Ora che la residenza di David Lynch a Los Angeles è comparsa sul mercato immobiliare californiano a 15 milioni di dollari, possiamo finalmente dare uno sguardo agli interni di un luogo plasmato dal modo di vedere il mondo e l’arte secondo il regista americano. Non solo una mansion sulle colline di Hollywood, ma un universo parallelo che ha contribuito a costruire l’immaginario del regista di Twin Peaks e Velluto Blu. Le fotografie che circolano in questi giorni svelano ambienti sospesi tra luce e ombra, linee nette e dettagli enigmatici, restituendo il ritratto di uno spazio che è stato insieme casa, set e laboratorio creativo.

La storia della casa dove nacque Mulholland Drive
Lynch acquistò la Beverly Johnson House nel 1987. Progettata nei primi anni ’60 da Lloyd Wright, figlio di Frank Lloyd Wright, la dimora è riconosciuta da HistoricPlacesLA come esempio esemplare di Mid-Century Modern. Nel 1991 affidò al nipote Eric Lloyd Wright la realizzazione della piscina e del pool house, intrecciando così la sua storia con quella di una delle dinastie architettoniche più influenti del Novecento.


Negli anni successivi Lynch ampliò il complesso con nuove acquisizioni: nel 1989 una casa adiacente in stile brutalista, nel 1995 un edificio-studio e diversi lotti di terreno. Il risultato è un microcosmo composto da sette strutture, dieci camere da letto e undici bagni distribuiti su oltre 1.000 metri quadrati: una vera factory delle idee, dove ogni spazio aveva una funzione precisa, dallo studio di montaggio con sala proiezioni e biblioteca alla guest house, fino allo studio cinematografico in cui prese forma Mulholland Drive.


Il centro resta quindi la casa principale, circa 200 metri quadrati caratterizzati da grandi superfici vetrate e lucernari che esaltano materiali naturali e geometrie rigorose. Un ambiente che riflette la stessa tensione che attraversa l’opera lynchiana: familiare e inquietante, quotidiano e allucinato.
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Oggi la proprietà viene presentata dall’agente immobiliare losangelino Marc Silver come «santuario creativo e punto di riferimento architettonico». Ma al di là del suo valore di mercato, ciò che davvero colpisce è la possibilità di osservare da vicino lo spazio che ha nutrito l’immaginazione di Lynch. Entrarci – anche solo con lo sguardo – significa penetrare in quell’universo sospeso tra sogno e incubo che ha reso il suo cinema immortale.


