Diego Labonia ci presenta la 5ª edizione di RGB Light Experience

Diego Labonia ci presenta la 5ª edizione di RGB Light Experience

Giulia Guido · 1 anno fa · Art

Nonostante le restrizioni e la situazione attuale, torna anche quest’anno l’RGB Light Experience, il festival urbano di light art, urban design e video-mapping. 

L’RGB, nato nel 2015 e arrivato alla sua 5ª edizione, è prodotto dalla società Luci Ombre e diretto da Diego Labonia, e per 4 giorni trasformerà le notti romane in uno spettacolo imperdibile. 

Attraverso 18 opere di luce site-specific, firmate da altrettanti artisti, quattro luoghi della capitale verranno illuminati e prenderanno vita dalle 18.30 fino alle 22.00, ora del coprifuoco. Lo spettacolo sarà ovviamente fruibile dai passanti, ma sarà anche trasmesso in streaming su Facebook e su YouTube

Naturare” è il tema scelto per l’edizione di quest’anno che invita il pubblico a ripensare ai luoghi, all’impatto che l’uomo ha sulla natura, invitandolo a trovare una soluzione, anche attraverso l’arte. 

Per conoscere meglio tutti i dettagli del RGB Light Experience 2020, noi di Collater.al abbiamo fatto qualche domanda proprio a Diego Labonia. Leggi l’intervista qui sotto e per scoprire gli artisti di quest’anno visita il sito ufficiale

Ciao Diego, prima di parlare di RGB Light Experience, parliamo di te. Raccontaci il tuo percorso, come ti sei avvicinato alla light art e come sei arrivato dove sei ora? 

Ciao, ho iniziato a giocare con le luci nel 1992 a un corso come tecnico e light designer nell’ambito teatrale a Treviso. Tornato a Roma ho incominciato a lavorare in un service che mi ha permesso di toccare con mano tutta la tecnologia del momento. Ho sempre lavorato con compagnie del teatro di ricerca come Corsetti-Fattore K, Accademia degli Artefatti, Punzo, Cecchi, RicciForte e molte altre compagnie sempre del teatro sperimentale. Dal 2006, con AREA06, abbiamo ideato e organizzato il festival SHORT THETRE giunto alla 15esima edizione, qui curo l’organizzazione tecnica e gli allestimenti.  Dal 2007 ho una mia società, LUCI OMBRE, che si occupa di progettazione di allestimenti scenotecnici e ne curiamo luci, video, audio e scenografie. Dal 2014 ho incominciato a scrivere progetti culturali e abbiamo realizzato RADIOLASER per il capodanno 2014 del Comune di Roma, varie serate per la Notte dei Musei e Musei in Musica. Nel 2015 ho ideato e realizzato la prima edizione di RGB Light Experience. In quegli anni incomincio a realizzare installazioni come SOTTOVUOTO, ETHER’O’, NEAR DEATH e altre. 
Se devo dire come sono arrivato fin qui, l’unica risposta che mi viene è con il lavoro condizionato sempre da un unico pensiero, guardare sempre il risvolto che non si vede, in quella sacca si trova un mondo totalmente personale che possiamo riempire come vogliamo, uno spazio libero che può essere riempito solo dalla nostra immaginazione. Come ha detto Bruno Munari: “con la logica, e quindi con la tecnologia, si può provare qualche cosa che già si pensa che ci sia, mentre con l’intuizione, con la fantasia e con la creatività, grazie anche a questa casualità che gli orientali chiamano Zen, c’è un contatto con la realtà diverso che permette di scoprire altre qualità che non portano ad un risultato pratico ma conoscitivo”.

Cinque anni fa, nel 2015, nasceva RGB Light Experience. Com’è nato questo progetto e in cosa consiste?

In tutti questi anni ho sempre riscontrato la mancanza della cultura della luce, solo nell’ultimo decennio si è incominciato a dare una vera importanza alla luce e il rapporto tra essa e l’essere umano. La prima volta che ho pensato al festival non avevo mai visto un festival di light art dal vivo, quindi mi sono basato soprattutto sulle mie necessità.

