Art Emilio Isgrò cancella il mondo per farlo riaffiorare
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Emilio Isgrò cancella il mondo per farlo riaffiorare

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Giulia Guido

Banca Mediolanum ha svelato a Milano la nuova opera di Emilio Isgrò, Il Mondo di Ennio, un lavoro che nasce come omaggio alla figura di Ennio Doris ma che, soprattutto, si inserisce in modo naturale nella ricerca artistica del Maestro, da sempre impegnato a trasformare la cancellatura in una forma di rivelazione.

Fin dai suoi esordi, Isgrò ha ribaltato il senso comune della negazione: ciò che viene cancellato non scompare, ma torna a parlare in un altro modo. Anche in quest’opera, presentata a Palazzo Biandrà, la sottrazione diventa un linguaggio che apre nuovi varchi di senso. “Ho cancellato Il Mondo non per negarlo, ma per sentirne il battito”, ha raccontato l’artista, rendendo evidente ancora una volta la natura poetica e quasi respirante delle sue opere.

La superficie dell’opera, che replica lo spartito della canzone di Jimmy Fontana “Il mondo”, è animata da una costellazione di piccole api, uno dei segni iconici di Isgrò: creature minute che si muovono silenziose ma instancabili, simbolo di operosità, comunità, costruzione. Attraverso di loro, Isgrò richiama il legame profondo tra individualità e collettività, tra gesto artistico e memoria condivisa. Le api non sono una decorazione, sono significato. E significano, come nella miglior tradizione isgroiana, a partire da ciò che non viene mostrato.

Il rapporto tra arte, memoria e linguaggio, che da decenni è il fulcro della sua poetica, ritorna qui in una forma nuova. Le cancellature svelano ciò che è nascosto, le figure essenziali rimandano alla continuità e alla cura, mentre il testo, o ciò che ne resta, diventa immagine, vibrazione, risonanza. L’opera, pur creata per ricordare una figura precisa, supera il confine dell’omaggio per inserirsi nel percorso concettuale dell’artista: un cammino che guarda al senso profondo delle cose più che alla loro superficie.

Durante la presentazione stampa, Isgrò ha pronunciato una frase che racchiude perfettamente il suo approccio: “Dire che ruolo ha l’arte? Non lo sa nessuno, neanche gli artisti.” Una dichiarazione che respinge ogni lettura utilitaristica dell’arte e che ribadisce la sua natura misteriosa, imprevedibile, irriducibile a definizioni nette.

E forse sta proprio in questa incertezza la forza di Emilio Isgrò: nel concepire l’arte come un territorio in cui il senso non si dà mai una volta per tutte, ma si genera dall’incontro tra ciò che si mostra e ciò che è stato sottratto. Il Mondo di Ennio non è un’opera commemorativa, ma una nuova meditazione sulla memoria, sulla trasformazione e su quel battito che continua a vibrare anche quando il mondo sembra non esserci più.

Emilio Isgrò
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Scritto da Giulia Guido

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