Con la Milano Design Week alle spalle, oggi siamo qui per parlarvi dei cinque pezzi che pensiamo possano essere il punto di partenza per una collezione di design sicuramente non banale.
#1 Towel Stool — Laura Dominici e Basil Schu

Nato all’interno del progetto Lazy Swim presentato ad Alcova, il Towel Stool di Laura Dominici e Basil Schu è un oggetto che gioca sul confine tra funzione e immaginario. L’ispirazione arriva dai paesaggi balneari, da quell’estetica sospesa tra relax e artificio che appartiene alle piscine e ai resort. Le pile di asciugamani diventano così sedute, trasformando un elemento quotidiano in una presenza quasi scultorea. È un pezzo che funziona proprio perché non cerca di essere definitivo: è ironico, evocativo e profondamente legato a una cultura del tempo libero sempre più ambigua.
#2 Progetti Compiuti — Shiro Kuramata


I contenitori Progetti Compiuti sono un perfetto esempio di come un oggetto apparentemente semplice possa diventare un sistema complesso e stratificato. Disegnati da Shiro Kuramata tra gli anni ’70, questi mobili a cassetti lavorano sulla ripetizione e sulla variazione: SIDE 1, SIDE 2, SOLARIS o PC_12 sono tutti esercizi di ritmo e modularità. La struttura in frassino tinto nero dialoga con i cassetti laccati, creando un contrasto grafico essenziale ma potentissimo. Inserire un pezzo del genere in una collezione significa partire da una base solida: è design storico, ma ancora incredibilmente attuale.
#3 Vaso — NM3

All’interno di CASA NM3, il vaso diventa quasi un manifesto. Non è pensato per dominare lo spazio, ma per abitarlo in modo silenzioso. NM3 lavora su oggetti che oscillano tra presenza e assenza, tra funzione e forma pura. Il risultato è un’estetica che si sottrae al protagonismo tipico di molta produzione contemporanea. Iniziare una collezione da qui significa fare una scelta precisa: privilegiare oggetti che accompagnano la vita quotidiana invece di sovrastarla.
#4 Tavolino — LIT STUDIO

Il progetto di LIT STUDIO parte da un modulo in vetro soffiato di Murano e lo trasforma in un sistema aperto. Tavolino, libreria, lampada: tutto nasce dalla ripetizione di un’unità base. Il tavolino, completato con un piano in pietra sviluppato con Pietre di Rapolano, è forse la configurazione più immediata, ma porta con sé tutta la logica del sistema. È un oggetto che racconta molto bene una direzione attuale del design: quella che unisce artigianato e serialità, materia e struttura.
#5 Sistema modulare — USM Haller

Nel progetto Renaissance of the Real alla Fondazione Luigi Rovati, il sistema USM Haller smette di essere solo arredo. La struttura modulare in acciaio, da oltre 60 anni simbolo di precisione e flessibilità, viene trasformata in uno scheletro che sostiene una membrana tessile morbida, quasi organica. Il risultato è uno spazio che respira, in cui rigidità e vulnerabilità convivono. Inserire un elemento USM Haller in una collezione significa scegliere un classico contemporaneo, capace di adattarsi e trasformarsi nel tempo senza perdere identità.