Creare un connubio solidale tra l’opera e lo spazio che la ospita, uno scambio bidirezionale che permetta la sopravvivenza a tutti e due, l’ambiente accetta l’intervento dell’artista e ne rimanda un significato amplificato, molte volte distorto e sorprendente anche per l’artista stesso, un site specific che genera arte inconsapevole e allo stesso tempo genera un codice simile alla musica.

È proprio questo codice che le persone riescono in modo molto semplice a decodificare e soprattutto a riconoscere in modo completamente inconsapevole e naturale allo stesso tempo, un po’ come appunto succede con la musica, non devo conoscere le note per apprezzarla. 

RGB Light Experience, acronimo di Roma Glocal Brightness, è la prima exhibition urbana gratuita di installazioni luminose e video installazioni di Roma.
Protagonista è la light art, una corrente dell’arte contemporanea legata alle arti visive e alle varie applicazioni della luce, grazie alla quale la città diventa un museo a cielo aperto. 

In ogni edizione, per quattro giorni, dal tramonto a notte fonda, l’esperienza offerta da RGB permette al pubblico di immergersi in angoli nascosti e non convenzionali di Roma, creando un percorso artistico dedicato alla condivisione di esperienze e all’esplorazione del patrimonio materiale e immateriale della città.

Il percorso della exhibition, lungo circa 4 chilometri (non quest’anno) si snoda lungo le vie storiche, le architetture e i paesaggi della periferia est romana, nel triangolo di terra che ha per vertici l’isola pedonale del Pigneto, l’Acquedotto Alessandrino di Parco Sangalli e piazza Malatesta.
Un luogo cosmopolita fatto di convivenza tra popoli e mescolanza di realtà diverse, dove colori, usanze e costumi si intrecciano, influenzandosi vicendevolmente, creando, in maniera inconsapevole, nuovi mondi. In questa periferia storica per eccellenza infatti, accanto a una salda matrice popolare autoctona, da molti anni si sono installate e completamente integrate molte comunità di diverse etnie. Allo stesso tempo, i quartieri di quest’area stanno subendo un vero e proprio ripopolamento da parte di giovani, famiglie e studenti, cui si aggiunge il fiorire a vista d’occhio di nuovi locali, luoghi di incontro e spazi culturali. 

In un contesto così caratterizzato, al fine di valorizzare la diversità culturale che caratterizza il territorio e contribuire allo sviluppo della capacità di convivenza e del senso di appartenenza ad una comunità aperta, capace di accogliere e integrare, RGB si propone come iniziativa che crea occasione di collaborazione tra le diverse realtà che abitano l’area. 

La scelta dei luoghi è ricaduta su quest’area, innanzitutto per ragioni di appartenenza e in secondo luogo, per la sua ricchezza archeologica, architettonica e la sua posizione strategica. Queste condizioni, unitamente al descritto valore antropologico, sociale e storico di questo territorio lo rendono il luogo adatto a ospitare una tale e multiforme esperienza artistica. 
RGB è un’esperienza innovativa dello spazio urbano; l’exhibition propone l’illuminazione artistica urbana come linguaggio alternativo che possa aprire il confronto con l’altro e coinvolgere la comunità locale e i visitatori, mostrando la città sotto una nuova luce. Le installazioni creano un forte connubio con l’ambiente: l’opera entra a far parte del quartiere e il quartiere è partecipe dell’opera, esaltandosi reciprocamente in uno scambio che tende alla simbiosi. 

RGB, seguendo un modello glocal di valorizzazione del territorio, è un’occasione di riscatto per la periferia che nell’immaginario comune è spesso sinonimo di degrado. L’exhibition permette infatti di far scoprire ed esplorare il territorio anche a cittadini e turisti che altrimenti non ne avrebbero l’opportunità, contribuendo così a contrastare i pregiudizi e la lettura distorta fornita dai media, che spesso tendono a ingigantirne il degrado, in realtà limitato ad alcune sacche, e trattando l’immigrazione esclusivamente come un problema, anziché esaltare il valore della multietnicità. L’attività di RGB contribuisce pertanto a creare una risonanza mediatica che possa influenzare positivamente l’appeal e la competitività territoriale della periferia in cui si svolge l’exhibition.

Nonostante la situazione attuale, siete riusciti a organizzare anche l’edizione di quest’anno. Cosa cambia rispetto agli anni passati?

