Collyrium – Uno sguardo al cinema artigianale di Michel Gondry

In questo episodio di Collyrium andremo a dare uno sguardo ravvicinato al cinema di Michel Gondry, un cinema che negli anni ha affascinato grandi e piccini.

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8 Febbraio 2019

Michel Gondry è un regista che fin dagli albori è riuscito a spiccare tra il maremoto di cineasti contemporanei grazie all’approccio estremamente innovativo ed “artigianale” che lo contraddistingue. Nonostante sia un regista pluripremiato, poche sono le pellicole nella sua filmografia che sono riuscite a uscire dal panorama indipendente per arrivare ad un pubblico mainstream.

Il cinema di Gondry, fortunatamente, non è un cinema anonimo che ha generato qualche sporadico successo in maniera un po’ casuale o perché spinto da grandi case di produzione (cosa che spesso accade), il suo lavoro è fondamentale, proprio perché è riuscito a creare un nuovo archetipo cinematografico. In questo nuovo episodio di Collyrium andremo ad analizzare come questo suo approccio ha cambiato le carte in tavola nel mondo dell’intrattenimento sul grande, e dopo l’uscita di Kidding, anche sul piccolo schermo. 

Uno sguardo al cinema artigianale di Michel Gondry | Collater.al 7

Michel nasce a Versailles nel 1963 da una famiglia benestante (il nonno era un inventore di fama internazionale) che gli consente fin dalla tenera età di esplorare i più reconditi meandri della sua mente. Seppur l’infanzia del regista fu un momento importante, addirittura fondante della sua poetica, il vero avvicinamento alle arti avviene qualche anno più tardi, quando si trasferisce a Parigi e inizia a suonare in una band: gli OuiOui. Il gruppo incide due album e riesce ad ottenere un discreto successo tanto che Gondry inizia confrontarsi con la cinepresa girando i loro primi video musicali.

Sono infatti questi primi lavori sperimentali che fanno notare il regista in erba da niente meno che Bjork. Da quel momento in poi, Michel collabora con molti dei musicisti più influenti della contemporaneità, tra i quali ci piace ricordare i Daft Punk, White Stripes, Chemichal Brothers ed i Radiohead.

Ma le sue prime esperienze non si limitano a questo. Gondry si è infatti dedicato largamente anche al mondo pubblicitario, realizzando svariati spot, in particolare l’ormai iconico spot dei Levis’s 501 Drugstore, con il quale si aggiudica il Leone d’oro al Festival internazionale della pubblicità a Cannes.

Tutte queste esperienze trovano la loro concretizzazione nel 2001 in Human Nature, il suo primo lungometraggio. Human Nature è una commedia molto originale che vede come protagonista della vicenda una ragazza che essendo ricoperta di peli si rifugia nella foresta, fino a quando, con l’arrivare dell’età adulta, si sente spinta ad allontare quella selvaggia casa per andare alla ricerca di un partner.

La vera forza del film, che ricevette opinioni tutto sommato positive, tanto che portò Gondry ad una nomination a Cannes per la Golden Camera (premio dedicato alle opere prime), sta nel team di realizzatori. È proprio su questo set che inizia la collaborazione tra Gondry e Kaufman, sceneggiatore praticamente indivisibile che ha senza subito contribuito a creare quegli universi fiabeschi tanto cari al regista Francese.

Ma non finisce qui. Human Nature è infatti stato prodotto da Spike Jonze (Her, Il ladro di Orchidee, Essere John Malchovich, ecc.), regista che molto spesso viene associato a Gondry, per l’approccio sempre onirico e a tratti naif che lo contraddistinguono e forse anche per il continuo sodalizio con Charlie Kaufman. È opportuno segnalare infatti che Gondry, Jonze e Fincher vengono spesso accomunati da critici e cinefili per la loro provenienza dal mondo del videoclip.

Dopo questa prima esperienza con il lungometraggio, non tarderanno troppo a vedere i lavori successivi. Tra un video clip ed uno spot pubblicitario, il regista francese trova modo di mettersi a lavorare al suo secondo film, forse il più famoso, forse quello più apprezzato, quello che tutti conoscono: Se mi lasci ti cancello (che altro non è che una pessima traduzione in italiano di Etarnal Sunshine of the Spotless Mind). In questo film troviamo un cast stellare formato da Kate Winslet, Tom Wilkinson e infine da Jim Carrey, che ci regala una delle sue migliori interpretazioni di sempre. Se mi lasci ti cancello è forse il vero e proprio manifesto della lavoro di Gondry. È un film ambientato a New York, ma è una città svuotata di tutta la sua fortissima identità per lasciar spazio ad una fantastica storia d’amore, colma di semplicità, affetto ma anche una brutale crudeltà. Gondry riesce a fare un uso talmente personale della regia che il film si ricopre di una patina sognante dove la visione, sembrerà allo spettatore, un dolce incubo completamente estraniante.

Uno sguardo al cinema artigianale di Michel Gondry | Collater.al 5 Uno sguardo al cinema artigianale di Michel Gondry | Collater.al 1

È con questo lavoro che Michel Gondry riceve i meriti internazionali, vincendo addirittura un premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura Originale (scritta a quattro mano con il sovreccitato Kaufman).

Nel frattempo, però, l’ormai l’internazionalmente noto regista, non abbandona il suo lavoro con la musica e continua a realizzare numerose videoclip. Per il suo successivo film, L’arte del sogno, il cineasta europeo si serve di tutte la sua esperienza nel settore musicale per regalarci un pellicola che si avvicina molto al genere del music video, tanto che si accaparra il premio come miglior colonna sonora al Festival di Cannes insieme a numerosi altri premi a festival minori. L’Arte del sogno però non lo si può ridurre ad un semplice successo musicale, dietro vi è molto di più, in particolare uno smodato, ma intelligentissimo utilizzo della scenografia, intorno al quale si fonda la vera e propria narrazione. Se già infatti in Eternhal Sunshine of the Spotless Mind si intuisce un utilizzo semi artigianale degli strumenti scenografici, in questo terzo film notiamo un vero e proprio utilizzo smodato di questi mezzi come potete vedere anche dalle foto qui sotto. Da questo momento in avanti, l’approccio infatti del regista si mantiene sempre su questa lunghezza d’onda.

I film successivi vedranno sempre un massiccio utilizzo di materiali tipici del mondo dell’infanzia, incollati ed assemblati magistralmente per regalarci delle sempre nuove esperienza cinematografiche, come possiamo vedere nel film Gli acchiappa film (liberamente ispirato a Ghostbusters che vede nel cast volti come Jack Black e Danny Glover), nel successivo Mood Indigo (che si avvicina molto ad un esperienza teatrale, non tanto per la scrittura quanto più per l’approccio scenografico), fino ad arrivare alla sua ultima impresa, questa volta televisiva, Kidding, che riporta davanti alla macchina da presa Jim Carrey, che dopo la sua crisi depressiva iniziavamo a sentirne la mancanza. Questo esperimento televisivo (disponibile su Sky Atlantic) non esula affatto dai suoi lavori precedenti, anzi, ne è una perfetta ed equilibrata miscela, tanto che la rende sicuramente una delle serie più riuscite del 2018.

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Il cinema di Gondry, come abbiamo visto, è stato e continua ad essere rivoluzionario per il suo approccio multimediale che negli anni è riuscito a consolidarsi, diventando unico nel suo genere e rimanendo impresso nella mente di grandi e piccini.

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