una macchina – impegnata a sua volta nella trascrizione in inglese – il ricordo di questa donna. Il tutto con quella che sembra un’Intelligenza Artificiale del futuro. Nell’articolo di WWD dove Cécile B. Evans e Miuccia Prada raccontano della collaborazione sono tanti i passaggi interessanti. Uno fra tutti quello in cui Evans riflette sul nostro rapporto con qualsiasi tipo di device. Molto spesso, secondo l’artista, ci dimentichiamo come la tecnologia sia diventata anche qualcosa di estremamente personale. «Alcune cose non esistono senza ciò che contengono» dice Evans.
Una donna in continua evoluzione
Nel comunicato stampa della sfilata si legge che «la contemporaneità permette a processi creativi divergenti di giungere a risultati paradossalmente correlati». Proprio a Palais d’Iéna le installazioni video firmate da Evans sono state un espediente per «espandere la conversazione tra le persone». Gli abiti, d’altro canto, hanno ripreso il concetto di memoria passando per suggestioni anni Sessanta, Settanta e perfino anni Novanta. Si tratta di un armadio, quello della Miu Miu FW 24, che anche secondo Sarah Mower su Vogue Runway, non può che raccontare l’autobiografia milanese di Miuccia Prada. Insomma, c’è un pò di girlhood ma anche un tocco di Mob Wife se pensiamo alle fake minks che fanno il verso a quelle indossate dalle sciure in via Montenapoleone.
Uno degli aspetti più sorprendenti di questa partnership è la convergenza dei temi portati in passerella da Miuccia Prada in passerella e da Cécile B. Evans in video. Il tutto senza un vero e proprio confronto preliminare. Sempre su WWD Miuccia Prada parla di come un «creativo che parla di realtà in un contesto contemporaneo sia interessante per definizione». Il punto d’incontro fra Evans e Prada è stato quindi il dialogo, iniziato mesi prima della sfilata, in un contesto tale per cui sia l’artista che la designer volevano – come hanno sempre fatto – parlare di contemporaneità. Nella sua ultima intervista concessa a Vogue, Miuccia Prada racconta del suo rapporto con l’arte e del suo impegno con Fondazione Prada. Dice di essersi formata «leggendo e parlando con gli artisti, molti dei quali sono diventati miei amici». C’è anche una buona dose di fiducia: Prada non interferisce mai nel lavoro degli artisti che decide di includere nei suoi progetti. È forse questa la ricetta ottimale per sostenere artisti con cui collaborare e dialogare con successo dall’alto del mondo della moda?