Gli altri anni avevamo solo i problemi dettati dalla burocrazia, dall’inefficienza dell’amministrazione comunale e cercare di districarsi tra le leggi inadeguate ed eccessive. Quest’anno abbiamo avuto anche la pandemia, un virus necessario al momento storico, un campanello d’allarme, anzi una vera esplosione che spero tutti abbiano sentito! La pandemia ci ha permesso di cambiare il nostro progetto in corsa. È stato uno stimolo e non un freno, ci ha fatto pensare a nuove soluzioni e ci ha dato la possibilità di sperimentare un nuovo format. A gennaio avevo pensato al titolo della V edizione e “NATURARE”, un verbo che ho rubato dopo aver visto un documentario su Neri Oxman, si è rilevata una parola più che mai azzeccata, come possiamo con l’arte naturare un palazzo, un parcheggio, una sopraelevata o un acquedotto? 

Rispetto alle passate edizioni, non ci sarà la consueta passeggiata, ma abbiamo individuato 4 siti dove gli artisti faranno interventi di videoilluminazione, tutti gli eventi saranno ripresi e trasmessi via streaming sulla nostra pagina Facebook e su YouTube. Ovviamente tutti coloro che passeranno potranno vedere dal vivo le installazioni.

Abbiamo scelto 4 location. L’Acquedotto Alessandrino, circondato dai palazzi della speculazione e salvato dalle baracche del Borghetto omonimo che una volta abbattute hanno lasciato spazio all’attuale parco Sangalli. Un’area parcheggio tra via del Pigneto e via Pavoni che  rappresenta quello che può accadere quando si costruisce senza  nessuna progettazione urbanistica, ma semplicemente lasciando spazio al mero accostamento casuale di palazzi alti 4 volte le costruzioni che erano presenti in loco. La sopraelevata della Tangenziale Est sulla via Prenestina, una strada ad alto scorrimento progettata dall’architetto Kenzo Tange negli anni ’60, ma che fu già prevista nel 1909 dal piano regolatore. Una strada nata per unire la parte settentrionale e meridionale della città. In questo multiplo incrocio soprelevato gli artisti con le loro azioni creeranno scenari e visioni utilizzando le linee curve delle strade e i piloni che le sorreggono. Infine, il complesso denominato Rampa Prenstina che è stato costruito come magazzino per il Teatro dell’Opera e che cambiò in parte destinazione diventando una scuola a fine anni ’60 e una residenza per famiglie bisognose negli anni ’70. Al momento la parte circolare è abbandonata, sarebbe un sito perfetto per un Museo della Luce!
Questa location è andata sostituire le Torri Ligini all’EUR che avevamo scelto ma che i vigili ci hanno vietato.

“Naturare” è il titolo di questa quinta edizione. Perché è stato scelto questo tema e come è stato sviluppato?

“NATURARE” invita a pensare all’Umanità e a tutto ciò che le è proprio, non come centro della Natura, ma come parte di essa. Chiede di pensare e agire con la consapevolezza di appartenere a un luogo vivo ed essere parte di un insieme strettamente interconnesso.

L’Umanità agisce in modo invasivo, irresponsabile ed egoistico, capitalistico e anti-capitalistico, illudendosi di governare il mondo naturale e ignorando le responsabilità che ha nei confronti di esso. L’impatto dell’Umanità sulla Natura è tale da minacciare fortemente la qualità della propria esistenza e da influire radicalmente sul destino della propria e di altre specie, distruggendo interi ecosistemi.

«Come possiamo con l’arte modificare l’esistente e metterlo in armonia con la Natura?»

È necessario introdurre un cambiamento rapido e radicale; abbiamo la responsabilità di prenderci cura della Natura, questo è il pensiero che deve governare le nostre azioni!
NATURARE si può riassumere con la seguente domanda: come possiamo con l’arte modificare l’esistente e metterlo in armonia con la Natura?

Elemento principale di RGB Light Experience è ovviamente la città di Roma, e il legame che si crea tra l’opera e il luogo in cui prende vita è fondamentale. Qual è il fine ultimo di quest’arte?

