Game of Thrones 8: l’analisi completa del secondo episodio “A Knight of the Seven Kingdoms”

Game of Thrones 8: l’analisi completa del secondo episodio “A Knight of the Seven Kingdoms”

Giulia Guido · 9 mesi fa · Art

So che avete ancora i fazzoletti in mano e che anche voi state pensando che dopo tutti questi abbracci e questi momenti collettivi dalla prossima puntata dovremmo dire addio ad alcuni dei nostri eroi preferiti, ma per ora iniziamo a guardare più attentamente il secondo episodio, intitolato “A Knight of the Seven Kingdoms”, dell’ottava stagione di Game of Thrones.

Innanzi tutto bisogna notare che è la prima volta che siamo davanti a un episodio interamente ambientato in un luogo solo, a Grande Inverno, il che ci dà un senso di protezione, di casa. Ma andiamo avanti…

La sigla

Ormai, dopo sette stagioni abbiamo capito che la sigla è di fondamentale importanza. In questo secondo episodio notiamo solo due piccole differenze rispetto al primo. Innanzitutto, Last Hearth, il castello di Casa Umber in cui, nella scorsa puntata, abbiamo ritrovato Tormund e Beric, lo vediamo circondato da piastrelle color ghiaccio, segno che gli Estranei sono arrivati fin lì. 

Poi, spostandosi verso Grande Inverno, vediamo la roccaforte degli Stark pronta per la battaglia, con tanto di trincee che circondano tutto il Castello. 

game of thrones 8 a night of the seven kingdoms | Collater.al 3
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Jaime e Brienne 

Veri protagonisti di questa puntata sono proprio Jaime Lannister e Brienne di Tarth e sono tre le scene fondamentali che dobbiamo analizzare più accuratamente. 

La prima è quella iniziale con cui si apre la puntata, Jaime è davanti a Daenerys, Jon, Sansa e tutti glia altri ed è chiamato a spiegare la sua decisione di abbandonare Cersei e unirsi alla causa di Grande Inverno. Il personaggio è forse uno dei pochi che ha avuto un drastico cambiamento rispetto all’inizio della serie. Ve lo ricordate quando arrivò per la prima volta nel Castello degli Stark?! Ora vediamo un Jaime profondamente pentito e la sua unica risposta alla madre dei draghi, ovvero “Perché questa volta va oltre la lealtà. Si tratta di sopravvivenza.” ricorda le parole che Brienne gli disse a Dragonpit “Oh, al diavolo la lealtà. Questo va oltre le casate, l’onoro e i giuramenti”. 

Nonostante ciò, Daenerys non sembra ancora convinta, ma per fortuna a schierarsi con lo sterminatore di Re è proprio Brienne, che riesce a persuadere Sansa. 

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Il pentimento di Jaime arriva a tal punto da chiedere umilmente perdono anche a Bran, altro personaggio che è completamente distante dal piccolo bambino della prima stagione.

La seconda scena importante è quando, fuori dalle mura, Jaime e Brienne parlano e ognuno ha in mano la propria spada. Ricordiamo quindi che le due spade furono forgiate fondendo Ghiaccio, ovvero quella di acciaio di Valyria di Ned Stark, quando gli venne prelevata dopo essere stato arrestato ad Approdo del Re. 

Le due spade, volute da Tywin Lannister vennero date in dono una a Jaime, che poi a sua volta la diede a Brienne, e l’altra a Re Joffrey che, dopo la sua morte, venne presa proprio dallo sterminatore di Re. 

Così, con Jaime e Brienne insieme a Grande Inverno, è come se Ghiaccio fosse tornata a casa. 

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La terza e, forse più importante, è quella da cui prende il nome il titolo dell’episodio, ovvero quella della nomina a cavaliere di Brienne da parte di Jaime. 

Questa scena fa riferimento a un altro libro di George R.R. Martin “Tales of Dunk and Egg” in cui il protagonista è Ser Duncan l’Alto, racchiuso in un volume con altre tre novelle intitolato, per l’appunto A Knight of the Seven Kingdoms. Lo stesso scrittore ha confermato che Ser Duncun è un antenato della stessa Brienne che, con questa cerimonia che è riuscita a farci venire la pelle d’oca, è finalmente diventata a tutti gli effetto un cavaliere. 

