Il lavoro della designer Emma Cogné si muove in una zona ibrida tra design, tessile e architettura, dove gli oggetti smettono di essere semplici funzioni e diventano strumenti per ridefinire lo spazio e le relazioni che lo attraversano.
In questo contesto si inserisce Friendship stool n°1, una delle sue esplorazioni che più ci ha colpiti: una seduta realizzata assemblando frammenti di moquette industriale dismessa. Materiali standardizzati, progettati per essere replicati all’infinito negli ambienti di lavoro, vengono recuperati e ricomposti in un oggetto unico, dove ogni pezzo mantiene segni, texture e colori del suo passato. Il risultato non è tanto uno sgabello quanto una struttura relazionale, in cui la logica modulare si trasforma in gesto collettivo.


Questa attenzione per la materia e le sue contraddizioni ritorna in Radio moquette, un progetto ongoing che indaga la vita residua delle carpet tiles, oggetti sospesi tra spazio lavorativo e domestico. Pensate negli anni ’70 come simbolo di un futuro modernista, queste superfici oggi sopravvivono come reliquie di un mercato “maturo”, difficili persino da smaltire. Cogné le taglia, le lava, le perfora e le riconfigura, esplorandone l’impertinenza, la resilienza e una forma di bellezza quasi povera, dove il valore sta proprio nella resistenza alla distruzione.
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Più in generale, la sua pratica — presentata anche durante la Milan Design Week dell’anno scorso — costruisce un dialogo continuo tra artigianato e approccio concettuale. Attraverso quello che definisce Système T, Cogné lavora il tessile come un linguaggio espanso, capace di connettere tecniche antiche e residui industriali. Ne nascono superfici ritmiche, installazioni e arredi che funzionano come veri e propri playground, dove pattern, materia e spazio si intrecciano per riflettere dinamiche umane e interconnessioni culturali.



Che si tratti di moquette dismesse o di strutture tessili più complesse, Cogné riduce sempre l’oggetto alla sua essenza per poi ricostruirlo come sistema aperto. Il suo lavoro si concentra così su processi di resistenza, riorganizzazione e trasformazione, immaginando nuove possibilità per materiali e spazi in crisi.



