Lean Lui si è costruita un mondo tutto suo. Lo chiama Girl’s Universe: un universo abitato da ragazze, uniformi, solitudine, desiderio e immagini sospese tra qualcosa di estremamente puro e qualcosa di vagamente inquietante.
«Ho sempre custodito nel cuore un’utopia costruita da me», racconta l’artista. Anche se questo mondo ideale fosse abbastanza piccolo da raggiungere soltanto poche persone, per la fotografa avrebbe comunque senso finché riuscisse a diventare un rifugio nell’oscurità per qualcuno.


All’inizio questa utopia era soprattutto interiore. Nei suoi primi lavori, gli spazi chiusi legati all’adolescenza femminile diventavano luoghi in cui esplorare solitudine, trauma, ossessioni e purezza. Con il tempo, però, Lui ha iniziato a guardare anche quello che succede fuori da quelle stanze: il capitalismo, il potere e le strutture che condizionano il modo in cui i corpi delle giovani donne vengono guardati e rappresentati.
White Barracks, terzo capitolo di Girl’s Universe, segna proprio questo cambio di prospettiva: il mondo intimo delle ragazze incontra quello esterno e le sue strutture di potere.
Lui immagina un’isola che non esiste. Su quell’isola vive un esercito di ragazze. Indossano uniformi bianche, si addestrano e osservano in lontananza il fuoco dell’artiglieria. Nella storia costruita dall’artista, al centro dell’isola si trova un monumento di cristallo con una frase che sembra riassumere l’intero progetto: “proteggere il cuore più puro con le armi più spietate”.
È una contraddizione volutamente evidente.


Per difendere qualcosa di fragile, le ragazze di Lui devono assumere esattamente l’estetica di ciò da cui vorrebbero difendersi: disciplina, esercito, uniformi, armi, controllo.
Dietro quella piccola milizia immaginaria ci sono questioni molto reali. Lui descrive White Barracks come una risposta alla mercificazione e alla sessualizzazione della mente e del corpo delle giovani donne da parte del mercato e dello sguardo esterno. Le sue protagoniste non sono semplicemente corpi da osservare: occupano lo spazio e scelgono di esserci.
È qui che Girl’s Universe smette di sembrare soltanto un rifugio.
L’utopia di Lean Lui non serve a fingere che il mondo fuori non esista. Serve a immaginare come potrebbe essere diverso.






Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Luigi Falanga e Gaia Forlin aka @superottomag