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Arya e Gendry

Arriva poi uno dei momenti più attesi e che ha diviso maggiormente il pubblico. 

La storia tra la piccola di casa Stark e Gendry ha finalmente un punto culminate. È proprio questa scena d’amore che ha diviso i fan, tra chi non vedeva l’ora e chi, invece, continua a pensare che il personaggio di Arya non avesse bisogno di un uomo, che non doveva abbandonarsi così ai sentimenti. 

Questa loro relazione ci fa subito pensare a una delle scene su cui si basa l’intera serie, ovvero quella della puntata pilota in cui Ned e Robert, nella cripta, parlano e il Re ricorda al suo amico Stark che lui hanno un figlio e una figlia da unire. All’epoca il riferimento era palese a Joffrey e Sansa, oggi tutti noi pensiamo che possano essere Gendry e Arya. 

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Riferimenti

Come nella prima puntata, anche in questa continuano i riferimenti. 

Il primo riguarda Tyrion che ripropone esattamente la stessa frase detta nella prima stagione “I always pictured myself dying in my bed, at the age of 80 with a belly full of wine and girl’s mouth around my cock”. A rimarcare il fatto che è una frase già sentita vediamo Jaime finirla al suo posto. 

Un altro palese riferimento è la piccola bambina che si presenta davanti a Ser Davos e Gilly a chiedere del cibo e che sembra essere pronta per la battaglia. La piccola ha una cicatrice che copre metà del volto e non può non ricordarci la principessa Shireen Baratheon. 

Non è un caso che in questa scena ci siano proprio Ser Davos e Gilly. Fu proprio la figlia di Stannis a insegnare ai due a leggere. 

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Jenny’s Song

Uno dei momenti più toccanti è quando Podrick, davanti al fuoco in compagnia di Jaime, Tyrion, Ser Davos, Tormund e Brienne, intona le note di una canzone che sembra arrivare in tutte le stanze di Grande Inverno. 

La canzone, reintitolata Jenny of Oldstone, non è la prima volta che compare nella serie e noi vi mettiamo qui il testo completo della versione di Podrick: 

“High in the halls of the kings who are gone
The ones she had lost and the ones she had found
And the ones who had loved her the most
The ones who’d been gone for so very long
She couldn’t remember their names
“They spun her around on the damp old stones
Spun away all her sorrow and pain
And she never wanted to leave
Never wanted to leave (x5)”

Durante i titoli di coda poi, Jenny Of Oldstone torna nella versione cantata da Florence and the Machine

Per il resto la puntata è una collezione di momenti collettivi, come se ci preparassero a dare l’addio finale ai personaggi. Dopo aver discusso i piani di guerra ognuno si prepara a suo modo, con le persone care al proprio fianco.

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La puntata si chiude con l’arrivo dell’Esercito dei Morti a Grande Inverno che interrompe Jon e daenerys proprio nel momento in cui lui le rivela la sua vera identità.

Non ci resta che aspettare.

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Il tunnel di glicine nella città giapponese di Kitakyushu

Il tunnel di glicine nella città giapponese di Kitakyushu

Claudia Fuggetti · 9 mesi fa · Art

Il tunnel di glicine più grande del mondo si trova all’interno dei Kawachi Fuji Gardens di Kitakyushu in Giappone e ha conquistato il web. Si tratta di oltre 150 piante di Wisteria, questo il nome scientifico del glicine, che regalano sensazioni, pace ed armonia a tutti coloro che si ritrovano a passeggiarci vicino.

Le gradazioni di colore differenti, sono date dalla grande varierà di specie di glicine presenti all’interno dei giardini: si tratta di oltre 20 tipi di fiori, tutti diversi tra loro.

Tra le curiosità più interessanti su questo fiore troviamo quella che riguarda le religione buddista: il glicine rappresenta sia la preghiera e la meditazione, che la caducità della vita. Ricordiamo anche che il colore viola venne associato da Kandinskij alla dimensione spirituale.

