Why am I Sad è il racconto fotografico della depressione di Dana Stirling. Nel testo che accompagna il progetto la fotografa si racconta, spiegando come i muri della propria casa non fossero più un luogo sicuro. Come la profonda solitudine della depressione la accompagni ovunque. Questo progetto non è altro che un viaggio intimo attraverso il proprio vissuto, un racconto che esplora la fragilità della salute mentale e il legame profondo con la fotografia come mezzo di espressione e comprensione di sé.
Nel testo che accompagna il progetto, Dana spiega come i muri della sua casa abbiano smesso di essere un rifugio sicuro. La depressione, con la sua solitudine profonda, la seguiva ovunque. «La depressione colpisce quasi 280 milioni di persone in tutto il mondo. In Why Am I Sad, condivido la mia storia come una di loro,» scrive la fotografa. E così, attraverso la macchina fotografica, Dana si è imbarcata in un processo di autoanalisi, utilizzando l’arte per esplorare chi è e il significato della fotografia nella sua vita.
Dana cresce in una piccola città, un luogo che invece di offrire conforto amplifica il senso di isolamento. Anche in compagnia degli altri, la solitudine rimane una costante. La casa, che dovrebbe rappresentare un rifugio, diventa il teatro di stress, ansia e tristezza. A questo si aggiunge la lotta silenziosa della madre contro la depressione clinica, una presenza che ha segnato profondamente l’infanzia di Dana. «Nella mia giovinezza, percepivo la sua tristezza come una naturale estensione della mia» racconta. Questo intreccio di emozioni ha plasmato il suo modo di affrontare la propria depressione nell’età adulta.
La fotografia emerge come un’ancora di salvezza. Nella quiete della sua stanza, Dana trova un linguaggio alternativo per esprimere ciò che le parole non riescono a comunicare. Gli oggetti quotidiani diventano protagonisti delle sue immagini, trasformandosi in veicoli di un dialogo interiore. La macchina fotografica si trasforma in uno strumento di traduzione, capace di esternare un linguaggio personale e intimo che va oltre l’interazione umana.
Smiley Tree, Manns Choice, PA, 2021
Tuttavia, la relazione con la fotografia non è priva di conflitti. Nonostante abbia lasciato fisicamente quella stanza che un tempo rappresentava il fulcro delle sue lotte, il peso della tristezza continua a seguirla. La fotografia, che una volta era un mezzo di fuga, è diventata anche un fardello. «L’assenza della fotografia mi lascia abbattuta, mentre l’atto di scattare immagini riflette la pervasiva nube di tristezza che incombe su di me,» confessa.