Il fine, se ce ne fosse, è sempre quello di tutte le altre arti, parte da uno stimolo dell’artista, questi lo tramuta in un’opera che a sua volta viene assorbita dal pubblico. Quello che succede dopo è un forte input per tutta l’umanità, l’arte parla del bello e denuncia il brutto, ci appaga nell’estetica e ci fa riflettere sul presente anche se di solito ci parla degli imminenti futuri possibili.

Diego Labonia ci presenta la 5ª edizione di RGB Light Experience
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Cinematography – Normal People

Cinematography – Normal People

Giordana Bonanno · 3 giorni fa · Photography

Se ci fermiamo a pensare al nostro trascorso, riusciamo a scandire la nostra vita attraverso una trama? A me personalmente viene un po’ difficile, quello che ricordo vividamente è sempre accompagnato da una sensazione, da uno stato emotivo che bello o meno bello ha racchiuso un insieme di giorni o attimi. Eppure il disegno di una vita lo idealizziamo a fasce temporali con l’infanzia, l’adolescenza, età adulta “media”, età adulta “avanzata”, ecc. Ma ci serve davvero dividere gli anni in questo modo o cerchiamo solo di giustificare le età attraverso questa idea? Normal People, la serie tv diretta da Lenny Abrahamson, mi ha spinto a riflettere su alcune cose e a capire che forse non c’è niente di normale nelle persone, o forse è tutto troppo normale.

Normal People

Uscita durante l’estate del 2020, la serie è tratta dal secondo romanzo della scrittrice irlandese Sally Rooney e racconta la storia di Marianne e Connell, due giovani che frequentano lo stesso liceo. La madre di lui lavora come colf nella grande casa degli Sheridan. Connell è un atleta popolare e lo studente brillante che tutti guardano con ammirazione. Marianne è “uncool”, scontrosa e ribelle nonostante una carriera scolastica inappuntabile. Da questa premessa è come se riuscissimo ad avere già chiaro il progetto dei due ragazzi, a conoscere la loro vita e ad immaginare persino la fine. Ma sebbene tutto questo potrebbe essere vero, l’unica cosa che ci servirà sapere è che la trama è una fonte secondaria. La storia, la loro, non è guidata dagli eventi che sanciscono l’inizio e il lieto fine di qualcosa, ma dai picchi emotivi dei due personaggi che imparano a conoscere se stessi nelle difficoltà e nei momenti di sconforto. 

E se i dialoghi ci aiutano a comprenderli meglio, i loro gesti saranno il culmine in cui convergeranno tutti i pensieri; ci sembrerà di aver vissuto quelle sensazioni e avremo quasi voglia di riprovarle. 

La vicinanza fisica consente a Marianne e Connell di mostrare la vulnerabilità emotiva che altrimenti viene data loro con incredibile difficoltà. Ita O’Brien, che ha aiutato a coordinare queste scene, è l’autore di una serie di linee guida su come mettere in scena eticamente scene erotiche; è stata lei a collaborare alle riprese di un’altra serie moderna di sesso positivo “Sex Education”. Il regista Abrahamson e il coordinatore O’Brian volevano che il sesso nello show sembrasse aperto, normale e naturale, e in un certo senso uguale a qualsiasi dialogo: questo approccio cita quasi letteralmente il modo in cui Rooney stessa gestisce l’argomento nel libro. E la direttrice della fotografia Susie Lovell afferma che il riferimento principale sul set in termini di nudità e soluzioni cromatiche era una schietta serie di fotografie di Nan Goldin

Normal People

A proposito di questo c’è da sottolineare come le soluzioni visive fanno rima con uno stile di narrazione distaccato: toni azzurri anche nelle calde giornate estive, macro fotografia delicata e un approccio tattile alla scenografia: tende pesanti, velluto piacevole al tatto, maglioni di lana, biancheria da letto testurizzata, peeling sul soffitto, ciocche bagnate aderivano alla fronte. Dove lo spettacolo manca di profondità, lo compensa con un’atmosfera avvolgente. A volte è difficile credere che gli episodi durino solo mezz’ora – per una storia in cui formalmente accade poco, l’esperienza è molto intensa. 