Il Giappone è pieno di questi fiori meravigliosi, che hanno avito recentemente un boom anche su Instagram e, più i generale, sul web.

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Rorschach, l’irriverente installazione di CJ Hendry

Rorschach, l’irriverente installazione di CJ Hendry

Claudia Fuggetti · 9 mesi fa · Art

Rorschach è il nome della nuova opera firmata dall’artista australiano CJ Hendry che da molti è stata paragonata, sia per l’atmosfera, che per la tipologia di allestimento a “un reparto psichiatrico che imita il paese delle meraviglie”.

In effetti, delle enormi pareti gonfiabili ricordano molto i giochi presenti nei luna park, mentre l’etimologia del nome Rorschach la ritroviamo nel test psicologico che classifica i pazienti attraverso la loro percezione di macchie d’inchiostro e ne analizza i tratti salienti della personalità.

L’opera è stata esposta in mostra presso un magazzino di 279 metri quadrati a Dumbo, un quartiere di New York City: il particolare allestimento suggerisce l’immaginario degli interni di un ospedale psichiatrico. Lo spazio del magazzino è stato allestito con pavimenti e pareti bianche morbide, che ricordano molto le pareti imbottite delle stanze di degenza dei manicomi.

All’interno del labirinto gonfiabile, i visitatori si ritrovano di fronte alla rivisitazione di Hendry del Rorschach, confrontandosi con una serie di disegni a colori iperreali detti anche “squish paintings”.

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Mohamed L’Ghacham, le foto di famiglia diventano murales

Mohamed L’Ghacham, le foto di famiglia diventano murales

Claudia Fuggetti · 9 mesi fa · Art

Mohamed L’Ghacham è un artista marocchino di Barcellona che dipinge grandi murales basati su scene tratte da foto di famiglia vintage. Utilizzando molto spesso quelli che vengono annoverati tra gli “incidenti fotografici”, l’artista dipinge scene salienti tipiche della vita familiare.

Ecco che i momenti personali e apparentemente non importanti acquistano un nuovo significato e diventano emotivamente risonanti per gli spettatori, nonostante non abbiano mai incontrato le famiglie ritratte. I colori tenui nei murales di Mohamed riprendono le tonalità retrò dei filtri delle pellicole fotografiche.

Non è difficile identificare una di queste scene con quelle vissute insieme alla propria famiglia: il vissuto individuale, diventa quindi una storia collettiva, che ci rende una vera e propria comunità.

Scopri di più nel video qui sotto e dai un’occhiata alla nostra gallery:

Mohamed L’Ghacham, le foto di famiglia diventano murales | Collater.al
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Mohamed L’Ghacham, le foto di famiglia diventano murales
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Le sculture senza tempo di Carla Cascales Alimbau

Le sculture senza tempo di Carla Cascales Alimbau

Claudia Fuggetti · 9 mesi fa · Art

Carla Cascales Alimbau è un’artista di Barcellona che ha fatto dell’irregolarità il pregio principale della sua forma d’arte prediletta: la scultura. Caratterizzate da una palette di tonalità neutre, da materiali come la pietra macael, il legno e il vetro, Carla manipola le forme dei suoi oggetti per creare interni minimali e senza tempo.

Tulip Noire e Tulip Crème, sono i nomi di due opere composte da lastre circolari di marmo nero fracassato e color crema e riprendono approcci di lavoro tipici dell’arte giapponese di Kintsugi, come: lavorare con materiali rotti, frantumati o irregolari e valorizzare i segni di usura.

Seda, è invece il nome della serie limitata di oggetti in vetro modellato dalle forme contorte:

“Glass is a material in which hardness and fragility coexist in balance; during the molding of the piece it broke and repaired itself, creating a scar of glass that becomes a beauty trait”.

La propensione di Carla nel vedere la bellezza nell’usurato esalta l’autenticità al di sopra della perfezione.

Le sculture senza tempo di Carla Cascales Alimbau | Collater.al
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