Art Esther Stocker trasforma un sottopasso a Trento
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Esther Stocker trasforma un sottopasso a Trento

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Collater.al Contributors

Se a Trento, al posto di un’opera dell’artista Esther Stocker, fossero comparsi volti iperrealistici o banalissimi slogan, non si parlerebbe del sottopasso in questione. Invece il Comune della città trentina, per il sottopassaggio di via Canestrini, ha scelto una strada meno accomodante, affidando l’opera a Stocker. Bianco e nero, linee irregolari e una percezione instabile e quasi ipnotica sostituiscono un’idea di intervento pubblico facile da digerire, trasformando un luogo di passaggio in un’esperienza. Non tutti sono contenti di questa operazione e noi vogliamo approfondire la questione.

In questo caso non conta tanto cosa si guarda, ma come lo si attraversa. Il sottopasso, che collega il centro con l’area ex SIT, diventa un dispositivo visivo che richiama attenzione. L’intervento nasce in dialogo con il Mart e Galleria Civica di Trento ed è parte della mostra Caos calmo, la mostra di Stocker appena conclusasi, estendendone il discorso curatoriale fuori dallo spazio espositivo.

Il lavoro di Stocker segue una logica estremamente riconoscibile: sistemi geometrici che sembrano ordinati ma si incrinano e griglie che disorientano. Inserito in uno spazio funzionale, questo linguaggio produce mette in crisi lo spazio urbano, e non sorprende che la reazione pubblica non sia stata unanime nell’apprezzamento. Il dibattito si è concentrato su costi, legittimità e sulla scelta di coprire interventi precedenti, segnando un cambio netto rispetto a una tradizione più illustrativa e narrativa dell’arte urbana.

A rendere il tutto ancora più significativo è il fatto che il sottopasso non venga “musealizzato”, ma resti esposto all’uso quotidiano, alle tracce, alle interferenze. Le scritte comparse subito dopo la riapertura (poi rimosse) mostrano quanto lo spazio pubblico resti un campo di negoziazione continua, dove l’opera non è mai definitiva ma costantemente messa alla prova dal passaggio, dal gesto, dal desiderio di intervenire.

Resta però una questione più interessante: cosa chiediamo oggi allo spazio pubblico? Intrattenimento visivo forte di un gusto in grado di piacere a tutti, o un intervento capace di farci soffermare sullo spazio che stiamo attraversando? Il Comune di Trento ha intrapreso la seconda via indirizzando i cittadini verso una riflessione ben precisa. E noi non vediamo l’ora di vedere altri interventi di questo genere.

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Scritto da Collater.al Contributors

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