Scene semplici ma di forte impatto visivo che ricordano il lavoro della fotografa Julien Lallouette. Classe 1991, Julien è un’art director e fotografa francese, nata a Le Havre, e con base a Londra. Oltre a lavori commerciali, Julien realizza progetti personali in cui si focalizza su una persona alla volta. La sua delicatezza sta nel lasciare spazio al soggetto,  a raccontare la storia di qualcuno attraverso le abitudini e i gesti intrappolati nelle foto. Visitando il suo sito si possono trovare diverse serie di scatti, ciascuna dedicata a una persona diversa e intitolata con il nome della protagonista. Amiche, conoscenti, ma anche modelle vengono ritratte in ambienti domestici e intimi dove hanno la libertà di mostrarsi come sono davvero.

Sally Rooney pone la domanda, e se ammettessimo l’individualismo estremo insostenibile e provassimo a trovare il significato della vita in una varietà di contatti con gli altri? Quello che cerchiamo è la possibilità di essere noi stessi, rimanendo vicino agli altri.

Lo sapevi che: Dopo la fine delle riprese, Paul Mescal ha regalato la collana a catena del suo personaggio a Daisy Edgar-Jones.

Genere: Romantico
Regista: Lenny Abrahamson
Direttore della fotografia: Suzie Lavelle
ScrittoreSally Rooney, Alice Birch, Mark O’Rowe
Cast: Paul Mascal, Daisy Edgar-Jones

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Le foto di JF Julian sono un passe partout

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Tommaso Berra · 4 giorni fa · Photography

JF Julian è il passe partout di un grande hotel, che consente di accedere dentro stanze in cui alloggiano donne sole, malinconiche e bellissime, spogliate di vestiti e rimaste distese sul letto. Con lo sguardo che punto verso nessuna destinazione, le quattro donne ritratte dal fotografo nato a Parigi sembrano vivere all’interno di un film noir, in cui emerge un abisso psicologico inesplorato.
Il realismo magico di queste fotografie crea ambientazioni quasi surreali, in cui non si capisce da dove provenga la luce e in cui gli oggetti che arredano la stanza non sono mai nel posto in cui ci si aspetterebbe di trovali. La solitudine avvolta nel buio è disturbante, dall’aridità si salva solo l’erotismo naturale dei corpi, resa attraverso pose che valorizzano angoli anatomici e le tensioni del corpo.

Dopo essere entrati nelle stanze di questa serie fotografica, potete guardare tutti i progetti di JF Julian su Instagram o sul sito web dell’artista.

Models:
Silvy
Katrina
Sofia
Ephelis

JF Julian | Collater.al
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Le foto di JF Julian sono un passe partout
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

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Giulia Guido · 1 settimana fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle.
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @laurapasini3, @valerycia, @boryskulikovskyi, @polae.jpg, @paola_francesca_barone, @vrtivstic, @laura.mangelli, @nicole_depergola, @defalcotina, @jesuis_claire.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

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Perché non sei qui stanotte?

Perché non sei qui stanotte?

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Photography

Impossibile addormentarsi, il pensiero dell’altra sera è insistente, mi prende lo stomaco con cinque dita e mi agita. Volevo solo portarlo a letto e ora sono già dipendente dalla forza con la quale mi stringeva il collo. Sento ancora il contatto tra la sua pancia calda e la mia schiena percorsa da brividi, mi manca, si, un po’ anche lui.
Ci sono state notti delle quali ho ricordi confusi, persi tra mille dettagli inutili, ma ora ho un’idea precisa di ciò che mi è stato negato in questa stanza pavimentata con un parquet e arredata con qualche pianta. Provo a riempire le mancanze, facendo ricordare al mio corpo grandezze e gesti gentili perché cercano la mia linfa vitale, arrivano fino a vedere la violenza dei miei pensieri.

Le foto di Paulina Masenina sono il racconto, illustrato e scritto, di un desiderio sessuale non soddisfatto. Un viaggio erotico e disperato di un bisogno di contatto mentale e fisico. Il letto è ancora disfatto dalla sera prima, la stanza desolante e vuota, nella testa considerazioni di una serata andata nel verso sbagliato: “How many orgasm missed?“, “I can’t breathe thinking of us not fucking in this bed“.

Scopri QUI gli altri scatti di Paulina Masenina.

Paulina Masenina | Collater.al
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