Uno dei settori più colpiti dalla pandemia che stiamo vivendo e affrontando, è di sicuro quello del comparto moda. Nonostante si parli di riaperture (alcune aziende hanno ricominciato, vedi il reparto prototipi di Gucci), per adesso gran parte delle catene legate alle forniture e alla distribuzione sono ferme, immobili.
Le fashion week di tutto il mondo sono saltate o ricollocate su un calendario ancora da definire. Ma, per continuare a vivere, hanno bisogno di essere ripensate in ogni loro aspetto.
Tokyo e Shanghai, hanno già iniziato questo necessario processo di mutazione, trasformando le loro fashion week in piattaforme digitali, tutto si è spostato su un piano virtuale (sfilate, show-room, etc.).
È di un paio di giorni fa la notizia della scelta da parte del British Fashion Council di Londra che, a partire da 12 giugno e per tutto il periodo della London Fashion Week 2020, tutte le manifestazioni verranno traslate su una piattaforma digitale aperta a tutti, addetti ai lavori e appassionati, procedendo verso una democratizzazione di un evento che invece, era da sempre basato e fondato sull’esclusività.
Un cambio di rotta netto, che rispecchia un nuovo e indispensabile approccio, basato sull’inclusività e sulla condivisione reale.
“È essenziale guardare al futuro e all’opportunità di cambiare, collaborare e innovare. L’attuale pandemia ci sta portando tutti a riflettere più intensamente sulla società in cui viviamo e su come vogliamo vivere la nostra vita e costruire un’attività commerciale quando la supereremo. Creando una piattaforma culturale per la settimana della moda, stiamo adattando l’innovazione digitale alle nostre esigenze di oggi e qualcosa su cui costruire una vetrina globale per il futuro. I designer potranno condividere le loro storie, e per chi le ha, le loro collezioni, con una comunità globale più ampia”.
Queste le parole di Caroline Rush, amministratore delegato del British Fashion Council.
Il racconto, la narrazione e il contenuto saranno al centro di questa nuova struttura comunicativa ed espositiva del settore.
Interviste, podcast, showroom digitali e videoconferenze, daranno la possibilità ai designer di parlare direttamente, e nello stesso tempo, al pubblico e ai rivenditori in quello che sembra essere un nuovo inizio anche per il mondo della moda.
