Photography Coney Island come ultimo avamposto di New York negli scatti di Vincent Pflieger
Photographyportrait

Coney Island come ultimo avamposto di New York negli scatti di Vincent Pflieger

-
Giulia Guido

La prima volta che Vincent Pflieger ha visto Coney Island è stato circa venti anni fa, durante un inverno in cui la neve copriva quasi tutta la spiaggia. Fu amore a prima vista e da allora non ha mai smesso di tornarci. 

Il fotografo francese ha trasformato il suo amore per questo posto in un progetto fotografico a lungo termine intitolato semplicemente Coney Island. Le sue immagini raccontano un luogo che sembra esistere fuori dal tempo, sospeso tra il cinema, la memoria personale e l’osservazione antropologica di una città che cambia.

Pflieger arriva a Coney Island già con un immaginario cinematografico addosso. Da ragazzo aveva visto e rivisto Requiem for a Dream, e quando mette piede sul boardwalk per la prima volta riconosce le sue ambientazioni con le famose giostre e i lunghi moli in legno.
Camminare a Coney Island, racconta, è come entrare dentro un ricordo.

Ma con gli anni l’interesse del fotografo si sposta. Non è più il cinema a riportarlo lì, sono i newyorkesi. Coney Island diventa per lui un teatro a cielo aperto, dove le famiglie mangiano sul boardwalk, i cocktail vengono serviti in bicchieri di plastica enormi, il Cyclone spaventa chi ci sale e la spiaggia si riempie di corpi di tutti i tipi. D’inverno arrivano i Polar Bears e le anziane russe in pelliccia, d’estate la Mermaid Parade, e nel mezzo un intero cast di personaggi che a Coney Island sembra aver trovato un posto dove nessuno chiede loro di allinearsi, di omologarsi.

È qui che si concentra lo sguardo fotografico di Pflieger, su un’eccentricità tipicamente newyorkese che non sa di falso, ma è profondamente genuina. Il kitsch viene abbracciato senza ironia, così come i corpi, i colori, i vestiti, i tatuaggi, gli accessori. Tutto è leggermente eccessivo, e proprio questo eccesso rende il posto così fotografabile. Come lo definisce lui stesso, è candy for the eyes.

A un’ora di metro da Manhattan, Coney Island resta un luogo con un’identità che le appartiene, uno dei pochi ancora capaci di resistere alle forze che stanno lentamente trasformando New York. Gli artisti hanno lasciato prima il Lower East Side, poi Williamsburg, poi Bushwick. Gli affitti salgono, e i quartieri finiscono per assomigliarsi tutti, con le stesse caffetterie hipster, gli stessi negozi, la stessa estetica che si ritrova identica in qualsiasi grande città del mondo.
Coney Island non sembra farsene un problema.

È ancora un posto per freak, nel senso più buono del termine. Si viene qui per passare la giornata in spiaggia, bere qualcosa, incontrare gli amici, mostrare il proprio stile, la propria personalità, oppure semplicemente non mostrare niente.

Forse è proprio questo che affascina Vincent Pflieger e che vuole immortalare nei suoi scatti: un luogo dove New York somiglia ancora a New York.

Photographyportrait
Scritto da Giulia Guido

Editor's Picks

x
Ascolta su