La fotografa russa Daria Garnik, classe 1986, laureata in critica d’arte, ha realizzato una serie di scatti in onore dell’astronauta sovietico Jurij Gagarin il quale, il 12 aprile del 1961, è stato la prima persona al mondo a viaggiare nello spazio diventando il pioniere dell’era dell’esplorazione spaziale. Jurij, provenendo da una famiglia che abitava nella campagna russa, rappresentava un simbolo di speranza e di progresso, la prova vivente che tutto era possibile, anche a dispetto delle proprie origini. L’astronauta oggi è considerato un eroe dell’ex Unione Sovietica e della sua propaganda, vista l’importanza dell’esplorazione spaziale all’interno della politica dell’URSS, ma anche la rivalità e il clima di tensione con gli Stati Uniti.
Per questo motivo divenne l’idolo di molti bambini tra cui Daria che, nonostante sia nata ben 25 anni dopo la missione, curiosa dell’uomo che si celava dietro al mito, ha deciso di mettersi in viaggio e recarsi nella città natale di Gagarin a circa 200 km di distanza da Mosca, un tempo chiamata Gzhatsk ma successivamente ribattezzata a suo nome dopo il volo storico nello spazio. Qui esistono attualmente molti luoghi che commemorano l’astronauta come musei, negozi, biblioteche e cinema.
La fotografa russa ha creato un reportage ripercorrendo un po’ la vita di Jurij volendone conoscere la storia, immortalando la casa, la macchina, il cibo che mangiava quando era nella navicella spaziale, la scuola frequentata ecc.
Gli scatti di Daria prendono spunto da molteplici influenze, dalla sua età adolescenziale dove in quegli anni la Russia stava attraversando un periodo difficile fino alla realtà circostante, dalle persone che incontra, la scoperta di nuovi luoghi e di conseguenza una migliore comprensione del mondo.
Tra gli scatti preferiti di Daria Garnik c’è quello del garage che ricorda molto un acquario dentro cui è posta l’automobile di Gagarin. Questa immagine fa sembrare tutto un luogo dove il tempo si è fermato. L’auto GAZ-21 era un regalo dato dal governo all’aviatore dopo il suo incarico, che ha utilizzato fino alla sua tragica morte avvenuta a causa di un incidente mentre stava guidando un caccia.







Testo di Anna Cardaci