“L’amore è una ricerca della verità… che aspetto ha il mondo vissuto dalla differenza e non dall’identità?” — Alain Badiou
Questa riflessione guida il lavoro di Debmalya Ray Choudhuri, artista e fotografo autodidatta nato a Kolkata nel 1991 e di base a New York. La sua pratica, tra fotografia, performance e testo, esplora identità queer, corpo e spazio attraverso esperienze personali.



Un diario visivo sull’amore e la sua precarietà
Nel 2021, Choudhuri scopre The Mausoleum of Lovers, diario di Hervé Guibert, e ne trae ispirazione per un proprio progetto: un archivio di immagini e dichiarazioni d’amore. Il lavoro alterna bianco e nero per i momenti più tesi e colore per i gesti spontanei, senza intenti sacralizzanti o dissacranti, ma con l’obiettivo di comprendere l’amore.


Tre estati fa, inizia a fotografare una coppia trans americana agli inizi della transizione. Documentando la loro intimità tra amore, dubbi e discussioni, Choudhuri esplora il rapporto tra genere e corpo. Da immigrato indiano che affronta il dolore per la perdita di un ex amante, la serie diventa per lui un’indagine sull’amore queer, spesso tabù.

Un tributo alla memoria e alla comunità queer
Col tempo, il progetto si amplia includendo amici in relazioni sia sessuali che platoniche, alcuni separati, uno deceduto. L’opera assume così una dimensione di memoria e precarietà, testimoniando la fugacità dei legami.



Choudhuri ha esposto in festival internazionali e pubblicato su Granta Magazine, British Journal of Photography e Der Greif. La sua fotografia nasce dalla necessità di prendere distanza dal caos per esplorare l’intimità, ridefinendo il rapporto tra sé e l’altro. Con The Mausoleum of Lovers, l’artista ci invita a vivere l’amore come una ricerca della verità, che si svela solo attraverso la differenza.

