Il secondo ospite di Esposiziometro è la giovane fotografa Giulia Papetti

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Giulia Papetti sarà il secondo artista a far parte di Esposiziometro e il 28 aprile il suoi scatti saranno esposti all’Eppol Milano.

WHEN: 28 APR, 16:30-21:30
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23 Aprile 2019

Esposiziometro, il progetto nato dalla collaborazione tra Collater.al e Alessio Pomioli continua ed è pronto a presentare il suo secondo artista.

Dal 28 aprile presso l’Eppol Milano saranno esposti alcuni scatti della giovane fotografa Giulia Papetti

Classe 1996, Giulia è originaria delle Marche, ma all’età di 19 anni si è trasferita a Milano per studiare presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera, specializzandosi in grafica e fotografia. Attraverso la lente della sua macchina fotografica, Giulia analizza la società contemporanea sempre più legata al consumismo, al capitalismo e al turismo e dipendente dalla rivoluzione digitale, che non tutti sono ancora riusciti ad accettare. 

Per scoprire qualcosa in più su di lei e sul suo lavoro le abbiamo fatto qualche domanda. 

Raccontaci un po’ di te, della tua storia, del tuo background e cosa ti ha portato a dedicarti alla fotografia. 

Sono nata e cresciuta nei pressi di Porto San Giorgio, un paese sulla costa Adriatica, nelle Marche. I valori e il paesaggio di questo luogo sono veramente particolari. È al contempo un posto molto bello, ma anche decadente, una di quelle tipiche realtà italiane di provincia, dove tutto sembra fermo ad almeno vent’anni fa (e non esagero). Questo contesto è stato una parte fondamentale per la mia formazione, sento di dovergli molto, anche se in tutti i modi ho tentato di distaccarmene. Qui si è sviluppato il mio interesse per l’arte, un interesse che poi è diventata un esigenza, che mi ha portato a trasferirmi a Milano per frequentare l’Accademia di Brera, dove quest’anno mi sono diplomata in Grafica. La fotografia è stata un mezzo che ho sempre usato per documentare la realtà che vedo tutti i giorni, come una sorta di visual diary. Il mio approccio è molto diretto, quasi documentaristico, e al contempo velatamente ironico e critico. Anche i mezzi che utilizzo, ossia lo smartphone o piccole macchine compatte, con la loro immediatezza mi permettono una relazione diretta con la realtà e con i soggetti.

Sei nata vicino a Porto san Giorgio, nelle Marche, e ti sei trasferita a Milano per studiare. Questi due luoghi cosi diversi in che modo incidono sulla tua produzione e sulla scelta dei tuoi soggetti? 

L’ambiente di provincia, con i suoi valori latenti e le sue concezioni ataviche, e la realtà urbana super seducente di una città come Milano, fanno parte della mia cultura visiva e sono estremamente legata ad entrambe. Sono dei bombardamenti di stimoli che si sommano poi in una ricerca indirizzata verso una documentazione dello stile di vita contemporaneo, del mondo del consumismo e del turismo. I protagonisti dello fotografie sono i personaggi di questo mondo, coloro che ne rimangono travolti.

In un mondo in cui tutti hanno la possibilità di condividere le loro fotografie come è possibile distinguersi?

Nell’oceano di immagini in cui navighiamo dentro e fuori internet chiunque vuole emergere, proprio perché a tutti viene data la possibilità di distinguersi. Non volersi a tutti i costi distinguere è un modo per distinguersi e non estinguersi. Un sacco di specie del mondo animale usano questa tattica. I camaleonti ad esempio. Si confondono, si mimetizzano, è proprio così che riescono a sopravvivere.

Il 28 aprile sarai in mostra per Esposiziometro, cosa troveranno gli spettatori che passeranno all’Eppol Milano?

Troveranno alcuni volti tragicomici che ci circondano nella giungla di Milano.

giulia papetti esposiziometro | Collater.al
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